Dada e la storia di Fido, lo Hachiko italiano

Dada e la storia di Fido, lo Hachiko italiano

Esiste una organizzazione a Verona, piccola per burocrazia ma grande per gli intenti, si chiama Associazione Musica Viva e organizza un gran numero di concerti, pur godendo di scarsissimi finanziamenti.
Al centro di questa organizzazione è una straordinaria donna che possiede un cuore pieno di raggi di luce, e che si chiama Daniela (Dada) Benedini, che vien mossa da un infinito amore per la musica e per i suoi interpreti. Fa da mamma a tutti loro che, altrimenti, non potrebbero esibirsi.
La riproducibilità della musica attraverso il mezzo elettronico ha rivoluzionato il mondo. Ma ogni rivoluzione esige le sue vittime sacrificali e in tal caso le vittime designate sono cantanti e musicisti, messi fuori gioco per sempre. Purtroppo, l’intelligenza artificiale darà loro una nuova mazzata. Eppure, non tutto è perduto. Esiste ancora la speranza che la magnifica imperfezione creata dalla musica suonata dal vivo sfugga alla stucchevole perfezione del mezzo elettronico. Tutto sommato è un po’ come paragonare delle stampe perfette della Giocanda di Leonardo da Vinci con l’originale. Per quanto sia perfetta una copia della Gioconda, l’originale conservato al Louvre batte tutte le copie, proprio grazie alle sue infinite imperfezioni, al suo progressivo decadimento e alle emozioni che sa evocare nelle migliaia di turisti che ogni giorno fanno la fina per ammirarla. Pare banale ripeterlo ma è proprio vero: la musica è emozione umana, non matematica.
Se volete conoscere i prossimi appuntamenti musicali già organizzati, vi basterà aprire questo sito:

https://musicavivaverona.it/chi-siamo/

Durante un loro concerto al Circolo Ufficiali, un luogo magnifico che si trova dentro a Castelvecchio, ho scambiato due chiacchiere con il marito di Dada, Almiro Comucci. Anche lui un personaggio davvero straordinario e chitarrista di grande valore, il quale mi ha accennato brevemente a una storia che non conoscevo e che è parte della sua straordinaria vita.


Suo padre, Ardito, una sorta di toscano uscito dal Rinascimento è stato amico di Silvio Berlusconi, con il quale corrispondeva abitualmente. Almiro mi ha raccontato che suo padre un giorno gli disse che lo voleva portare al loro paese d’origine perché nella piazza c’era un monumento che doveva assolutamente conoscere. Partirono in auto e dopo varie ore di viaggio raggiunsero Borgo San Lorenzo (FI) e gli mostrò un monumento con un cane di bronzo.

Almiro chiese al padre che voleva dire, e il padre gli disse di quel cane fu trovato nel 1941 in un fosso e ferito, da Carlo Soriani, che se lo portò a casa e lo curò. Divennero inseparabili e quando alle 5.30 di mattina l’uomo andava a prendere un autobus per le Fornaci Brunori, Fido lo accompagnava e tornava alla stazione di sera per attendere il suo rientro. Il 30 dicembre 1943 ci fu un terribile bombardamento che uccise 100 persone, fra i quali il padrone di Fido.
Da allora il cane lo attese alla stazione, ogni sera, per 14 lunghi anni. Morì l’8 giugno 1958 e venne sepolto nel cimitero di Borgo San Lorenzo, vicino a dove è sepolto Carlo Soriani.

Questa storia commovente non è famosa come quella di Hachiko, il cane di razza Akita-inu, che attendeva il ritorno del padrone, il professor Ueno, alla stazione Shibuya di Tokyo. Nel 1925, a 53 anni il professore ebbe una emorragia celebrale che lo uccise, e quella sera non vedendolo tornare il suo cane divenne nervoso e rifiutò di mangiare per tre giorni. Successivamente andò alla stazione ogni mattina e ogni sera in attesa del ritorno del professore da Tokyo, finquando non morì anche lui, nel 1935. La sua fama si diffuse nel mondo e qualche anno fa gli fu dedicato un film, interpretato da Richard Gere, A Dog’s Tale.

