Gli esponenti di Fratelli d’Italia Massimo Mariotti e Massimo Giorgetti si sono recati nella via che il Comune di Verona ha dedicato a Paolo Borsellino al Bassone per rendere omaggio alla memoria del giudice ucciso trent’anni fa, a Palermo in via D’Amelio, assieme ai cinque agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. “ Con questo gesto abbiamo voluto ricordare l’impegno di un Magistrato in prima linea nella lotta a Cosa Nostra e il cui ricordo è ancora vivo tra gli italiani, come testimoniano le numerose iniziative di questi giorni in tutta Italia da parte delle istituzioni e di numerose associazioni, oltre a quello degli appartenenti alle Forze dell’Ordine caduti nell’adempimento del loro dovere”, spiegano i due appartenenti storici alla destra veronese.
Paolo Borsellino fu un simpatizzante del Movimento sociale italiano, nel quale aveva militato da giovane. Come ha rimarcato Marcello Veneziani nel suo splendido editoriale su La Verità di ieri, Paolo Borsellino poteva essere salvato proprio da quel Parlamento che oggi si affanna a ricordarlo. E forse quella scelta avrebbe salvato l’Italia intera. Fu il MSI che lo votò per nominarlo Presidente della Repubblica.
In quel periodo di grandi stravolgimenti politico-istituzionali, per la prima volta nella storia tormentata della nostra Repubblica, il Presidente Francesco Cossiga rassegnò le dimissioni, costringendo il Parlamento a nuove votazioni. Il pomeriggio del 19 maggio 1992, nel corso dell’XI scrutinio delle elezione del Presidente della Repubblica italiana, l’allora segretario del MSI Gianfranco Fini diede indicazione ai suoi parlamentari di votare per Paolo Borsellino Presidente della Repubblica. In quello scrutinio ebbe 47 preferenze (il morto che parla, ci ricorda Veneziani…) piazzandosi quarto.
Ci vollero ben 16 scrutini per eleggere il Presidente della Repubblica: Oscar Luigi Scalfaro, che ottenne 672 voti. La fumata bianca arrivò appena 2 giorni dopo la strage di Capaci.
Benito Mussolini definì “Canguri Giganti” tutti coloro che avevano approfittato del regime fascista, riempiendosi il capace marsupio per poi saltare nello schieramento opposto. La morte di Eugenio Scalfari, avvenuta oggi, 14 luglio 2022, a 98 anni, segna la morte dell’ultimo grande “Canguro Gigante”.
Egli è l’ultimo personaggio che meritò l’onore di essere incluso, con un proprio capitoletto, nel libro Il Paese dei Voltagabbana, ripubblicato dalla Gingko Edizioni di Verona, cambiando il titolo originale di Camerata, dove sei?.
Riportiamo l’inizio del capitoletto relativo a Scalfari:
“All’inizio degli «anni Quaranta», in piena guerra, Roma fascista, «settimanale dei giovani universitari fascisti dell’Urbe», ospitava alcune firme destinate a diventare famose nel dopoguerra. Negli anni Quaranta e quarantuno, fino al 28 ottobre del 1942, dirigeva il giornale Mariano Pintus, che successivamente sarebbe diventato deputato democristiano e sottosegretario. Nelle sei pagine, numero forzatamente ridotto per la mancanza di carta, si alternarono le firme di Luciano Salce e di Massimo Franciosa; dell’attuale comunista Del Guercio, del nostro direttore Mario Tedeschi, mentre Paolo Sylos Labini recensiva encomiasticamente i libri di Alberto de’ Stefani ed altri ancora facevano sfoggio delle loro capacità letterarie. Particolarmente apprezzata, sia per i contenuti sia per la saldezza ideologica degli articoli, la collaborazione di Eugenio Scalfari, attualmente direttore dell’anti-fascistissimo Espresso e già deputato socialista eletto «per meriti sifariti», sulla scia del clamore suscitato dalle sue polemiche contro al generale Giovanni De Lorenzo.
Eugenio Scalfari e la sua fiera mamma.
Negli anni in cui l’Italia fascista e imperiale combatteva la sua guerra, nessuno certo avrebbe potuto supporre che Eugenio Scalfari un giorno sarebbe entrato in Parlamento, come premio per avere attaccato una organizzazione delle Forze Armate. Il 24 settembre 1942 (XX dell’Era Fascista) in un articolo intitolato: «Volontà di potenza», Eugenio Scalfari, infatti, sosteneva addirittura che non era più sufficiente limitarsi all’Impero, ma bisognava andare oltre, facendo leva su due elementi ben definiti: «il popolo» e «la razza».
