La morte di Samuele Conti a Povegliano. Oggi il suo funerale.

La morte di Samuele Conti a Povegliano. Oggi il suo funerale.

 

Oggi pomeriggio tutto il paese di Povegliano, alle porte di Verona, commemorerà il nostro amico, Samuele Conti, morto tragicamente in un incidente di pattinaggio. I suoi organi sono stati donati a coloro che ne hanno terribilmente bisogno e che li accoglieranno dentro di sé,  come manna caduta dal cielo, benedicendo il suo nome e la sua memoria. Le lancette del suo orologio si sono fermate sui 22 anni, anche se  il suo futuro pareva come un’autostrada che corre a perdita d’occhio nel deserto, illuminata dal sole.

Samuele era brillante a scuola, disponibile con tutti e sempre sorridente. L’intera umanità perde molto, perdendo lui. Perché avrebbe contribuito moltissimo anche al nostro futuro, che sempre più ci pare infelice e insensato.  Lo avevo conosciuto qualche mese fa, a una presentazione tenuta a San Rocco di Quinzano, assieme a suo padre, Giancarlo e alla sua compagna, Lidia. La madre di Samuele era morta otto anni fa. Ci dicevano che sarebbe partito per qualche mese di studio a Shanghai, in Cina.  Ma ora è libero, in cielo, in Paradiso, pur restando fra di noi, per preparare anche la nostra strada.

 

 

 

Maddalena Morgante, candidata per FDI alle comunali di Verona, scende in campo contro le follie gender nelle scuole.

Maddalena Morgante, candidata per FDI alle comunali di Verona, scende in campo contro le follie gender nelle scuole.

«Non sono ammissibili ‘carriere alias’ nelle scuole italiane. Non si può permettere che un ragazzo o una ragazza possano trovare nella scuola, non un aiuto per risolvere le incertezze legate all’adolescenza ma, invece, uno strumento di promozione della teoria del gender con l’introduzione delle famigerate teorie del gender fluid.

“La scuola del ministro Bianchi è falsamente ‘dalla parte dei ragazzi’: mentre in realtà è uno strumento che spinge alla confusione sessuale, togliendo e non aggiungendo, identità e forza ai nostri giovani». Maddalena Morgante, responsabile del Dipartimento Valori non negoziabili di Fratelli d’Italia in Veneto, attacca frontalmente Patrizio Bianchi e la sua circolare per un ‘linguaggio inclusivo’ e la celebrazione della giornata contro omofobia, bifobia e transfobia.

«Non si sta infatti fermando l’offensiva dell’ideologia gender – da par sua rimarca Isabella Rauti, senatrice e responsabile del Dipartimento Pari Opportunità, famiglia e valori non negoziabili di FDI – che punta alla scissione dell’identità sessuale per favorire la teoria gender fluid e del genere percepito. Chiediamo con forza che le circolari dei ministeri dell’Istruzione, della Pubblica amministrazione e degli Interni, impediscano alle scuole italiane, agli uffici pubblici e alle amministrazioni locali, di utilizzare asterischi, neutri e schwa».

Maddalena Morgante conclude, dicendo che: «Dopo il caso del Liceo classico Maffei di Verona (il più antico d’Italia) altre scuole in Italia stanno portando avanti iniziative che minano la consapevolezza di sé e l’autostima dei giovani. Dopo aver ‘impoverito’ la formazione dei ragazzi, abbassando molto i livelli qualitativi durante e post la pandemia, ora la scuola pubblica sta imboccando un’ulteriore e pericolosa deriva, senza neppure riflettere sulle conseguenze a medio termine dei queste scellerate scelte. Ma noi non ci piegheremo mai, noi non ci rassegneremo mai! Lotteremo duramente per la dignità e la salute dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze!”.

 

 

Massimo Fini e Alessandro Orsini hanno un solo torto, dicono la verità

Massimo Fini e Alessandro Orsini hanno un solo torto, dicono la verità

MUSSOLINI A SALO’

Dire la verità a un gruppo di bugiardi ti può mettere nei guai. Per questo motivo sia Alessandro Orsini che Massimo Fini stanno rischiando l’osso del collo.