Non mancate ai concerti organizzati da Dada e dal marito, Almiro, passerete qualche ora in serenità e allegria e imparerete tante cose nuove.

Angelo Paratico

 

Marina Serina. Non siamo Frankenstein, siamo dèi. L’autrice spiega le ragioni del suo libro.

Marina Serina. Non siamo Frankenstein, siamo dèi. L’autrice spiega le ragioni del suo libro.

 

Marina dice che: “Mi ci è voluto un anno per definire la prima stesura – e altri mesi per arrivare ad un prodotto finito e dignitoso. Un anno in cui la mia mente ha ripercorso le diverse fasi del progetto; ha
dovuto decifrare appunti in codice che, come mio solito, avevo lasciato scritti sui canovacci delle lezioni; chiedere sostegno alla memoria nel ricordare i tanti episodi vissuti e fare appello alla capacità intellettiva perché tenesse tutto insieme, ben unito. Se escludiamo la tesi di laurea, questa è la mia prima esperienza di un progetto di scrittura con un certo respiro. La strada è stata lunga ma essere arrivata alla conclusione mi dà un senso di leggerezza, come di un qualcosa che
finalmente ha trovato il suo posto. Scrivere la memoria di yoga e psicomotricità for Parkinson è stato un dovere morale: lo dovevo a me, a Laura e a tutti i nostri allievi. Ogniqualvolta pensavo a come il progetto si era chiuso, così all’improvviso, travolto dalla Storia, vittima innocente della medesima, sentivo una stretta al cuore, quello strano pungolo che avvertiamo quando ci troviamo di fronte a un’ingiustizia, vogliamo ribellarci ma non sappiamo come, e allora, magari facendo
finta di niente, iniziamo ad arrovellarci dalla rabbia. Per fortuna la rabbia, che è anch’essa
un’energia, può trovare canalizzazioni positive, ed ecco che un bel giorno Laura mi disse “perché
non scrivi ciò che abbiamo fatto in un libro?”. La strada si era aperta, e io iniziai a percorrerla, a ricordare”.

Ecco la presentazione video, di circa 7 minuti

NonSiamoFrankenstein,SiamoDèi (youtube.com)

 

 

 

Il libro di Michael Prawdin che ebbe una terribile influenza sulle strategie naziste

Il libro di Michael Prawdin che ebbe una terribile influenza sulle strategie naziste

Nel mio romanzo storico “Una Feroce Compassione” accenno a un testo sulla vita di Gengis Khan che era stato apprezzato da Heinrich Himmler e dal suo capo Adolf Hitler, un accanito lettore, al punto di obbligare ciascuno degli ufficiali delle SS ad averne una copia.

Ignoravo che fosse stato tradotto in Italiano, nel 1939 ma ne ho pescato una copia al mercatino di San Zeno, domenica scorsa.

Pochi sanno che questo libro dedicato all’impero mongolo, opera di Michael Prawdin, pseudonimo di Michael Charol (1894 – 1970), uno scrittore russo-tedesco che  giunse in Germania  dopo la Rivoluzione Russa, abbia avuto tanta influenza sulle spietate strategie, altrimenti inspiegabili, utilizzate dai nazisti.

Studiò in Germania e scrisse in tedesco, terminando la sua esistenza negli USA.  Prawdin si fece una reputazione internazionale con due libri su Gengis Khan che influirono sulla feroce condotta della guerra nazista, durante la Seconda guerra mondiale, anche se non è del tutto accurato nella sua narrazione.