Angelo Guglielmi è stato un critico letterario, saggista, giornalista, dirigente tv, presidente dell’Istituto Luce, assessore alla cultura per il Comune di Bologna. Una vita all’avanguardia, fin dal 1954, quando frequentando un corso di formazione, entra in Rai. Fonda il gruppo ’63, con Umberto Eco, Arbasino, Edoardo Sanguineti: è stato un fondamentale riferimento per l’avanguardia letteraria italiana. Dirigente televisivo di programmi, nel 1987 è nominato direttore di Rai Tre, e la dirigerà fino al 1994.
L’ho conosciuto in quell’occasione e ci siamo confrontati, ma non sono riuscito a lavorare con lui, perché ero sempre impegnato con spettacoli teatrali e televisivi delle prime due Reti, e il ”suo periodo” coincise con quello di una malattia di mia moglie, che mi obbligò a stare lontano dalla tv per otto anni.
Mi fece i complimenti per il mio primo libro “Tutto Govi”, scritto con Mauro Manciotti, nel 1990. Lo stimavo molto, ero incuriosito di quella sua “tv verità”. “Telefono giallo” con Corrado Augias e Donatella Raffai; “Samarcanda” con Michele Santoro, “Un giorno in pretura”, “La tv delle ragazze”, con Serena Dandini, Sabina Guzzanti, Cinzia Leone, Alessandra Casella, Francesca Reggiani.
Guglielmi ha lanciato Chiambretti (Complimenti per la trasmissione), Giuliano Ferrara, Franca Leosini,(Storie maledette) Donatella Raffai e Paolo Guzzanti (Chi l’ha visto?), Fabio Fazio (Quelli che il calcio), ironizzando e sdrammatizzando lo sport nazionale. Innovativo, non aveva remore a contaminare l’alto e il basso: “Blob” con Enrico Ghezzi e Marco Giusti; “La piscina” con Alba Parietti, discinta. Una tv nuova, che voleva far dimenticare la tv didascalica, pedagogica in auge fino a metà anni ’80.
Rimane “lo storico direttore” di una Rai Tre, nuova, sorprendente, geniale, inimmaginabile senza di lui.
Vito Molinari, Luglio 2022
(Vito Molinari, classe 1929, è stato regista della Rai e autore e coautore di oltre 2000 trasmissioni. Sta per uscire un suo nuovo libro noir, intitolato “Le Indagini del Commissario Guido Ballarini” con la Gingko Edizioni di Verona).
Il dottor Eben Alexander, ex professore associato di neurochirurgia alla Harvard Medical School, e stato un ricercatore in neurochirurgia per 25 anni ed è noto in tutto il mondo per lo sviluppo di moderne tecniche neurochirurgiche e per il trattamento di complesse malattie cerebrali. Durante i 15 anni trascorsi alla Harvard Medical School, ha pubblicato oltre 150 articoli di neurochirurgia, sia individualmente che in collaborazione con altri medici.
Nel 2008, senza alcun preavviso, il dottor Alexander sviluppò una forma estremamente rara di meningite batterica, difficilmente documentata nella letteratura medica. È entrato in coma nel giro di poche ore. Il dottor Alexander, un ex credente nella scienza, ha raccontato di aver visto il Paradiso mentre era in coma e di aver capito che questi fenomeni, che prima considerava insensati, in realtà non erano una fantasia. Ha scritto un libro sulle sue esperienze intitolato Proof of Heaven, che è stato un bestseller del New York Times per 15 settimane e ha venduto milioni di copie.
Di seguito sono riportati alcuni punti salienti dell’intervista fatta al dottor Alexander.
Nel novembre 2008, improvvisamente, sviluppai una grave forma di meningite batterica e fui ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale (ICU). Si trattava di una forma estremamente rara di meningite, a malapena documentata nella letteratura medica.