L’affermazione di Orsini che Hitler non voleva lo scoppio della II guerra mondiale, è condivisa da tutti i maggiori storici del mondo, e neppure c’è bisogno di una confutazione, dato che è palesemente vera. Hitler fu un ideologo, non un politico e mirava alla riunificazione del popolo germanico e in secundis alla distruzione dell’URSS e del comunismo. Essendo un ideologo sbagliò i suoi conti e non capì bene la situazione politica in cui versava, dopo che permise la firma del Patto Ribbentrop-Molotov. Esiste la testimonianza, pubblicata qualche anno fa dal Corriere della Sera, data dal sottufficiale che portò a Hitler il fonogramma con la dichiarazione di guerra di Gran Bretagna e Francia. Stava seduto nella Cancelleria con von Ribbentrop. Raccontò che Hitler sbiancò in viso e dopo qualche secondo di silenzio fissò il suo ministro degli esteri e gli chiese: “E ora, che facciamo?”.

Quella di Orsini è una affermazione che va bene fin quando resta nei testi storici, ma diventa pericolosa quando viene diffusa nei talk show televisivi, perché il processo di Norimberga e di Tokyo furono imbastiti proprio sul fatto che esisteva un preciso piano per provocare lo scoppio della II Guerra Mondiale (lo sterminio ebraico divenne un rafforzamento del processo solo durante il processo, perché gli Alleati poco o nulla fecero per fermarlo, prima e durante la guerra). Non avrebbero potuto processare generali e uomini di Stato che si erano trovati in guerra per errori tattici, ma avevano bisogno della premeditazione per poterli impiccare.

Per quanto riguarda l’affermazione di Massimo Fini che, tutto sommato, i tedeschi non si comportarono male con l’ex alleato italiano che li aveva traditi, essa risulta altrettanto vera. Nel senso che avrebbero potuto fare cento o mille volte peggio, e che ne fossero capaci nessuno può dubitarne.

Allora, perché non esagerarono con le fucilazioni e le deportazioni dei civili? La risposta è facile. Per via dell’influenza che esercitava Benito Mussolini su Hitler e per la provvidenziale creazione della RSI, che agì come un cuscinetto fra tedeschi e italiani.

Dunque, era prevedibile l’alzata di scudi contro Fini da parte della sinistra italiana perché questo fatto, assai evidente, va contro tutta la vulgata resistenziale.

“Non credevamo che un giorno ci saremmo trovati a leggere un’assurdità così grande e vergognosa, di tipico stampo negazionista, su un quotidiano italiano, a firma di un giornalista di lunga esperienza come Massimo Fini”. Lo hanno scritto Caterina Biti, Laura Cantini, Rosa Maria Di Giorgi, Luca Lotti e Dario Parrini, tutti esponenti del PD.

“Fini, sul Fatto Quotidiano scrive quanto segue: Gli occupanti in Italia non erano i tedeschi, ma gli Alleati. E l’esercito tedesco, a parte alcune azioni efferate, Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema in testa, in Italia si comportò con correttezza. Come si può arrivare a tanto per di più a pochi giorni dalla ricorrenza 25 Aprile? Siamo indignati come cittadini italiani e come toscani”.

“È noto – proseguono – che solo in Toscana le stragi nazifasciste del 1944 imposero in pochi mesi un tributo di sangue impressionante coinvolgendo più di 80 comuni della Regione e provocando l’uccisione di quasi 5 mila civili. Ci furono i terribili e vasti eccidi non solo di Sant’Anna ma di Civitella, di Cavriglia, del Padule di Fucecchio, di Vinca. E tante altre stragi in decine di città e paesi. Per non dire delle deportazioni nei campi di sterminio, altra pagina funesta e raccapricciante. In questo consisté la “correttezza” dei tedeschi sempre spalleggiati dai repubblichini”.

“Non possiamo sorvolare sulle affermazioni di Fini – concludono i parlamentari Pd – perché rappresentano un’offesa alla memoria di migliaia di vittime innocenti e a tutte le istituzioni e associazioni che con grande passione civile ne tengono vivo il ricordo e il sacrificio”.

Il punto è che Massimo Fini non ha mai detto che si comportarono bene ma che, come affermò Hitler subito dopo l’8 settembre 1943: l’Italia rimpiangerà il fato della Polonia. Questo fu il piano iniziale di Hitler, che poi “addolcì”.

 

Perché votare 5 sì ai referendum sulla giustizia. Il silenzio della stampa dimostra quanto siano importanti

Referendum giustizia: elezione del Consiglio superiore della magistratura

IL QUESITO «Volete voi che sia abrogata la Legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 25, comma 3, limitatamente alle parole “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’articolo 23, né possono candidarsi a loro volta”?».