Tale libro è ancora in  stampa in tutto il mondo, risulta molto scorrevole e leggibile. Leggendolo, la lezione che se ne trae è che deve aver convinto i nazisti che il terrore sia l’arma più potente, e che per vincere serve alta mobilità combinata con strategie fatte per stupire e sorprendere. Le città che si sottomettevano ai mongoli venivano risparmiate, quelle che tentavano una resistenza venivano distrutte e gli abitanti uccisi. Per esempio gli abitanti di Bagdad ancor oggi ricordano il fato toccato alla loro città e al massacro di tutti i suoi abitanti, più di un milione e mezzo, incluse donne e bambini.

Nessuno prima dei mongoli aveva attuato queste strategie, sistematizzandole e che permisero loro di conquistare praticamente tutto il mondo conosciuto con un esercito composto esclusivamente da cavalieri e in un esiguo numero, che non superò mai i 150.000 cavalli. Erano divisi in varie unità indipendenti note come “tumen” composte da diecimila cavalieri, un po’ come le legioni romane. Bastarono 40.000 cavalieri per distruggere in rapida successione eserciti russi, polacchi, tedeschi e ungheresi e, una volta entrati a Budapest, chiesero che gli fossero consegnate 150 giovani vergini della nobiltà locale. Di fronte a tutta la cittadinanza le decapitarono, senza motivo. Questo era il loro messaggio e il loro biglietto da visita. Si trattennero per qualche mese e poi girarono i cavalli e tornarono in Mongolia, invece di conquistare Parigi, Roma e Berlino, perché pensando che non ne valesse la pena, e che era meglio per loro occuparsi della Cina.

Leggendo le pagine di questo libro pare di vedere le divisioni panzer correre per le pianure ucraine, con gli stuka che gli spianano la strada.

 

 

 

 

 

La nostra storia
di Dino Messina Corriere della Sera

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di Ambrogio Bianchi

 

 

Richard A. Waddingham, uno storico inglese, ha scritto la prima vera biografia di papa Adriano IV, l’unico Papa inglese nella bimillenaria storia della Chiesa. Un grande Pontefice, quasi sconosciuto anche in Inghilterra. La Gingko Edizioni di Verona ha tradotto e pubblicato questo libro di storia, che si legge come un romanzo. Nicola Breakspear, nato attorno al 1100 e morto nel 1159, fu eletto Papa nel 1154 e scelse Adriano IV come suo nome pontificale. Essere eletto Papa è un successo in qualsiasi momento della storia, ma essere stato eletto in un momento in cui tutta l’Europa, sovrani inclusi, erano sotto all’influenza papale, lo è ancora di più. Par quasi incredibile che un tale onore potesse spettare a un inglese di umilissime origini, squattrinato e che non godette di alcun patronato sino alla sua maturità. Nicola Breakspear era nato in un villaggio, oggi noto come Abbots Langley, nel Hertfordshire e fu probabilmente illegittimo, eppure fu eletto papa all’unanimità dai cardinali. Nonostante questo grande riconoscimento, i suoi connazionali sembrano averlo completamente dimenticato. Gli irlandesi, invece, lo accusano, ingiustamente, di aver permesso al re d’Inghilterra d’invadere le loro terre. In Norvegia e Svezia viene ancora amato e rispettato. Fatta eccezione per un cameo di settantotto pagine scritto da Simon Webb nel 2016 e una collezione di saggi accademici redatta da Brenda Bolton e Anne J. Duggan nel 2003, non era mai stata pubblicata alcuna biografia su Breakspear, dopo quella, incompleta, scritta da Edith Almedingen nel 1925.

La maggior parte degli inglesi conoscono San Thomas Becket, suo contemporaneo e arcivescovo di Canterbury, eppure pochi sanno qualcosa di Nicola Breakspear, sebbene la sua storia sia ancora più notevole di quella del coraggioso arcivescovo normanno, immortalato da T.S. Eliot.