Nel giro di poche ore entrai in coma profondo. Nel coma, mi ritrovai salvato da una luce bianca che girava lentamente con una melodia musicale perfetta. La luce bianca era circondata da cose simili a capelli dorati e argentati. Poi, lentamente, si è aperta una splendida e realissima valle d’ingresso. In quel momento, la mia coscienza aveva solo le dimensioni di un granello di luce, sulle ali di una farfalla. Intorno a me volavano diversi milioni di farfalle. Sotto di me c’era un prato verde e splendido. Non c’era alcun segno di morte o di declino. C’erano migliaia di vite che danzavano lì, e io le chiamo “anime tra le vite”. Il luogo era pieno di gioia, con angeli che cantavano dall’alto e “perle d’anima” pure che venivano estratte dalle luci e si riflettevano nel cielo blu profondo, e c’erano canti provenienti da ogni parte. Un fulmine attraversò la mia coscienza e fu la prima cosa che seppi in questa dimensione. Sapevo di essere amato da un essere divino amorevole e compassionevole che non era un giudice. Potevo sentire che questo essere divino era molto compassionevole. A quel tempo non avevo memoria di questo mondo e avevo dimenticato la lingua. Non ricordavo la vita di Eben Alexander né la mia conoscenza dell’universo; la mia memoria era vuota. Fortunatamente non ero solo. La nostra coscienza era tutta sulle ali di una farfalla. Accanto a me c’era una donna molto bella, i cui abiti erano identici a quelli dei gioiosi esseri danzanti della valle. Io e lei avevamo un legame profondo, perché era il mio angelo custode. Durante il mio viaggio, è stata lei a inviarmi telepaticamente tutti i messaggi di conforto: “Sarai sempre amato e protetto. Non devi avere paura. Ti prenderai cura di te”. Non ci sono parole per descrivere quanto fosse bello quel mondo, e credo che questo fosse il messaggio che volevo riportare in questo mondo.
Quando mi sono svegliato in terapia intensiva, dopo quell’esperienza di pre-morte, per un attimo non ho riconosciuto i miei familiari che erano al mio capezzale, tra cui mia madre, mia moglie e mio figlio. Sapevo solo di aver fatto un viaggio strano e misterioso.
Se aveste visto in che condizioni versavo, avreste pensato che ero senza speranza. Tuttavia, due mesi dopo mi sono miracolosamente ripreso. Quasi tutti i medici dissero che ero sopravvissuto grazie all’esperienza di pre-morte che avevo vissuto. Tuttavia, non credo di essere solo “sopravvissuto”, ma di essermi ripreso completamente e di essere diventato più energico. Nelle ore successive all’esperienza di pre-morte, mi è tornato il linguaggio e, nel giro di pochi giorni, mi sono tornati i ricordi dell’infanzia. La mia conoscenza del linguaggio, della neurologia, del cervello, dell’universo e della fisica è stata ripristinata entro due mesi dal risveglio dal coma.
Ho documentato il danno neocorticale al mio cervello per dimostrare che ciò che ho visto non era un sogno, un’allucinazione o una finzione. In effetti, ci sono chiare prove mediche che la mia neocorteccia era in uno stato pietoso. Secondo la Glasgow Coma Scale, un punteggio di 15 è normale, un punteggio inferiore a 9 è considerato coma profondo e un punteggio di 3 è considerato un cadavere. Per la maggior parte del tempo sono stata in coma, e il mio punteggio sarebbe stato di 6 o 7, e a volte anche di 5.
Inoltre, gli esami cerebrali con TAC e risonanza magnetica hanno mostrato che tutti gli otto lobi del mio cervello erano stati colpiti, quindi la mia corteccia cerebrale non sarebbe stata in grado di generare questa esperienza. Credo sia importante sottolineare che la scienza convenzionale basata su Newton e sul materialismo, promossa oggi dai media mainstream, avrebbe già dovuta essere smentita 80 anni fa, quando è nata la fisica quantistica. Eppure molti nella comunità scientifica non sono ancora usciti dalla loro confusione.
Ho trascorso i primi 54 anni della mia vita nella visione del mondo della scienza convenzionale. Ho insegnato neurochirurgia alla Harvard Medical School per oltre 15 anni e pensavo di sapere qualcosa sul cervello, sui pensieri e sulla coscienza. Tuttavia, dopo la mia esperienza di pre-morte nel 2008 e quasi 12 anni di ricerca scientifica, ho acquisito una comprensione molto più profonda di come la scienza intende il cervello, la mente, la coscienza e la realtà. L’idea della coscienza libera è molto più convincente dell’ideologia obsoleta del materialismo. Prima del coma non ci credevo, e questa esperienza ha portato un nuovo cambiamento nella mia comprensione dell’umanità e dell’universo. La coscienza umana ha il potere di guarire le malattie
Crediamo erroneamente che la coscienza sia generata dal cervello materiale, come facevo io prima di entrare in coma, ma questo non è vero.
