Dal un deposito di Montecitorio emerge una Gioconda. Ma non è una copia di Leonardo.

Dal un deposito di Montecitorio emerge una Gioconda. Ma non è una copia di Leonardo.

La copia della Monna Lisa appare sul sito parlamentare “ArteCamera”, accompagnata da una breve scheda redatta dagli studiosi della quadreria statale di appartenenza che si sono guardati dal parlare di «bottega di Leonardo» o di «mano del maestro», definendola «una copia che aspira a replicare diligentemente il suo modello», la Gioconda del Louvre. La prima “sorella gemella” della Gioconda, una copia (quasi) perfetta del quadro di Leonardo Da Vinci, la tela più famosa al mondo ospitata al Museo del Louvre di Parigi, era stata trovata a Montecitorio a inizio dicembre 2022, durante alcuni lavori nel palazzo del potere italiano per eccezione. I lavori di restauro sulla tela avevano poi rivelato che dietro ci potrebbe essere stata la «mano» di Leonardo Da Vinci.

A restaurare il dipinto è stata Cinzia Pasquali, e sulle restauratrici che confondono fasi per vere ne son piene le cronache, pur essendo tra le restauratrici più famose al mondo. Romana ed esperta di Leonardo da Vinci, vive da oltre 25 anni a Parigi e lavora al Louvre. È l’autrice di quello che è stato definito il “restauro del secolo”: la “Sant’Anna con la Vergine e il Bambino”, proprio di Da Vinci. Quando si è accorta delle analogie con la “vera” Gioconda, ha chiamato Vincent Delieuvin, capo curatore dei dipinti per il Louvre, che ha preso il primo volo per Roma.

L’opera è nota anche come Gioconda Torlonia perché in passato è stata di proprietà della nobile famiglia romana, ed è una delle decine di copie esistenti della celeberrima Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Non è neanche tra quelle di miglior qualità menzionando anche l’opera che adesso si vuole far passare come appena scoperta). Si tratta di un dipinto dalla storia ben nota: documentata nel 1814 negli inventari dei Torlonia come “copia della Gioconda di Leonardo da Vinci” (fu attribuita a Bernardino Luini da Giuseppe Antonio Guattani, ma anche quest’attribuzione poi decadde in quanto troppo debole), entrò a fa parte della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini nel 1892, dopodiché, nel gennaio del 1927, fu concessa in deposito alla Camera dei Deputati, e da allora si trova a Montecitorio..

Lapidario anche Vittorio Sgarbi: “Macché seconda Gioconda! È solo una modesta tela! Roba da arredamento confusa da menti ottenebrate”, ha detto il vulcanico storico dell’arte ferrarese. “Una modesta tela esposta in un palazzo pubblico, nell’Ufficio del Questore di Montecitorio, è stata fatta passare come una seconda Gioconda di Leonardo, che, per inciso, ha fatto fatica (ci ha messo 5 anni) a dipingerne una. L’eccitazione di menti ottenebrate ha evocato con grande suggestione magazzini, depositi, polvere, evitando l’unica parola pertinente: arredamento! E cioè quello che solitamente, provenendo dai depositi di un museo viene chiesto, a partire dalla Camera e dal Senato, e poi da ambasciate e prefetture, per arredare sale aperte al pubblico, come da anni è Montecitorio.

Il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci deve rientrare in Italia

Il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci deve rientrare in Italia

La scorsa settimana ho potuto ammirare un Leonardo Da Vinci originale a Hong Kong. Il quadro è noto come “Salvator Mundi” ed è rimasto esposto per tre giorni negli uffici della Christie’s.

I due responsabili della casa d’aste, Loïc Gouzer e François de Poortere, si dicono certi che, essendo l’unico quadro di Leonardo ancora in mano a privati, spunterà un prezzo superiore ai 100 milioni di dollari previsti. Sono stati tanto gentili da consentirmi d’osservare da pochi millimetri di distanza questo straordinaria opera, dipinta con colori a olio su una tavola di legno di noce (64.5 x 44.7 cm). L’anno dovrebbe essere il 1502, secondo Christie’s, ovvero mentre si trovava a Firenze.

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