SPIEGAZIONE Il Consiglio superiore della magistratura (CSM) è organo di amministrazione della giurisdizione e di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati ordinari. Ha rilevanza costituzionale in quanto espressamente previsto dalla Costituzione, che ne delinea la composizione (art. 104) e i compiti (art. 105, 106 e 107).

È composto da:

– il Presidente della Repubblica, che ne è membro di diritto, in ragione della funzione svolta, e lo presiede;

– il Primo Presidente della Corte di Cassazione, che ne è membro di diritto, in ragione della funzione svolta;

– il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, che ne è membro di diritto, in ragione della funzione svolta.

Gli altri componenti, il cui numero è stato fissato in ventiquattro dalla legge n. 44 del 2002, sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune. La carica elettiva ha la durata di quattro anni, con divieto di immediata rieleggibilità. Dei sedici componenti eletti dai magistrati (cc.dd. componenti togati), due sono scelti tra coloro che svolgono funzioni di legittimità presso la Corte di Cassazione, dieci tra i giudici di merito (presso le Corti di Appello o i Tribunali), quattro tra i pubblici ministeri (che operano nelle Procure Generali presso le Corti di Appello o le Procure della Repubblica presso i Tribunali). Gli otto componenti eletti dal Parlamento (cc.dd. componenti laici) sono scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni.

Un magistrato che voglia candidarsi a far parte del CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme di magistrati a sostegno della propria candidatura. Se vincesse il “sì” decadrebbe questa previsione.

IL QUESITO «Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 (Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera c) della legge 25 luglio 2005 n. 150), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 8, comma 1, limitatamente alle parole “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 7, comma 1, lettere a)”; art. 16, comma 1, limitatamente alle parole: “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a), d) ed e)”?».

SPIEGAZIONE La valutazione professionale dei magistrati è una competenza che la Costituzione assegna all’organo di autogoverno, che decide anche sulla base dei pareri formulati dal Consiglio Direttivo della Cassazione e dai Consigli giudiziari. Il Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione è un organismo formato sulla falsariga del Consiglio Superiore della magistratura. È composto da membri di diritto (il primo Presidente, il Procuratore Generale ed il Presidente del Consiglio nazionale forense), da 8 magistrati eletti dai loro colleghi, nonché da 2 professori universitari e da un avvocato (membri laici). I consigli giudiziari sono organismi territoriali anch’essi formati sulla falsariga del consiglio superiore della magistratura. Essi sono composti da membri di diritto (il presidente della Corte d’appello, il procuratore generale e il presidente dell’ordine degli avvocati), da magistrati eletti dai loro colleghi e da membri laici, avvocati e un professore universitario, nominati con metodi vari e da un componente eletto dai Giudici di Pace. I Consigli formulano pareri su questioni che riguardano l’organizzazione e il funzionamento degli Uffici giudiziari, esercitano la vigilanza sulla condotta dei magistrati in servizio e formulano le pagelle relative all’avanzamento in carriera dei magistrati. Su queste ultime due competenze hanno voce solo i componenti togati.

Se vincesse il “sì” i membri “laici” parteciperebbero a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari.