Cioè, il cervello è come un impianto di elaborazione fisica. La nostra volontà è libera anche quando non è nel cervello e ha un grande potere di influenzare il mondo fisico. L’effetto placebo, ad esempio, è il miracoloso effetto di guarigione che si verifica quando il paziente è semplicemente confortato nella mente. Il libro “Spontaneous Remission: An Annotated Bibliography” ha documentato oltre 3.500 casi inspiegabili di autoguarigione da cancro, malattie infettive, congenite e degenerative a metà degli anni Novanta. Il motivo era spesso che la fede del paziente stesso aveva un effetto di guarigione inaspettato. Anche azioni come sedersi in meditazione e pregare possono aiutare le persone a entrare in uno stato di guarigione, come ho sperimentato con la mia esperienza terapeutica di pre-morte, anche se la nostra medicina moderna non è in grado di spiegare come le esperienze di pre-morte possano avere effetti miracolosi di guarigione.
Possiamo anche prendere come riferimento altre esperienze di pre-morte. Per esempio, Anita Moorjani è guarita dopo essere stata in punto di morte a causa di un cancro, e la chirurga scheletrica Mary C Neal si è miracolosamente ripresa 30 minuti dopo essere annegata. Questi casi distinti di guarigione spirituale sono tutti esempi sorprendenti. L’effetto placebo è simile all’effetto della preghiera, che è un metodo di guarigione molto potente. Se la nostra coscienza può influenzare il nostro corpo e gli effetti di guarigione, probabilmente possiamo influenzare anche ciò che accade nella vita reale.
La mia storia è così potente che centinaia di medici, infermieri e operatori sanitari, soprattutto quelli che lavorano con i defunti, hanno capito che quando il corpo materiale muore, la coscienza non muore con esso. Hanno visto così tante prove. Se guardate alla nostra moderna comprensione della coscienza, al tema delle esperienze di pre-morte e ad altre cose che vanno oltre il cervello fisico, troverete esempi vividi ovunque nella vita. Un devoto credente nella scienza è diventato un credente nell’esistenza del Paradiso
In realtà, “esperienza di pre-morte” non è un termine moderno. Esisteva già ai tempi di Platone, che riportò la cronaca della vita di Er, figlio di Armenios di Panfilia, che quasi perì in battaglia. Quando Er si rianimò, disse agli altri soldati: “Quando morirete, vedrete scorrere davanti ai vostri occhi tutte le cose importanti della vostra vita. La cosa più importante che ho imparato a posteriori è che esistiamo per amarci”.
Dopo aver esplorato tutto questo, crediamo che il potere del divino sia assolutamente reale. Da un punto di vista scientifico e filosofico, il materialismo era già superato 80 anni fa. Tuttavia, non sto esplorando le credenze religiose. Dal 2002 fino al coma, la mia anima si è persa per molti anni. Ho rinunciato alla fede in Dio, ho rinunciato a pregare, ho smesso di portare i miei figli in chiesa e di pregare per loro la sera. Tuttavia, la mia esperienza di pre-morte mi ha dimostrato per sempre e senza alcun dubbio che il potere della misericordia di Dio è assolutamente reale in questo universo.
Esperienze simili di molte altre persone hanno dimostrato anche questo: la cosa più importante che impariamo dalle esperienze di pre-morte è che “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, una verità che è incorporata nelle fondamenta stesse dell’universo. Se causiamo sofferenza agli altri senza motivo, ne pagheremo il prezzo al nostro passaggio. Quando passiamo attraverso una dimensione nuova di vita, come la valle che ho attraversato io, sperimentiamo lo stesso dolore delle persone che abbiamo ferito. Quindi, per alcune persone che hanno fatto del male ad altri, la loro esperienza di rivisitazione di vita sarà infernale.
In mezzo a tutta la luce e alla compassione, il dolore e la sofferenza sono particolarmente visibili. Ci sono anche una serie di correzioni per aiutarci a ripagare, in modo che nella prossima vita saremo più gentili e più amorevoli: questa è la destinazione finale della coscienza attraverso questo processo. Direi che ha cambiato tutto. Ha cambiato la mia percezione dell’esistenza dell’anima, il mio rapporto con l’universo e il mio rapporto con gli altri.
Non sono l’unico. Oltre il 90-95% delle persone che hanno vissuto esperienze di pre-morte si sono risvegliate più compassionevoli, meno materialiste e più concentrate sull’aiutare gli altri, mostrando gentilezza e affetto. Sono tornato dal mio viaggio con la consapevolezza che una delle nostre più grandi sfide è come amare noi stessi per arricchire la nostra comprensione della compassionevole provvidenza di Dio, che è ciò di cui abbiamo veramente bisogno. La parte più profondamente difficile di questa esperienza non è ciò che accade dopo la morte, ma come vivere questa vita in modo sobrio e significativo. Dobbiamo riconoscere che la nostra anima è connessa a Dio e alla vita dell’universo e usarla per guidare la nostra vita.
