Lasciate perdere “Mussolini il Capobanda” di Cazzullo e “Gli Ultimi Giorni dell’Europa” di Scurati. Leggete “Mussolini in Giappone” di Angelo Paratico

Lasciate perdere “Mussolini il Capobanda” di Cazzullo e “Gli Ultimi Giorni dell’Europa” di Scurati. Leggete “Mussolini in Giappone” di Angelo Paratico

di Ambrogio Bianchi

L’ennesima comparsata televisiva di Aldo Cazzullo per lanciare il suo insipido libro intitolato: “Mussolini il Capobanda” m’indigna al punto da scrivere ciò che qui scrivo. L’ho sfogliato e ne ho letto alcuni capitoli e mi è parso intriso di luoghi comuni, di banalità e di fatti storici difficilmente verificabili. Si tratta di un Mussolini riportato al 2022 e che si scopre impresentabile, ma i Franklin Delano, i Winston, i Giuseppe (Stalin) erano così presentabili? Questo autore mi pare una sorta di Severgnini con il turbo!

Dell’ennesima fatica del compagno Scurati neppure voglio accennare. Pur avendo Mussolini le sue pesantissime colpe, vorrei suggerire allo Scurati d’occuparsi d’altro nella vita, invece di lasciar segni sulla carta bianca.

Ora un consiglio per i lettori. Avevo già recensito un libretto, davvero aureo, del mio grande amico, Angelo Paratico, intitolato “Mussolini in Giappone” pubblicato dalla Gingko Edizioni, e che è stato recentemente premiato alla I edizione del Premio Mameli, a Montecatini Terme.

Ecco, vorrei dire che il libro di Paratico vale più dei due precedenti messi insieme, perché tocca argomenti storici verificabili, e criticamente rimette in discussione la figura di Mussolini, a 100 anni dalla marcia su Roma, creando una narrazione colma di poesia e di emozioni profonde. Questo è ciò che dovrebbe fare un romanziere, e non usare il suo libro come un’arma contundente, per rovesciare i fatti e annoiare i lettori, come fanno il Cazzullo e lo Scurati.

Quanto avevo da dire sul libro di Paratico, lo trovate in un articolo da me scritto e che trovate su di un blog storico del Corriere della Sera:

Mussolini in Giappone? | La nostra storia (corriere.it)

 

 

 

 

 

 

 

Mussolini invase la Grecia per dare una mano a W. Churchill

Mussolini invase la Grecia per dare una mano a W. Churchill

 

Il 3 luglio 1940 Mussolini stabilì che il grosso dell’esercito italiano dovesse schierarsi su posizioni che ne garantissero l’impiego contro alla Jugoslavia. Tre giorni dopo stabilì anche che si doveva approntare una offensiva contro alla Grecia, in caso di occupazione delle isole joniche da parte inglese. Questo spiega perché Mussolini non volle occupare una larga area del territorio francese, declinando l’offerta fattagli da Hitler, perché questo avrebbe bloccato almeno 10 divisioni italiane della 70 disponibili.

Il 28 ottobre 1940 l’Italia invase la Grecia, nel peggior periodo dell’anno. La Grecia era un paese retto dal dittatore fascistoide Giovanni Metaxas. Non dicemmo nulla ai tedeschi che s’infuriarono. Il motivo addotto da Mussolini fu la sua intenzione di prevenire un’occupazione da parte delle forze britanniche. E del resto il 12 ottobre 1940 Hitler aveva occupato la Romania, senza informare l’alleato italiano.

La nostra fu una mossa sbagliata e si è spesso cercato il vero motivo dietro a tale decisione, che finì per far precipitare la sorti della guerra, sia per gli italiani che per i tedeschi. Gli storici l’hanno spiegata con la gelosia di Mussolini per le conquiste di Hitler e il fatto che venisse trattato come un alleato di serie B.

Dunque, quella di Mussolini fu solo una reazione nervosa, in risposta all’occupazione della Romania o c’era dell’altro? I generali italiani sapevano che attaccare la Grecia a fine ottobre fosse un madornale errore per via del tempo, inoltre erano a conoscenza dei preparativi militari fatti dai greci, che avrebbero reso difficile sconfiggerla.  Renzo de Felice scriveva anche dei timori nutriti da Mussolini che Hitler avrebbe concesso una onorevole tregua al governo britannico, escludendo l’Italia da tutti i possibili benefici.