I  discendenti della sua famiglia sono meglio conosciuti in Inghilterra per il loro piccolo “birrificio Breakspear” fondato nel Oxfordshire nel 1711, e ancora oggi il loro logo è un’ape, copiata dal sigillo di papa Adriano IV. Non è facile spiegare il relativo abbandono in cui è caduta tra noi la memoria di questo grande inglese e grande Papa, ma vi sono ragioni per questa dimenticanza. Quello che Becket ha compiuto lo ha fatto in Inghilterra; invece, Breakspear trascorse solo pochi anni nel suo paese natale, e da adulto visse e operò lontano dall’Inghilterra. La drammatica storia di Becket è basata sulla sua disputa con il re inglese Enrico II e poi per il suo assassinio. Questa storia politica inglese rubò le luci della ribalta, mentre Breakspear passò inosservato in Italia dove, apparentemente, stava solo facendo cose banali da ecclesiastico. Per la gente comune, le sue attività in un altro Paese non potevano competere con un sanguinoso omicidio sulla porta di casa.

Gli inglesi si interessarono solo molto più tardi agli avvenimenti nel resto d’Europa, quando vennero gettati i semi dell’impero. Ma anche allora, le università britanniche rimasero concentrate sugli eventi che coinvolgevano direttamente la Gran Bretagna. I giganti britannici sulla scena mondiale erano re, soldati e, più tardi, colonialisti. Breakspear non fu nessuna di queste cose, quindi anche in quegli anni continuò a venire trascurato. Ciononostante, un papa era incredibilmente potente nel XII secolo, perché durante quel periodo la Chiesa esercitava un dominio assoluto su tutto il mondo occidentale. Di tanto in tanto sorgevano delle eresie, ma queste riguardavano l’interpretazione della fede, piuttosto che mettere in discussione il cristianesimo. Il Papa possedeva anche potere politico, sebbene molto inferiore a quello della Germania, della Francia, dell’Inghilterra o della Spagna, i cui re nondimeno riconoscevano tutti la guida spirituale del papa.

In un’epoca in cui i poteri della Chiesa e dello Stato erano intrecciati, il sostegno del Papa era cruciale per la politica di una nazione. Guglielmo il Conquistatore invase l’Inghilterra nel 1066 con il pieno appoggio papale. Guglielmo I di Sicilia sconfisse le forze di Papa Adriano IV in battaglia, ma gli concesse comunque condizioni generose in cambio del riconoscimento papale del suo titolo di re. Persino il potente imperatore Federico Barbarossa di Germania, intento a ristabilire l’autorità decaduta dell’Impero Romano in Italia, desiderava ardentemente il sostegno papale. Voleva disperatamente rafforzare la sua posizione in Germania facendosi incoronare da Papa Adriano IV a Roma.

Il fatto che Adriano IV si oppose al potente imperatore Federico Barbarossa, e che il suo papato durò meno di cinque anni, mentre Federico Barbarossa dominò l’Europa per trentacinque anni, lo lasciò vulnerabile alla contro-propaganda imperiale successiva agli avvenimenti. Inoltre, lo scisma papale alla morte di Adriano nel 1159, alimentò ulteriormente i pregiudizi e la sua storia completa non è stata mai narrata in modo equo. Forse Adriano IV ricevette meno attenzione perché, quando gli scrittori dal XVIII secolo in poi iniziarono ad analizzare la sua storia, la memoria di Breakspear in Inghilterra venne soppressa insieme alla Chiesa Romana. Breakspear fu un ecclesiastico devoto e, sebbene l’eredità che ci ha lasciato non riguardi la liturgia o le minuzie del diritto canonico, la sua esclusione dalla storia è ingiustificabile. Adriano IV fu uno dei grandi papi del XII secolo ed esercitò grande influenza sugli affari politici dell’Europa, guidando eserciti in battaglia e creando e disfacendo gli Stati e i loro governanti. Sotto di lui fu giustiziato Arnaldo da Brescia, ma i dettagli sulla sua fine e su chi effettivamente diede quell’ ordine non sono chiari.

Nonostante lo scisma, consegnò il papato al suo successore in condizioni migliori di quelle in cui lo aveva trovato. Il suo potere politico fu temperato da una forte integrità, in netto contrasto con la nostra epoca, in cui molti politici vengono considerati senza scrupoli.