Credo anche che l’origine della vita non sia evolutiva, come credeva Darwin. Tuttavia, questa interpretazione errata ha permeato i nostri sistemi economici, politici e sociali e si è evoluta nella cosiddetta “sopravvivenza del più adatto”, “ognuno per sé” e “eliminazione di coloro che competono con te”. Questo non è giusto. La biologia moderna ha trovato molti esempi che dimostrano l’esistenza della cooperazione e della comunicazione intraspecie e interspecie, come i delfini che aiutano le balene a partorire, o mettono in salvo i marinai che stanno annegando e le diverse specie che si aiutano a vicenda.
Quando veniamo al mondo in un corpo fisico, sembriamo abbandonati dal mondo spirituale. Tuttavia, ciò che si dimentica è che in realtà non siamo stati abbandonati, abbiamo solo bisogno di riscoprire le connessioni. In particolare, abbiamo bisogno di sperimentare pienamente il nostro mondo per poterlo vivere in modo più significativo.
Considerata la culla della civiltà delle Americhe, la Città Sacra di Caral-Supe è un sito archeologico che risale a più di 5000 anni fa, situato su un’arida terrazza desertica, che si affaccia sulla verde valle del fiume Supe, in Perù. La Città Sacra di Caral-Supe è un complesso di piramidi e corti circolari sepolte scoperto solo nel 1948.
La Città Sacra di Caral-Supe ospita uno straordinario complesso di architettura monumentale antica costruito intorno al 2600 a.C., all’incirca nello stesso periodo della prima piramide egizia. Gli archeologi ritengono che Caral sia uno dei più grandi e sofisticati centri urbani fondati dalla prima civiltà conosciuta dell’emisfero occidentale. Con una base di dimensioni pari a circa quattro campi da calcio, la piramide più grande, nota anche come Pirámide Mayor, è alta quasi 30 metri. Il sito è stato stimato tra i 4.000 e i 5.000 anni, grazie alla datazione al radiocarbonio del materiale organico, il che rende la sua costruzione antica almeno quanto la Piramide a gradoni di Saqqara, la più antica piramide conosciuta dell’antico Egitto.
Grazie a questo sorprendente ritrovamento, Caral è oggi una delle più antiche città antiche conosciute dell’emisfero occidentale. Da tempo si pensa che il Perù costiero sia una delle sei culle riconosciute della civiltà umana e le nuove scoperte archeologiche continuano a far slittare le date della “cultura madre” della regione. Per contestualizzare la situazione, la città di Caral-Supe fiorì nello stesso periodo in cui gli Egizi costruivano le loro piramidi. La complessità della società di Caral come stato sociopolitico si riflette nella struttura e nell’architettura della città, mentre i manufatti scoperti nel sito, come il quipu (lo stesso sistema di nodi che gli Inca utilizzarono in seguito per memorizzare le informazioni), dimostrano l’influenza di questa particolare civiltà sulle civiltà andine successive. La progettazione delle componenti architettoniche e spaziali della città è magistrale e i monumentali tumuli a piattaforma e le corti circolari incassate sono espressioni potenti e influenti di uno Stato consolidato.
Caral è stato il primo di oltre due dozzine di siti completamente scavati lungo la costa centrale del Perù, nota come regione del Norte Chico. Gli archeologi ritengono che i siti riflettano collettivamente il primo nucleo di civiltà delle Americhe, esistito dal 3000 al 1800 a.C. e in apparenza non influenzato da fattori esterni. Fiorì oltre 4.000 anni prima dell’inizio del potente Impero Inca.
Il disegno della città e alcuni dei suoi componenti, come le strutture piramidali e le residenze d’élite, mostrano chiaramente indicazioni di attività cerimoniali, a testimonianza di una potente influenza religiosa. A Caral non è stata trovata alcuna traccia di guerra: niente merli, niente armi, niente corpi mutilati. I ritrovamenti suggeriscono che si trattava di una società pacifica, basata sul commercio.
Nel 2009, la città di Caral-Supe è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per la rappresentazione ancora visibile dell’architettura e dell’urbanistica tardo-arcaica, per la cultura altamente sviluppata e complessa che l’ha abitata e per l’influenza che ha avuto sulle successive civiltà andine.