Parlandone con Giorgio Carli, infaticabile organizzatore di eventi culturali a San Rocco di Quinzano, dopo la presentazione di un libro sulla Grecia scritto da Ennia Dall’Ora, ho pensato che ci potrebbe essere un’altra spiegazione. Una spiegazione mai prima presa in considerazione dagli storici ma che può essere messa in relazione con il misterioso carteggio segreto di Mussolini, fatto poi sparire dagli inglesi, dopo la sua cattura a Dongo.

Si tratta del Blitz germanico su Londra per indurre la Gran Bretagna alla capitolazione e che si svolse dal 7 settembre 1940 sino al 11 maggio 1941. Il 15 settembre 1940 vi fu il più pesante attacco diurno dei tedeschi.

Chiamarono quelle operazioni di bombardamento Seeschlange (serpente marino) che doveva consistere in un pesante martellamento che avrebbe preceduto uno sbarco anfibio, che era programmato per il 17 ottobre 1941, noto come operazione Seelöwe (leone marino), ma che fu bloccata da Hitler e poi rimandata  indefinitamente, anche se molti sostengono che fu un bluff per mettere pressione sulla Gran Bretagna.

Winston Churchill era a conoscenza di questi piani e si aspettava l’arrivo dei carri armati germanici, contro ai quali avevano ben poco da opporre. Non a caso quando Churchill pronunciò un suo alato discorso in Parlamento, il 4 giugno 1940, noto come “Li combatteremo sulle spiagge” nel sedersi disse: “E con cosa li combatteremo? Con le bottiglie scheggiate delle nostre birre, perché queste sono le armi che abbiamo”.

Il momento di affrontarli sulle spiagge si era fatto prossimo e avevano già programmato il trasferimento in Canada dell’oro della banca d’Inghilterra e del Governo .

Certamente esistevano ancora dei canali aperti fra Churchill e Mussolini ed è possibile che in quei momenti disperati Churchill abbia suggerito l’apertura di un secondo fronte, con l’attacco alla Grecia e l’apertura del fronte balcanico, che avrebbe coinvolto i tedeschi. Questa è solo una ipotesi, buona come tante altre, ma che potrebbe spiegare, almeno parzialmente, la mossa irragionevole fatta dal Duce. Forse, la presenza di una traccia di queste richieste britanniche, stava nella borsa che Mussolini teneva in grembo stando seduto nell’autocarro fermato a Dongo.

 

LE ILLUSIONI DI STRESA E IL TRADIMENTO INGLESE

LE ILLUSIONI DI STRESA E IL TRADIMENTO INGLESE

La mattina del 11 aprile 1935, Benito Mussolini sbarcava a Palazzo Borromeo, sull’Isola Bella, saltando giù da un idrovolante che lui stesso aveva pilotato. Lo attendevano i massimi rappresentanti politici di Gran Bretagna e Francia, mentre la Germania di Adolf Hitler non era stata invitata. Le discussioni terminarono tre giorni dopo con la firma di un accordo ritenuto molto importante, che creò quello che fu definito il ‘Fronte di Stresa’. In realtà i fatti successivi annullarono quelle speranze, che pure ebbero una risonanza mondiale e il cui fallimento, provocato dalla codardia della Gran Bretagna, portò diritto alla seconda guerra mondiale.

In Italia non sono mai stati pubblicati libri su questo tema, o dei saggi contenenti un’analisi storica spassionata di quegli effimeri accordi e dei loro tragici sviluppi. Eppure possiamo dire che quei giorni segnarono l’apogeo del prestigio e dell’Italia e di Benito Mussolini, più ancora che a Monaco nel 1938.

Le migliori analisi dedicate a questo intricato argomento sono dovute in Italia a Rosaria Quartararo, una brillante allieva di Renzo De Felice, e in Francia a Léon Noél, con il suo libro “Les Illusions de Stresa. L’Italie abandonée a Hitler” uscito nel 1975. La storiografia inglese è pressoché assente, forse perché non si sanno liberare dei loro complessi di superiorità, rafforzati dalla vittoria nella II Guerra Mondiale che si attribuiscono ma che in realtà andrebbe ascritta all’URSS in primis e agli Stati Uniti in secundis. Forse per questo motivo continuano a vedere nel Benito Mussolini diplomatico solo una sorta di clown.