Referendum giustizia: separazione delle “funzioni” dei magistrati
IL QUESITO «Volete voi che siano abrogati: l’“Ordinamento giudiziario” approvato con Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12, risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 192, comma 6, limitatamente alle parole: “, salvo che per tale passaggio esista il parere favorevole del consiglio superiore della magistratura”; la Legge 4 gennaio 1963, n. 1 (Disposizioni per l’aumento degli organici della Magistratura e per le promozioni), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 18, comma 3: “La Commissione di scrutinio dichiara, per ciascun magistrato scrutinato, se è idoneo a funzioni direttive, se è idoneo alle funzioni giudicanti o alle requirenti o ad entrambe, ovvero alle une a preferenza delle altre”; il Decreto Legislativo 30 gennaio 2006, n. 26 (Istituzione della Scuola superiore della magistratura, nonché’ disposizioni in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari, aggiornamento professionale e formazione dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 25 luglio 2005, n. 150), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 23, comma 1, limitatamente alle parole: “nonché’ per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa”; il Decreto Legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (Nuova disciplina dell’accesso in magistratura, nonché’ in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 11, comma 2, limitatamente alle parole: “riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti”; art. 13, riguardo alla rubrica del medesimo, limitatamente alle parole: “e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa”; art. 13, comma 1, limitatamente alle parole: “il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti,”; art. 13, comma 3: “3. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito all’interno dello stesso distretto, né all’interno di altri distretti della stessa regione, né con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall’interessato, per non più di quattro volte nell’arco dell’intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del presidente della corte di appello o del procuratore generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell’ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla base dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità. Per il passaggio dalle funzioni giudicanti di legittimità alle funzioni requirenti di legittimità, e viceversa, le disposizioni del secondo e terzo periodo si applicano sostituendo al consiglio giudiziario il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché’ sostituendo al presidente della corte d’appello e al procuratore generale presso la medesima, rispettivamente, il primo presidente della Corte di cassazione e il procuratore generale presso la medesima.”; art. 13, comma 4: “4. Ferme restando tutte le procedure previste dal comma 3, il solo divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, all’interno dello stesso distretto, all’interno di altri distretti della stessa regione e con riferimento al capoluogo del distretto di corte d’appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni, non si applica nel caso in cui il magistrato che chiede il passaggio a funzioni requirenti abbia svolto negli ultimi cinque anni funzioni esclusivamente civili o del lavoro ovvero nel caso in cui il magistrato chieda il passaggio da funzioni requirenti a funzioni giudicanti civili o del lavoro in un ufficio giudiziario diviso in sezioni, ove vi siano posti vacanti, in una sezione che tratti esclusivamente affari civili o del lavoro. Nel primo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura civile o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. Nel secondo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura penale o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. In tutti i predetti casi il tramutamento di funzioni può realizzarsi soltanto in un diverso circondario ed in una diversa provincia rispetto a quelli di provenienza. Il tramutamento di secondo grado può avvenire soltanto in un diverso distretto rispetto a quello di provenienza. La destinazione alle funzioni giudicanti civili o del lavoro del magistrato che abbia esercitato funzioni requirenti deve essere espressamente indicata nella vacanza pubblicata dal Consiglio superiore della magistratura e nel relativo provvedimento di trasferimento.”; art. 13, comma 5: “5. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, l’anzianità di servizio è valutata unitamente alle attitudini specifiche desunte dalle valutazioni di professionalità periodiche.”; art. 13, comma 6: “6. Le limitazioni di cui al comma 3 non operano per il conferimento delle funzioni di legittimità di cui all’articolo 10, commi 15 e 16, nonché, limitatamente a quelle relative alla sede di destinazione, anche per le funzioni di legittimità di cui ai commi 6 e 14 dello stesso articolo 10, che comportino il mutamento da giudicante a requirente e viceversa.”; il Decreto-Legge 29 dicembre 2009 n. 193, convertito con modificazioni nella legge 22 febbraio 2010, n. 24 (Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “Il trasferimento d’ufficio dei magistrati di cui al primo periodo del presente comma può essere disposto anche in deroga al divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti e viceversa, previsto dall’articolo 13, commi 3 e 4, del Decreto Legislativo 5 aprile 2006, n. 160.”?».

SPIEGAZIONE Attualmente i magistrati possono passare nel corso della loro vita professionale dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa, ma con delle forti limitazioni e non più di quattro volte nell’intera carriera. Se vincesse il “sì” decadrebbe questa previsione: il magistrato dovrebbe scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

Referendum giustizia: misure cautelari
IL QUESITO «Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 274, comma 1, lettera c), limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché’ per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni.”?».

SPIEGAZIONE Le misure cautelari sono dei provvedimenti limitativi della libertà dell’imputato, emessi generalmente nel periodo dell’istruzione preliminare e successivamente nel corso del processo. Vengono adottati dall’autorità giudiziaria sulla base di specifici presupposti: per scongiurare 1) il pericolo di inquinamento delle prove; 2) il pericolo di fuga; 3) la possibilità che vengano compiuti delitti di mafia o gravi delitti con uso delle armi; 4) delitti della stessa specie.

Benché sia presentato come inerente la sola custodia cautelare, il quesito interessa tutte le misure cautelari, sia coercitive (oltre la custodia in carcere e gli arresti domiciliari, anche l’obbligo o il divieto di soggiorno, l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dalla persona offesa), che interdittive (divieto temporaneo di esercitare una professione o un’impresa, ovvero di esercitare pubbliche funzioni).

Se vincesse il “sì” decadrebbe la possibilità di emettere qualsiasi misura cautelare ove ricorra l’ipotesi di un pericolo attuale e concreto di reiterazione del reato.

Referendum giustizia: Legge Severino
IL QUESITO «Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190)?».