Foto di copertina: Città sacra di Caral-Supe (Perù). Christopher Kleihege
Damiano Tommasi, del centrosinistra, è il nuovo sindaco di Verona. Alla chiusura dello scrutinio ha conquistato il 53,34% dei consensi nel ballottaggio, contro Federico Sboarina (centrodestra) fermatosi al 46,66%. Il centrosinistra non conquistava la maggioranza e la poltrona di sindaco a Verona da 15 anni.
Damiano Tommasi, l’ultimo miracolato di turno, ha adottato la strategia del bel cilindro vuoto: “Sono qui, riempitemi con i vostri sogni”. Ma presto la realtà verrà a bussare al suo uscio e inizieranno i distinguo e i dispetti della eterogenea coalizione di sinistra che lo ha portato a Palazzo Barbieri. Il centrodestra deve ora resistere alla tentazione di sedersi sul divano con i popcorn ma riorganizzarsi, facendo pulizia al proprio interno, contrastando con intelligenza la azioni dei vincitori e cercando di limitare i danni che inevitabilmente questi faranno.
Dopo il comprensibile rifiuto a un apparentamento da parte di Sboarina, dobbiamo lamentare che è stato abbandonato al proprio destino dai leader del centrodestra, infatti, prima del ballottaggio sarebbe costata poco una visita della Meloni, o di Crosetto, di Salvini o di Sgarbi per sostenerlo.
Pubblichiamo questo messaggio condiviso su FB dall’amico Stefano Paiusco, perché ci pare molto equilibrato e sincero:
Damiano Tommasi è il nuovo Sindaco di Verona. Mi reputo, da sempre, una persona che sa accettare una sconfitta con dignità e, pertanto, gli faccio le mie congratulazioni e auguro buon lavoro a lui e alla sua squadra.
Federico Sboarina ha perso le elezioni, ma lo ha fatto a testa alta, con coerenza e senza vendersi a Flavio Tosi per un piatto di lenticchie, nel pieno rispetto del pensiero del suo elettorato che lo aveva votato 5 anni fa. I veronesi se ne renderanno presto conto di cosa accadrà, soprattutto quella parte del centro destra che, aizzata dal loro “caro leader”, ha deciso di consegnare la città in mano alla sinistra, non andando alle urne o, peggio ancora, votando per il suo avversario.
Così è la vita, così funzionano le cose in democrazia, a volte si vince, altre si perde, l’importante è che non ci si dimentichi l’obiettivo principale: lavorare per il bene della città e dei suoi abitanti. Vedremo cosa riuscirà a fare Tommasi, vedremo se adempierà agli impegni che ha preso con i veronesi. Lo osserveremo con molta attenzione e, ovviamente, non gli perdoneremo nemmeno il più piccolo errore, saremo implacabili. D’altra parte è questo il compito di chi sta all’opposizione. O no?
Un po’ di purgatorio, comunque, farà bene al centro destra veronese, chissà che, finalmente, questa sia l’occasione buona per ricucire una spaccatura che queste elezioni hanno, ahimè provocato. C’è bisogno di aria nuova, di volti nuovi ma, soprattutto, di un candidato nuovo da preparare per le prossime amministrative del 2027. C’è urgente necessità di cambiare il modo di fare comunicazione, di ascoltare e coinvolgere chi è, effettivamente, competente in un determinato settore, senza farsi trascinare dai soliti giochetti che consistono nel posizionare personaggi incapaci in ruoli di rilievo, solo perché si deve accontentare il tal o talaltro partito della coalizione.
Vedremo quali saranno gli sviluppi.
Approfitto di questa occasione per ringraziare Federico Sboarina e tutti i consiglieri della maggioranza che, in questi anni hanno lavorato seriamente per gestire la nostra città, nonostante l’impossibilità, per due anni, a causa della Pandemia, di poter accelerare progetti e iniziative. Hanno svolto, in ogni caso, nonostante la depenalizzazione del COVID, un ottimo lavoro.
S’intitola IF, ovvero SE, questa popolare poesia scritta da Rudyard Kipling nel 1895 e poi pubblicata nel 1910 nel suo libro intitolato “Rewards and Fairies”. L’autore la dedicò al suo unico figlio, John Kipling (1897-1915) tragicamente morto nella Battaglia di Loos, saltando fuori da una trincea.
Quel SE ha certamente origine dal mondo classico greco. Infatti, quella fu la risposta che il Senato spartano diede a una fiorita lettera di minacce inviata da Filippo di Macedonia, padre di Alessandro Magno, nella quale diceva che se fosse entrato nel Peloponneso con il suo esercito avrebbe distrutto Sparta e schiavizzati tutti i suoi cittadini.