Nella biografia di Ottone di Frisinga su Federico, che fu portata avanti da Rahewin dopo il 1157, gli scontri tra Adriano IV e Federico Barbarossa dominano la narrazione. Entrambi i biografi condividevano il punto di vista di Federico, ma ci dicono molto su eventi di cui altrimenti non sapremmo nulla.  Dalla sua povera culla nell’Hertfordshire alla sua sontuosa tomba, nelle Grotte Vaticane, a Roma, la vita di Breakspear fu un avventuroso viaggio. Nell’Europa del XII secolo esisteva un’effettiva libertà di movimento, soprattutto per gli studiosi e gli ecclesiastici.

Suo padre fu un camerario presso all’Abbazia di St Albans ed ebbe almeno un fratello, di sua mamma non sappiamo nulla. Una volta cresciuto gli venne rifiutato un posto in quell’abbazia e Nicola partì per la Francia, dove le sue doti di memoria e di fermezza vennero presto notate. Divenne rapidamente l’abate in una abbazia di Agostiniani in Provenza e poi fu notato da papa Eugenio III, che lo spedì prima in Catalogna per una crociata contro i musulmani che la occupavano e poi in Norvegia e Svezia dove riuscì a riappacificare quelle nazioni. I suoi successi diplomatici fuori dall’Italia lo fecero arrivare al soglio papale, che lui poi descrisse come “coperto di spine”.

Il suo motto fu “I miei occhi sono rivolti al Signore” e le sue spine furono gli scontri per contenere l’ambizione di Federico Barbarossa e dei soldati tedeschi. L’apice di tali incomprensioni lo raggiunsero durante il loro incontro a Sutri, l’8 giugno del 1155, quando il Papa arrivò con i cardinali su di un cavallo bianco e, secondo il protocollo che risaliva a Costantino, Federico Barbarossa, sotto gli occhi del suo esercito, avrebbe dovuto reggere la staffa della cavalcatura di Adriano IV, ma si rifiutò di farlo, dicendo di non essere uno stalliere. Il Papa insistette, rifiutando compromessi e dopo alcuni minuti di crescente tensione, Adriano smontò dal suo cavallo e, scuro in volto, entrò nella tenda imperiale ma tenne il punto, rifiutando di dargli il bacio della pace, finché Federico non avesse accettato di tenergli la staffa. Federico rifiutò e allora Adriano s’alzò e abbandonò l’incontro. Questa oggi pare essere una questione insignificante ma se Adriano avesse accettato quella prepotenza, non avrebbe più avuto una sua autonomia.

Ambrogio Bianchi

L’origine del lapsus del ministro Sangiuliano, si riferiva a Paolo dal Pozzo Toscanelli

L’origine del lapsus del ministro Sangiuliano, si riferiva a Paolo dal Pozzo Toscanelli

 

 

Tutte le agenzie italiane hanno battuto la notizia che il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano abbia commesso una colossale gaffe, pensando che Galileo fosse vissuto prima di Cristoforo Colombo. Ma non si tratta di gaffe bensì di lapsus, o di uno slip of tongue, come lo chiamano gli inglesi. Può succede a tutti, quando si è affaticati.

Ecco una delle agenzie:

È bufera sul ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano dopo l’ultima gaffe fatta durante un incontro con Paolo Conti a Taobuk a Taormina, dove ha testualmente affermato che “Cristoforo Colombo voleva raggiungere le Indie circumnavigando la Terra sulla base delle teorie di Galileo Galilei”. Ma lo scienziato nacque a Pisa il 15 febbraio 1564 e il navigatore genovese iniziò il suo primo viaggio nell’agosto del 1492 e morì nel 1506. La gaffe non ha lasciato indifferenti gli avversari politici che hanno subito attaccato il ministro. “Cristoforo Colombo oltre a essere un grande navigatore era anche predittivo, 70 anni prima della nascita di Galileo Galilei utilizzava le sue teorie per circumnavigare la terra. Gli regalerei un bel libro di storia, ma abbiamo un ministro della Cultura che non solo non conosce la storia, ma non legge”, ha accusato il deputato di Avs Angelo Bonelli.