SPIEGAZIONE La cosiddetta legge Severino disciplina il regime di incandidabilità e decadenza per i parlamentari (anche europei), i rappresentanti di governo, i consiglieri regionali, i sindaci e gli amministratori locali. Prevede tra le altre cose l’incandidabilità alle cariche di deputato, senatore e membro del Parlamento Europeo di coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, di maggiore allarme sociale (ad esempio mafia, terrorismo, tratta di persone), di coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, contro la Pubblica Amministrazione (ad esempio corruzione, concussione, peculato) e di coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni.
Se vincesse il “sì” decadrebbe l’intero provvedimento.

 

Fonte: MICROMEGA e Studio legale Carozzi, Milano

Il New York Times scopre l’ovvio: i colpi messi a segno dagli ucraini vengono diretti dai servizi di intelligence americani basati a Sigonella.

Il New York Times scopre l’ovvio: i colpi messi a segno dagli ucraini vengono diretti dai servizi di intelligence americani basati a Sigonella.

Il New York Times da alcuni giorni sta pubblicando dei servizi nei quali svela l’esteso aiuto fornito dall’intelligence americana all’Ucraina. Questo, come si sospettava, sarebbe l’origine di tutti i colpi fortunati messi a segno contro alle forze armate russe. In un dettagliato rapporto pubblicato oggi, 6 maggio, da Helene Cooper, Eric Schmitt e Julian E. Barnes, e dal quale noi citiamo, vengono forniti nuovi dettagli circa questo pericolosissimo coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno fornito informazioni che hanno aiutato le forze ucraine a localizzare e colpire l’ammiraglia della flotta russa del Mar Nero il mese scorso, un altro segno che l’amministrazione sta allentando le sue limitazioni autoimposte su quanto lontano vogliono spingersi per aiutare l’Ucraina a combattere la Russia. Lo stesso si dice per la morte di tanti generali, dove l’intelligence americana ha captato le loro conversazioni e ha individuato la loro posizione sul campo, con precisione millimetrica, permettendo agli ucraini in sparare a colpo sicuro.

L’aiuto al puntamento, che ha contribuito all’eventuale affondamento della nave ammiraglia, la Moskva, fa parte di un continuo dell’amministrazione Biden per fornire all’Ucraina informazioni sui teatri di battaglia. Questa intelligence include anche la condivisione dei movimenti delle truppe russe.

L’amministrazione Biden ha cercato di mantenere segrete la gran parte delle informazioni che sta condividendo con gli ucraini, per paura che sia vista come un’escalation che possa provocare il presidente Vladimir V. Putin a una guerra più ampia. Ma nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno accelerato l’invio di armi pesanti all’Ucraina e hanno richiesto al Congresso uno straordinario aiuto militare, economico e umanitario con lo stanziamento di 33 miliardi di dollari, dimostrando quanto velocemente i vincoli auto imposti sul sostegno all’Ucraina stiano cambiando.

Due alti funzionari americani hanno affermato che l’Ucraina aveva già i dati di puntamento per la Moskva, e che gli Stati Uniti hanno fornito solo una conferma. Ma altri funzionari  all’interno dell’amministrazione americana, hanno invece detto che l’intelligence americana è stata cruciale per l’affondamento della nave da parte dell’Ucraina.

Il 13 aprile, le forze ucraine di terra avevano sparato due missili Neptune, colpendo la Moskva e provocando un incendio che, alla fine, ha portato all’affondamento della vecchia nave da guerra. L’attenzione si è anche concentrata sul fatto che i sistemi radar della vecchia nave funzionassero correttamente. Ma dei funzionari ucraini e statunitensi hanno detto che la Moskva è stata probabilmente distratta dal dispiegamento di un drone Bayraktar di fabbricazione turca che li stava sorvolando.

Subito dopo l’attacco, i funzionari dell’amministrazione Biden erano stati scrupolosamente silenti, rifiutando di confermare persino che la Moskva fosse stata colpita. Ma negli ultimi giorni, i funzionari americani hanno confermato che i dati di puntamento da fonti di intelligence americane sono stati forniti all’Ucraina nelle ore prima del lancio dei missili Neptune.

La Russia ha negato che i missili ucraini abbiano avuto un ruolo nella fine della Moskva, sostenendo invece che un incendio a bordo ha causato un’esplosione di munizioni che ha condannato la nave. Notizie indipendenti russe basate fuori dal paese hanno riferito che circa 40 uomini sono morti e altri 100 sono rimasti feriti quando la nave da guerra è stata danneggiata e affondata.