Il Senato spartano rispose con una lettera nella quale scrissero solo: Se.
Nel leggerla Filippo capì che, pur in decadenza, gli spartani meritavano rispetto per il loro spirito e per il loro coraggio.
Indro Montanelli scrisse di aver modellato la propria esistenza su quella poesia e le stiliste romane “Sorelle Fontana” produssero un profumo intitiolato IF con all’interno il testo di questo stupendo inno al coraggio e alla coerenza.
SE
Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te
L’hanno persa e danno la colpa a te;
Se puoi aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
Ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa,
O essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;
Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
Se sai incontrare il Successo e la Sconfitta
E trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai pronunciato
Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli umili,
O osservare le cose per le quali hai dato la tua vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.
Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
E perdere, e ricominciare daccapo
Senza mai pronunciare una parola sulla tua perdita.
Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
A sorreggerti anche quando sono esausti,
E così resistere quando in te non c’è più nulla
Tranne la tua Volontà che ti ordina: “Resisti!”.
Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
O passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
Se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore a ciascuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che contiene,
E, cosa più importante, sarai un Uomo, figlio mio!
Ecco la versioone originale:
IF
If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you;
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too:
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise;
If you can dream and not make dreams your master;
If you can think and not make thoughts your aim,
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools;
If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss:
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”
If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings-nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much:
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And-which is more-you’ll be a Man, my son!
Massimo Mariotti alla commemorazione di Umberto Boccioni, al Chievo. Unico politico veronese a ricordarsi del grande pittore futurista nel giorno della sua morte.
Federico Sboarina verrà riconfermato grazie alla sua onestà, al suo bon ton e al suo savoir faire pur avendo dovuto governare in anni difficili a causa della pandemia e anche per l’emergenza bellica. Già possiamo prevedere le voci critiche che si leveranno sul candidato della sinistra, Damiano Tommasi. I cari compagni lamenteranno: ma chi lo ha scelto? Errore, non è neppure di Verona, non sa parlare, è un democristiano, è come avere una figurina Panini dei calciatori e via polemizzando. Ma lasciamo le polemiche di sinistra alla sinistra, contrariamente a quanto loro amano fare, non appena scorgono un accenno di divisione a destra.
L’ex sindaco Tosi continuerà a fare l’ex, e il sostegno di Forza Italia non gli servirà a nulla, anzi, la presenza di Licia Ronzulli a Verona il 9 giugno, ci è parso un vero e proprio “bacio della morte”.
Passeranno anche l’ex Senatore Paolo Danieli, ben conosciuto e rispettato a Verona, poi entreranno anche la Morgante e la Sandrin, perché la vittoria delle liste dedicate a Sboarina sarà netta, ma qui vorremmo rivelare per chi noi voteremo: per Massimo Mariotti.
Conosciamo Massimo Mariotti da un quarto di secolo. Un ex ufficiale carabiniere paracadutista che si è sempre mostrato attento ai bisogni dei veronesi, anche di quelli emigrati. Mariotti, una volta eletto, non smetterà di rispondere al telefono, come invece fanno tanti, che si tramutano da solleciti ascoltatori a tanti “io so io, e tu non sei un cazzo”.
Mariotti è sempre stato aperto ai confronti, aiuta chi può nel massimo rispetto delle leggi, ed è vicino a chi coltiva la Storia, attraverso i libri e, in generale, ama molto la cultura popolare. La sua freddezza, in caso di situazioni di rischio e pericolo, è leggendaria. “Massimo, la casa brucia!” e lui ti risponde: “Tranquillo, stanno arrivando i pompieri, li ho già chiamati. E mentre li aspettiamo, vuoi bere qualcosa?”.
In tutti questi anni non lo abbiamo mai visto tradire, non l’abbiamo mai visto mancare alla parola data o abbondonare un amico. Quando si trova ad amministrare un ente agisce con equità, pensando al futuro, non al passato e non al presente. Dunque, merita il nostro voto.
Il “frammento di Fagan” sarà il primo pezzo rimpatriato delle sculture del Partenone disperse all’estero. L’opera d’arte è stata definitivamente riportata al suo posto nel fregio orientale del Partenone, dopo il suo rimpatrio dal Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas di Palermo, avvenuto sabato 4 giugno. La cerimonia di restituzione si è svolta nella Galleria del Partenone del Museo dell’Acropoli, dove si trova esposta.