Eppure quell’accordo fu definito dall’americano Pat Buchanan, nel suo “Churchill, Hitler and the Unnecessary War” come ‘il più importante tentativo fatto in Europa per fermare Adolf Hitler, prima dell’inizio della II Guerra mondiale’ e, addirittura, rincarando la dose, egli sottolinea che fu una follia, pochi mesi successivi, per la Gran Bretagna di aver votato contro l’Italia e applicato sanzioni punitive per l’invasione dell’Etiopia, spingendola nelle braccia di Hitler. La Francia invece accettò obtorto collo la sovranità italiana sull’Etiopia come uno scotto da pagare per mantenere unito il ‘Fronte di Stresa’: una ulteriore dimostrazione della sua importanza.

L’Italia e la Francia desideravano fortemente far fronte comune contro Hitler che, dopo che il 16 marzo 1935, aveva ripristinato la leva obbligatoria e dichiarato di voler creare una flotta aerea e di aumentare il numero di divisioni, stracciando gli accordi sottoscritti a Versailles con le nazioni uscite vincitrici dalla I Guerra Mondiale.

A Stresa Benito Mussolini pose sul tavolo vari argomenti, anche se la necessità di evitare l’Anschluss dell’Austria, che egli presagiva, fu quello centrale. Egli esordì mostrando di conoscere bene la situazione a Vienna, dicendo ai rappresentanti della Gran Bretagna, Ramsay MacDonald e John Simon, e a quelli francesi, Pierre Laval e Pierre-Etienne Flandin, che l’istituzione della leva obbligatoria in Austria avrebbe voluto dire la fine della sua neutralità, dato che i giovani austriaci erano tutti filo-nazisti.

Mussolini non voleva la Germania al Brennero e auspicava che l’Austria restasse una nazione cuscinetto, inoltre desiderava avere un avallo che gli consentisse l’occupazione dell’Etiopia, per vendicare l’onta di Adua del 1896. Non si parlò esplicitamente dell’invasione dell’Etiopia, ma Mussolini fece delle chiarissime allusioni, facendo capire che in cambio di quelle terre egli avrebbe sostenuto le altre potenze europee contro alla Germania nazista. Nessuno eccepì o lo avvertì di non azzardarsi a farlo. Se lo avessero fatto, dubitiamo che Mussolini avrebbe mosso l’esercito e, come ebbe poi a dire lo stesso primo ministro francese, Pierre-Etienne Flandin, se la Gran Bretagna fosse stata chiara non avrebbero inflitto poi una cocente umiliazione a Mussolini, ‘perché i dittatori non accettano umiliazioni’.

Prova della propensione a un compromesso da parte di Mussolini fu il fatto che egli si mostrò disposto ad accettare il piano Hoare-Laval, che prevedeva solo una parziale occupazione italiana dell’Etiopia, prima che una soffiata lo rendesse pubblico, provocando indignazione in tutta Europa. Dunque la Gran Bretagna, il Paese con più colonie al mondo, votò per le sanzioni all’Italia che attaccava l’Etiopia.

Come poi ebbe a dire il sottosegretario permanente al Foreign Office, Vansittart: ‘Con questo fiasco perdemmo l’Abissinia, perdemmo l’Austria, creammo l’Asse, e rendemmo inevitabile la guerra contro la Germania.’

La Gran Bretagna mantenne un comportamento assai ambiguo in quegli anni, credendo di poter addomesticare Hitler, la cui natura sanguinaria e i cui fini Mussolini, invece, conosceva benissimo e, subito dopo Stresa, cedettero alle lusinghe naziste firmando, il 18 giugno 1935, un accordo navale, senza informare Francia e Italia, secondo il quale posero in proporzione diretta Germania e Gran Bretagna per numero e tonnellaggio in navi da guerra, di fatto rinnegando sia gli accordi di Stresa che quelli di Versailles.

Benito Mussolini s’infuriò ma, purtroppo per lui e per l’Italia, si convinse che Hitler non poteva più essere fermato e che, pertanto, la tigre andava cavalcata.