I funzionari americani hanno riconosciuto pubblicamente che l’intelligence utile è stata fornita agli ucraini nel periodo precedente l’invasione della Russia del 24 febbraio, e che la pratica è continuata nelle settimane successive. Ma questi funzionari hanno evitato di confermare il diretto coinvolgimento americano nelle operazioni ucraine che hanno portato alla morte di circa diecimila soldati russi, perlopiù coscritti.

La valutazione degli Stati Uniti del piano di guerra della Russia per la regione del Donbas ha permesso a un alto funzionario del Pentagono di affermare la scorsa settimana che la Russia sembrava essere “diversi giorni indietro” nella sua offensiva, a causa della rigida resistenza ucraina e dei continui problemi di approvvigionamento. Le forze russe possono sempre deviare dai loro piani, ma i funzionari americani hanno detto che l’intelligence permette alle forze ucraine di evitare l’attacco in alcuni luoghi e posizionarsi per colpire i russi in altri.
Il New York Times ha riferito mercoledì che l’intelligence americana sui movimenti russi forniti all’Ucraina hanno permesso a Kiev di prendere di mira e uccidere un certo numero di generali russi. Giovedì, il signor Kirby, il portavoce del Pentagono, ha riconosciuto la condivisione dell’intelligence con gli ucraini, ma ha fornito pochi dettagli.

A Mariupol. I soldati russi hanno fatto breccia nelle difese ucraine intorno all’impianto siderurgico Azovstal, mentre le forze di Mosca hanno lanciato una spallata finale per prendere la città portuale. Ottenere il pieno controllo di Mariupol permetterebbe al presidente Vladimir V. Putin di rivendicare una vittoria giorni prima delle celebrazioni per il 9 maggio, che commemora il trionfo dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista, per trasformare quella che lui chiama una “operazione militare speciale” in Ucraina in una guerra esplicita e totale.

Gli ufficiali della marina americana che hanno visitato gli incrociatori russi quando esisteva cooperazione militare russo-americana, alla fine degli anni ’90 e all’inizio del 2000, hanno detto che la Moskva aveva dei problemi. C’era poca attrezzatura visibile di controllo dei danni a bordo della nave da guerra per spegnere rapidamente gli incendi di bordo. I funzionari hanno detto che non potevano vedere estintori o manichette antincendio nei passaggi attraverso le navi. Sulle navi americane, tali attrezzature sono conservate a portata di mano per consentire all’equipaggio di estinguere rapidamente gli incendi, cosa fondamentale in mare.

“L’esercito russo aveva a lungo discusso se mandare in pensione la Moskva”, ha detto Michael Kofman, direttore degli studi sulla Russia alla CNA, un istituto di ricerca di Arlington County, Va. “Era un vecchio incrociatore sovietico che aveva un estremo bisogno di essere modernizzato”. Ma a causa di una carenza di incrociatori e cacciatorpediniere, Mosca alla fine ha deciso di estendere il suo servizio.

Questo progressivo coinvolgimento delle forze di intelligence americane deve preoccupare tutti, perché il rischio di un conflitto esteso diventa sempre più reale.

 

 

Rubano i trofei di Antonio Bailetti, Campione Olimpico

Rubano i trofei di Antonio Bailetti, Campione Olimpico

Antonio Bailetto nel 1960

Antonio Bailetti nato a Bosco di Nanto, Vicenza, il 29 settembre 1937, è stato medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nei 100 chilometri a squadra.

Passò professionista nel 1961 ottenendo dei buoni risultati, con la Bianchi, Carpano, Salvarani e Faema. come una vincita al Trofeo Laigueglia nel 1966. Vinse due tappe al Tour de France e due al giro d’Italia. Ma fu costretto al ritiro nel 1969 a causa di una brutta caduta al Velodromo Vigorelli di Milano.

Si sposò con una donna bellissima e si stabilì a Turbigo in provincia di Milano, partecipando alla vita del paese, sempre allegro e volenteroso di rendersi utile alla comunità.

Purtroppo ieri sono entrati i ladri (a quanto pare non aveva un allarme) e gli hanno rubato tutto, anche i trofei olimpici, tranne la Medaglia d’Oro olimpica che era stata collocata in un museo.

Come scrive Giuseppe Leoni: “Rubano tutto, anche le coppe del campione olimpionico,  religiosamente conservate nel ‘Museo del Ciclismo’ in quella che oggi è la Casa delle Associazioni (ex palazzo municipale), in Via Roma, 1. Erano le coppe che raccontavano la storia del campione del ciclismo turbighese: quelle vinte da ‘Esordiente’ (1953), poi come ‘Allievo’ (1954-55), ‘Dilettante’ (1956-60) e, infine, come ‘Professionista’ (1960-69). Trenta coppe compresa quella ritirata a Roma dalle mani del presidente della Repubblica nel dicembre 2014, che attestava un riconoscimento civico per i meriti acquisiti nel campo sportivo. E’ stata una vigliaccata”.