In realtà Gennaro Sangiuliano ha confuso Galileo con Paolo dal Pozzo Toscanelli (1397-1482). Infatti, Cristoforo Colombo conosceva una famosa lettera che il geografo Dal Pozzo Toscanelli scrisse al re del Portogallo, assicurando che sarebbe stato possibile raggiungere la Cina navigando verso ovest, anziché verso est. Questo perché, come già scoperto dai greci, la terra è sferica. Pozzo Toscanelli si basava sulle teorie di Tolomeo che, purtroppo, aveva sottostimato la circonferenza del nostro pianeta.

Cristoforo Colombo scoprirà l’America cercando una rotta occidentale per la Cina, in particolare, era convinto che Cuba, sulla quale sbarcò, fosse, in realtà, il Giappone.

L’elettorato israelita in Francia voterà per la Le Pen e Bardella.

L’elettorato israelita in Francia voterà per la Le Pen e Bardella.

Marine Le Pen a passeggio per Via Cappello a Verona.

Domenica, Macron ha tenuto una riunione sullo stato della crisi all’Eliseo alla quale hanno partecipato il suo segretario agli Esteri Stéphane Séjourné, il suo ex premier Édouard Philippe (ora leader di un partito centrista chiamato Orizzonti) e il veterano François Bayrou, il cui partito centrista MoDem si era schierato a favore della causa di Macron nel 2017.
Durante l’incontro, Macron avrebbe detto che ‘siamo l’unico voto utile per proteggere i francesi’. Da tempo Macron si definisce il ‘Protettore in capo’ dei francesi: contro le orde dei Gilet Gialli, contro Covid, contro Putin.
Forse è stata una coincidenza che l’emittente BFMTV, amica di Macron, abbia avvertito lunedì che il Covid sta tornando in auge. Qualcosa di simile era accaduto alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2022.

Il ceppo gallico del virus ha la straordinaria capacità di tornare quando i francesi si preparano ad andare alle urne.
Ci sono altre analogie tra oggi e il 2022. Due anni fa, l’élite artistica e sportiva della Francia si era messa al fianco di Macron per avvertire gli hoi polloi che qualsiasi cosa diversa da un voto per il Presidente sarebbe stato un voto per il fascismo.
Ecco, lo stanno facendo di nuovo. Dagli attori agli influencer dei social media, fino alle star dello sport come Kylian Mbappé, tutti hanno esortato i loro compatrioti a stare alla larga dal RN.

“Non voglio rappresentare un Paese che non corrisponde ai nostri valori”, ha detto Mbappé, un calciatore amico di Emmanuel Macron, che ha appena firmato per il Real Madrid con uno stipendio annuale di 15 milioni di euro.

“Ha diritto alla sua opinione, ma non mi aspetto che persone che considero fuori dal mondo vengano a dare lezioni ai francesi”, ha detto Sébastien Chenu, portavoce della RN.

E Jordan Bardella, presidente della RN, ha offerto una risposta simile al 28enne ‘Squeezie’ (alias Lucas Hauchard), il secondo influencer più seguito in Francia, che la settimana scorsa ha detto ai suoi 8,8 milioni di follower che ‘il RN non ti aiuterà’. In risposta, Bardella ha deriso i ‘multimilionari che rispondono alla nobilissima professione di influencer’. Invece di rigurgitare le idee dell’estrema sinistra, ha continuato Bardella, Squeezie dovrebbe ‘rispettare’ i milioni di francesi che votano per il RN.

L’antisemitismo che ha caratterizzato i primi anni del Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen è stato sradicato. Nella Francia del XXI secolo, è l’estrema sinistra di La France Insoumise [LFI] a spaventare la maggior parte degli ebrei.
Nello stesso fine settimana in cui Marion Cotillard ha paragonato il RN ai nazisti, lo storico e cacciatore di nazisti Serge Klarsfeld, 88 anni (il cui padre è stato assassinato ad Auschwitz), è apparso alla televisione francese.