Il frammento, precedentemente conservato nel Museo Antonio Salinas di Palermo, era stato riportato ad Atene nel gennaio del 2022 per essere esposto al Museo dell’Acropoli, con un lascito di otto anni. Ma il ministro Franceschini, a maggio, aveva poi deciso la restituzione definitiva alla Grecia. E la sua è stata una azione saggia e nobile.
Questo sviluppo arriva in un momento in cui la pressione sul British Museum e sul governo britannico per la restituzione dei cosiddetti “Marmi di Lord Elgin” alla Grecia è aumentata, con l’opinione pubblica e tutti i principali media britannici che sostengono tale restituzione.
“Oggi è l’inizio. Un inizio di dimensioni storiche”, ha commentato la Ministra greca per la cultura, Lina Mendoni, estremamente soddisfatta del dono italiano. Ha poi aggiunto: “Il processo seguito dal governo regionale siciliano e dal Ministero della Cultura della Repubblica Italiana per il rimpatrio definitivo del ‘frammento di Fagan’ ad Atene mostra la via da seguire per il ritorno di tutte le sculture del Partenone ad Atene”.
Il Ministro della Cultura italiano, Dario Franceschini, ha aggiunto nel suo messaggio che: “l’Italia è in prima linea nel confermare concretamente il principio della restituzione dei beni culturali, con l’obiettivo di restituire il patrimonio culturale storico ai suoi luoghi e ai suoi popoli di origine”.
Il frammento rimpatriato entrò in possesso, non si sa bene come, di Robert Fagan, console britannico in Sicilia, più o meno al tempo dell’acquisto effettuato ad Atene da Thomas Bruce, VII Lord Elgin, dagli occupanti ottomani della Grecia. Gli inglesi non lo hanno mai descritto come un furto (infatti li pagò) ma hanno sempre usato il termine “reperimento”.
Dopo la morte di Fagan, avvenuta nel 1818, il marmo fu venduto dalla vedova al Real Museo dell’Università di Palermo. Tale frammento, che appartiene al fregio orientale del Partenone, raffigura gli déi dell’Olimpo che assistono alla processione panatenaica in onore della patrona della città, la dea Atena. Nel “frammento di Fagan” sono raffigurati gli arti inferiori di Artemide, dea delle foreste e della caccia, il cui corpo è rappresentato in una vista laterale. Lo scultore greco Fidia fra il 447 e il 432 prima di Cristo guidò un gruppo di artisti e di artigiani che realizzarono questi frontoni sul grande edificio voluto da Pericle. In cambio la Grecia invierà in esposizione dei pezzi rari al Museo Salinas di Palermo, per compensarli della loro generosità.
La prostituzione è nota come il più antico mestiere del mondo, si tratta di una forma di sfruttamento, sempre indotto con la violenza, sul corpo femminile. A Verona, la zona della stazione di Porta Nuova è uno dei centri più diffusi e le ragazze che si offrono per strada provengono dall’Europa dell’est e dai paese africani. Molte ragazze africane vengono indotte a pagare cifre importanti per un passaggio su un barcone che le porterà in Italia, dietro alla promessa di un lavoro e di una casa. Il loro sogno si tramuta presto in incubo, quando vengono sbattute sulle nostre strade.
Uno dei pochi candidati alle prossime elezioni comunali ad avere stigmatizzato questo fenomeno, e che da anni si è impegnato per porvi fine, è lo storico esponente della destra sociale veronese, Massimo Mariotti.
Così si è espresso qualche giorno fa, per descrivere il fenomeno: “Giusto dove possibile aumentare i controlli ma il problema è l’immigrazione selvaggia. Se da una parte il fenomeno della prostituzione, specialmente quella su strada, è veicolante di un forte degrado e di retroscena criminosi , d’altro canto non si può negare che esso va di pari passo con un’immigrazione incontrollata che può essere arginata da serie politiche nazionali, cosa che questo governo non ha attuato”. E prosegue: “Se queste ragazze vendono il proprio corpo è a causa dei ricatti e delle minacce dei mediatori e degli schiavisti che intendono farsi ripagare il “trasporto” in Europa. I controlli ci sono, basti pensare al “residence a luci rosse” sequestrato a fine gennaio dalle forze dell’ordine, e devono continuare ad essere svolti con la massima serietà come sempre richiesto da questa amministrazione, ma non dobbiamo illuderci: senza una politica forte e concreta sull’immigrazione il fenomeno non potrà mai essere sradicato”.
Una ulteriore parte del fenomeno, più organizzato e meglio strutturato, è quello attuato da cittadine cinesi nei centri massaggi, sui quali si chiude spesso un occhio.
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