Purtroppo a Turbigo, e in altri paesi dell’hinterland milanese, non crediamo esista più una casa dove non siano già entrati i ladri, perlopiù provenienti dall’Europa dell’est. Carabinieri e polizia paiono impotenti dato il loro scarso numero, al fatto che le frontiere sono aperte e che la nostra società tende a essere contro l’ordine e le regole, in nome di un buonismo da quattro soldi. Come disse l’austriaco Karl Kraus: “I dittatori nascono nelle case dove non si ha il coraggio di dare ordini alla serva”. La realtà tornerà a battere il piede all’uscio delle nostre case.

Che le chiusure non servissero a nulla lo pensavamo, ora lo conferma arriva da uno studio della John  Hopkins.Chi pagherà i danni, la Scienza?

Che le chiusure non servissero a nulla lo pensavamo, ora lo conferma arriva da uno studio della John Hopkins.Chi pagherà i danni, la Scienza?

Fonte: Daily Mail

Un nuovo studio mostra che i blocchi durante la prima ondata della pandemia non hanno praticamente avuto alcun effetto nel ridurre i decessi per COVID-19. Le misure di blocco messe in atto durante la prima ondata della pandemia, nella primavera del  2020, avrebbero ridotto la mortalità per COVID-19 solo dello 0,2% negli Stati Uniti e in Europa, secondo una meta-analisi di diversi studi della Johns Hopkins University.

«Sebbene questa meta-analisi concluda che i blocchi hanno avuto effetti minimi sulla salute pubblica, e hanno imposto enormi costi economici e sociali laddove sono stati adottati», hanno scritto i ricercatori. «Di conseguenza, le politiche di blocco sono infondate e dovrebbero essere assolutamente respinte come strumento politico pandemico».

Lo studio, condotto da Steve Hanke, uno dei fondatori della John Hopkins School of Applied Economics, Jonas Herby e Lars Jonung, un economista svedese, ha concluso che i blocchi, la chiusura delle scuole e la limitazione delle riunioni non hanno avuto un effetto evidente sulla mortalità da COVID-19.

In effetti, i ricercatori hanno avvertito che i benefici «al massimo marginali» dei blocchi devono essere confrontati con i loro «effetti devastanti» sull’economia e sulla società.

«Hanno contribuito a ridurre l’attività economica, aumentare la disoccupazione, ridurre l’istruzione, causare disordini politici, contribuire alla violenza domestica e minare la democrazia liberale», hanno scritto i ricercatori.

Secondo i dati del CDC, da maggio 2020 ad aprile 2021, gli Stati Uniti hanno registrato 100.306 decessi per overdose di droga, un aumento del 28,5% rispetto ai 78.056 decessi registrati nel precedente periodo di 12 mesi, ha riferito Fox News.

Uno studio del 2021 della Commissione nazionale su COVID-19 e giustizia penale ha rilevato che gli incidenti di violenza domestica sono aumentati dell’8,1% dopo che sono stati emessi ordini di blocco. E ad aprile 2020 il tasso di disoccupazione è salito a uno sbalorditivo 14,8% prima di scendere al 3,9% a dicembre, appena al di sopra dei tassi pre-pandemia.

Tutto sommato, i ricercatori hanno concluso che i blocchi sacrificano troppo per poco in cambio.

«Un tale calcolo standard del costo-beneficio porta a una conclusione forte: i blocchi dovrebbero essere respinti a priori come strumento politico per la pandemia».

A novembre, il presidente Biden ha rivelato la sua strategia per combattere il COVID e la variante Omicron, dicendo che si sarebbe concentrato su vaccini e booster, invece che su blocchi e arresti.  A partire da martedì, gli Stati Uniti hanno registrato un totale di 75.112.854 casi di Covid e 888.996 decessi.

Le Proteste dei Camionisti Canadesi non meritano l’attenzione dei Media Italiani?

Le Proteste dei Camionisti Canadesi non meritano l’attenzione dei Media Italiani?

Una sola bandiera confederata è stata vista tra la folla. Anche questa immagine è stata ampiamente diffusa. Ma un video di dimostranti che scacciano dalle loro file quel singolo portatore di bandiera sembra essere stato trascurato dai media.