Alla domanda se preferisse il RN o La France Insoumise, Klarsfeld ha detto che non avrà ‘alcuna esitazione’ a votare per la RN, ‘che sostiene gli ebrei e lo Stato di Israele’.
Ha aggiunto che ‘il RN ha subito un cambiamento’, mentre LFI è infettato ‘da toni antisemiti e da un violento antisionismo’.

Dichiarazioni come quella di Klarsfeld hanno un peso molto maggiore, per la maggioranza dell’elettorato, rispetto alle vacue dichiarazioni di virtù di attrici e influencer. Sono considerati ricchi, staccati e fuori dal contatto con la maggior parte del Paese. Non diversamente dal loro Presidente.

 

 

Furia austriaca contro alla propria ministra verde Gewessler, che ha disobbedito al suo governo facendo passare una nuova normativa suicida per l’Europa

Furia austriaca contro alla propria ministra verde Gewessler, che ha disobbedito al suo governo facendo passare una nuova normativa suicida per l’Europa


L’UE ha approvato una legge folle per la protezione della natura dopo una votazione al cardiopalma, ponendo fine a una situazione di stallo che durava da mesi tra gli Stati membri, spaventati dalle feroci proteste degli agricoltori.

Questo è stato possibile grazie a un ripensamento dell’ultimo minuto da parte del ministro austriaco dei Verdi, il cui voto è stato decisivo, ma questo ha scatenato la furia di Vienna, con il partito del cancelliere, Karl Nehammer, che ha annunciato che aprirà un’azione penale contro di lei per abuso di potere.

“La decisione di oggi è una vittoria per la natura”, ha scritto Leonore Gewessler su X dopo il voto di lunedì. “La mia coscienza mi dice inequivocabilmente [che] quando è in gioco la vita sana e felice delle generazioni future, sono necessarie decisioni coraggiose”.

Nehammer ha però scritto alla presidenza belga del Consiglio dell’UE prima del voto, invitandola a non tener conto del sostegno del suo ministro e sostenendo che non aveva il diritto di prendere la posizione che ha assunto. In una lettera separata, Gewessler ha scritto che le affermazioni del Cancelliere sono “errate”.

Si tratta della famigerata  legge sul ripristino della natura, che si è rivelata il punto più controverso del Green Deal europeo che fissa l’obiettivo di ripristinare alla selvaggia natura almeno il 20% delle terre e dei mari dell’UE entro la fine del decennio.

I legislatori e i governi avevano attenuato la proposta nei mesi precedenti le elezioni europee, in cui i partiti di estrema destra hanno guadagnato seggi e i partiti verdi li hanno persi.

“Oggi è un giorno importante per l’Europa: passiamo dalla mera protezione e conservazione della natura al suo ripristino attivo”, ha dichiarato César Luena, eurodeputato spagnolo di centro-sinistra che ha guidato i negoziati del Parlamento europeo sulla legge.

I ministri dell’Ambiente hanno votato la legge con una maggioranza risicata, dopo che la Slovacchia e l’Austria hanno cambiato idea, superando il limite di 1,07 punti percentuali.

Il sostegno dell’Austria è stato fondamentale per far pendere l’ago della bilancia. La Gewessler era stata un’accanita sostenitrice della legge sul ripristino della natura, nonostante l’opposizione dei suoi partner di coalizione. Ma fino al mese scorso, le sue mani erano state legate da un blocco unanime degli Stati federali austriaci, che si opponevano alla legge. Questa resistenza è sembrata scendere nelle ultime settimane, quando che due Stati – Vienna e Carinzia – hanno annunciato di essere soddisfatti dei compromessi raggiunti con la legge, ritirando la loro opposizione senza rompere formalmente il blocco governativo.

La Gewessler, che sembra trovarsi in una zona grigia dal punto di vista legale dopo il suo voto, ha annunciato domenica che avrebbe appoggiato la legge, dopo aver chiesto un parere legale. “Non riesco a conciliare la mia coscienza se lasciamo passare questa opportunità senza aver fatto tutto il possibile”, ha dichiarato.

La disputa pubblica è salita ai massimi livelli della politica austriaca e minaccia di spaccare la coalizione di governo che include i Verdi, che controllano il ministero dell’Ambiente, e dall’ÖVP di centro-destra di Nehammer, che controlla il ministero dell’Agricoltura.

Christian Stocker, segretario generale dell’ÖVP, ha dichiarato lunedì che il partito presenterà una denuncia penale contro alla Gewessler per abuso di potere. “Il fine non giustifica i mezzi: Leonore Gewessler si pone al di sopra della Costituzione perché non riesce a conciliare la sua ideologia verde con il rispetto della legge”.

Gli Stati membri dovranno inoltre adottare misure per ripristinare le torbiere prosciugate e contribuire a piantare almeno 3 miliardi di alberi in più. Una coalizione di gruppi ambientalisti guidati dal WWF Europa ha invitato gli Stati membri ad attuare la legislazione il prima possibile: “Il voto di oggi è una grande vittoria per la natura europea e per i cittadini che da tempo chiedono un’azione immediata per affrontare l’allarmante declino della natura”, hanno dichiarato.

 

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI? Perché non si comincia a sistemare la grammatica nei tribunali italiani?

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI? Perché non si comincia a sistemare la grammatica nei tribunali italiani?

L’Avv. Andrea Bacciga nella Corte d’Assise di Padova

Di rado capita di entrare in un tribunale che riporti la dicitura corretta della frase:

“La Legge è uguale per tutti”

Infatti, quasi sempre, invece dell’accento sulla prima voce singolare del verbo essere, vediamo un apostrofo.

Un errore da matita rossa, eppure nessuno ci bada, anche se non esiste una spiegazione logica che giustifichi tale grossolano travisamento di una frase che risale al giurista Ulpiano (Digesto XL, 9, 12,1).

Eppure, questo non è errore da poco, secondo Confucio il chiamare le cose nel modo giusto è fondamentale per la corretta applicazione delle leggi.

Tzu-lu disse: “Se il duca di Wei lascerà a te l’amministrazione del suo Stato, quale sarà la prima cosa che farai?”.
Il Maestro rispose: “La prima cosa che farei sarà lo stabilire una corretta terminologia”.
“Ma dici sul serio?” disse Tzu-lu “Che strade tortuose prendi. Perché correggere la terminologia come prima cosa?”.
Il Maestro disse: “Yu, come sei noioso! Un uomo superiore, per quel che riguarda ciò che non conosce, deve mostrare una cauta prudenza. Sappi che, quando i nomi non sono corretti, il linguaggio non sarà in accordo con la realtà dei fatti e niente potrà essere portato a compimento. Quando niente potrà essere portato a compimento, le leggi non troveranno applicazione. Quando le leggi non troveranno applicazione, le punizioni non saranno
proporzionate ai crimini. Quando le punizioni non saranno proporzionate ai crimini, la gente non saprà
neppure muovere la mano e il piede”.

Per questo motivo, quando un uomo superiore dà un nome a qualche cosa è sicuro che quella parola potrà essere usata e, quando dice qualche cosa, è certo che sarà realizzabile. Quel che l’uomo superiore desidera, in fondo, è che nelle sue parole non vi sia nulla di impreciso”.

Confucio Un Manuale per il perfetto Statista, Gingko edizioni, 2013  XIII.4

 

Questa citazione ben illustra la dottrina cardine del confucianesimo sulla correzione dei nomi, detta cheng ming. Venne riportato da tutti i giornali del mondo, negli anni ’80, dopo che fu inclusa in un manuale per i funzionari britannici (civil servants) che amministrano la cosa pubblica.