Alcuni pazzi avevano parcheggiato sui gradini del National War Memorial e un idiota ballava sulla cima della Tomba del Milite Ignoto. Questo video viene costantemente riprodotto dai media tradizionali, ma trascurano di menzionare che ciò ha avuto luogo ben al di fuori del luogo in cui si teneva la manifestazione e che si trattava solo di una manciata di persone. Quelle persone erano coperte da bandiere del Quebec, tra l’altro. Perché i media non cercano di affermare che era parte di un movimento nazionalista del Quebec?

Alcuni idioti hanno drappeggiato una bandiera e messo una maschera sulla statua commemorativa di Terry Fox. Gli oggetti sono stati rimossi in pochi minuti e la statua è illesa (a differenza di molte statue distrutte nelle proteste passate). È stato irrispettoso, ma difficilmente un reato capitale. Eppure, siamo bombardati da immagini della “profanazione” continuamente sui canali mainstream.

Un membro del Parlamento è stato photo bombato da un idiota che aveva disegnato una svastica su una bandiera canadese con un pennarello. Sono state fatte richieste ridicole che il deputato si scusasse, anche se chiaramente non sapeva nemmeno che la bandiera veniva sventolata dietro di lui. I media lavorano avidamente per mantenere viva questa storia.

Questo è tutto. Questo è tutto il peggio che i media mainstream hanno potuto trovare dopo che migliaia di manifestanti hanno trascorso un’intera giornata a Ottawa. Perché i media non hanno potuto riferire delle migliaia di bandiere canadesi sventolate con orgoglio durante la manifestazione? Perché non hanno voluto almeno notare che, nonostante una settimana di previsioni da parte di “esperti” che questa manifestazione si sarebbe trasformata in un altro “6 gennaio di Washington”, non si è verificato un solo incidente violento?

Se dobbiamo scegliere i vincitori e i perdenti della manifestazione di Ottawa, i chiari perdenti sono i membri dei media tradizionali. La fiducia nei media tradizionali è in declino da anni, insieme ai loro spettatori. La copertura obliqua delle notizie insieme ai salvataggi del governo ha spinto le persone a cercare notizie da fornitori di notizie alternativi. Il comportamento riprovevole dei media tradizionali questa settimana ha veramente esposto ai canadesi quanto sia diventata marcia questa istituzione.

Nessuno si aspetta che i media sostengano la protesta dei camionisti, ma la gente si aspetta che la copertura sia almeno equanime. I media prima hanno ignorato il convoglio, poi hanno cercato di seminare voci sulla legittimità della raccolta di fondi per il convoglio, poi sono passati a cercare di dipingere il convoglio come estremo. La CBC ha persino cercato di collegare il sostegno al convoglio agli interessi russi. Eppure, stiamo assistendo a un evento incredibile che si sta svolgendo davanti a noi. Nonostante gli sforzi più rumorosi dell’establishment politico e mediatico canadese, è emerso un movimento e una protesta senza precedenti a livello nazionale. Gli organizzatori non hanno avuto bisogno della copertura dei media tradizionali per riunire decine di migliaia di persone. Non avevano nemmeno bisogno delle banche dell’establishment per raccogliere più di 8 milioni di dollari da oltre 100.000 persone.

Questo è ciò che è alla radice della disperata e quasi isterica opposizione alla protesta Truckers for Freedom da parte dell’establishment canadese. Le élite politiche e mediatiche canadesi hanno perso il controllo, e questo le spaventa a morte. Non sanno cosa fare e stanno rispondendo attaccando istericamente.

Il tempo ci dirà se la protesta avrà l’effetto di spingere le autorità ad abbandonare le restrizioni sulla pandemia. Anche se così non fosse, il convoglio è già stato un grande successo.

Il convoglio ha dimostrato che i cittadini possono e vogliono farsi valere quando vengono spinti troppo lontano, e che l’establishment non è invulnerabile. Le élite politiche e mediatiche del Canada avevano bisogno di una buona dose di insicurezza personale, e l’hanno appena avuta. Ora possono scegliere se cambiare il loro tono o essere lasciati indietro. Ho il sospetto che sceglieranno la seconda – e saremo tutti migliori per questo.

L’Italia impari da Hong Kong

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Gli sbarchi di migranti nell’Italia meridionale continuano a ritmo sostenuto e le previsioni dicono che – salvo improbabili provvedimenti radicali da parte italiana – continueranno, provocando una crescente instabilità sociale. Infatti, il serbatoio dei disperati, in Africa e in Medio Oriente, appare senza fondo.

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