Auguri, Fogolar Furlan di Hong Kong! 10 anni di successi.

Durante i trascorsi 10 anni, con mia moglie, Donatella, siamo stati soci del Fogolar Furlan, sezione di Hong Kong.

 

 

 

Il fondatore e primo presidente è un vecchio amico, Paolo Sepulcri. Quest’anno ha ceduto il bastone di comando a Michele Cicigoi, con Marco Bovolini come attivissimo vice presidente.

 

 

L’incontro sociale della comunità friulana a Hong Kong e Macau si tiene ogni anno verso la fine di novembre presso al Golf Course e Marina di Clearwater Bay ed è sempre un’occasione gioiosa e allegra. Vi si organizzano giochi, tombolate e partite di calcio per i ragazzi: Udine contro il resto del mondo è sempre la più attesa.

Auguriamo al Fogolar Furlan di Hong Kong altri dieci anni di successi.

 

 

 

 

 

 

http://www.fogolar-furlan.hk/

Morto Carlo Pedretti, uno dei massimi esperti di Leonardo Da Vinci

Il 5 gennaio 2018 nella sua casa di Lamporecchio, in provincia di Pistoia, è morto Carlo Pedretti, considerato in tutto il mondo uno dei massimi esperti su Leonardo Da Vinci, al quale ha dedicato la propria esistenza. Avrebbe compiuto 90 anni proprio il 6 gennaio. Pedretti era originario di Bologna e dall’età di 13 anni fu in grado di scrivere a lettere rovesciate, usando la mano sinistra, a imitazione del grande genio toscano. A 16 anni pubblicò il suo primo articolo dedicato a Leonardo e nel 1944, all’età di 23 anni, veniva giudicato un grande esperto.  Non l’ho mai incontrato di persona, ma ho comunicato con lui solo via email, grazie all’amico scrittore Salvatore Giannella, al quale era molto legato.

Lo storico dell’arte inglese, Kenneth Clark, con il quale Pedretti curò l’edizione del fondo di scritti e disegni conservati a Windsor, di proprietà della corona britannica, scrisse di lui: “Pedretti è senza ombra di dubbio il più grande esperto di Leonardo dei nostri tempi”.
Carlo Pedretti fu nominato professore emerito di Storia dell’Arte in studi leonardiani alla University of California, Los Angeles e anche supervisore del fondo Armand Hammer (allora detentore del Codice Hammer, ora Codice Bill Gates). Fu anche un prolifico autore di articoli e di più di 50 libri pubblicati in varie lingue e ha ricevuto svariati riconoscimenti, medaglie, lauree honoris causa, in Italia e all’estero. La lista è troppo lunga per essere riportata qui.

Come ebbe a dire Adolfo Venturi, negli anni ’30: “Autenticare un Leonardo da Vinci è come prendere in mano un ferro rovente” e, come molti altri esperti, pure Pedretti aveva alcune profonde piaghe sulle mani, anche perché quando gli veniva chiesto d’autenticare un dipinto o un disegno di Leonardo si muoveva sempre con baldanzoso entusiasmo ed eccessiva generosità , spesso usando il proprio istinto, invece che la ragione. Quando invece si muoveva fra i documenti antichi era quasi infallibile e possiamo dire che molte delle intuizioni riguardanti Leonardo, oggi comunemente accettate, originano proprio da lui. Il modo stesso in cui vediamo questo grande artista del Rinascimento è stato fortemente influenzato dai suoi studi e dalle sue ricerche.
“La morte di ogni vecchio è come una biblioteca che brucia” dice un vecchio proverbio, ma nel caso di Pedretti questa immaginaria biblioteca è enorme nella sua estensione. Unica nostra consolazione è il pensare che una delle prime persone che ha incontrato quando  è morto – alla termine del cono di luce – è stato proprio Leonardo Da Vinci, che gli avrà svelato gli ultimi suoi segreti.

L’Italia impari da Hong Kong

Gli sbarchi di migranti nell’Italia meridionale continuano a ritmo sostenuto e le previsioni dicono che – salvo improbabili provvedimenti radicali da parte italiana – continueranno, provocando una crescente instabilità sociale. Infatti, il serbatoio dei disperati, in Africa e in Medio Oriente, appare senza fondo.

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Leonardo da Vinci a Turbigo?

Leonardo da Vinci visse a Milano a partire dal 1482 sino al 1500, impiegato come ingegnere e artista presso alla corte ducale di Ludovico Sforza, detto il Moro. E di nuovo dal 1507 al 1513 al servizio dei francesi, signori di Milano. Nel 1512 a Milano entrarono gli svizzeri, con a capo Massimiliano Sforza, figlio del Moro e di Beatrice d’Este e scacciarono i francesi.
Leonardo forse vi fece ancora una puntata nel 1514, salendo da Roma e nel 1515 incontra il nuovo re di Francia, Francesco I.

Una leggenda dice che re Francesco I di Francia, figlio di Luisa di Savoia, sia stato ospite nel castello di Turbigo, non ne siamo sicuri. (1)Ciò che è certo è il fatto che rimase folgorato dal genio di Leonardo. Lo incontrò a Bologna nel 1515, dopo che ebbe sconfitto gli svizzeri a Melegnano ma ne aveva sentito parlare dalla zia materna, Filiberta di Savoia, che aveva sposato il patron di Leonardo, Giuliano de’Medici, duca di Nemours. Leonardo, nell’anno successivo al loro incontro, accetterà l’offerta del monarca francese di trasferirsi presso la residenza reale di Amboise, dove morirà il 2 maggio 1519.

Passò mai per Turbigo il nostro Leonardo?

Non abbiamo le prove né tantomeno indizi ma è difficile pensare che non vi sia transitato diretto nel novarese o verso il lago Maggiore, perché come ingegnere ducale prima e al servizio del governatore francese Charles d’Amboise poi, fece varie ispezioni vicino al nostro territorio. Fu spesso sul Ticino con Ludovico il Moro, nato a Vigevano. Diventato signore di Milano, Ludovico non dimenticò la sua città, a cui diede una delle più belle piazze d’Italia.  Durante il soggiorno milanese, Leonardo fu inviato nel territorio di Vigevano per compiere studi sulla canalizzazione delle acque e sulla bonifica delle paludi. Soggiornò spesso anche a Pavia e giova ricordare che possediamo circa 10.000 pagine manoscritte da Leonardo ma altre 5.000 o più mancano all’appello. Come lo sappiamo? Da un inventario compilato dal suo allievo prediletto, Francesco Melzi, che ereditò i suoi codici e poi dalla Francia li portò a Vaprio D’Adda.

Possediamo vari suoi schizzi di Lecco e del Monte Rosa (che chiamava Monboso) e nel codice di proprietà di Bill Gates vi sono molti studi di vortici d’acqua e correnti che potrebbero essere stati osservati sul Naviglio o sul Ticino.

Nel 1502 venne affidato a Giovanni Antonio Amadeo, capo degli architetti della Fabbrica del Duomo, il compito di “removere, purgare e spazare dicto navilio et redurlo in debita forma per lo navigare”. Una manutenzione straordinaria che riguarda anche sponde, ponti e soprattutto la profondità dell’acqua, che non dovera mai scendere sotto a un metro. Proprio di lavori di sponda s’occupò Leonardo da Vinci che nel Codice Atlantico, il 3 maggio 1509, annota la conclusione del rifacimento della chiusa per la regolazione del flusso verso la darsena. Per questi lavori ricevette un “diritto d’acqua” (in pratica la proprietà di una bocca irrigua). E del naviglio dice: “Vale 50 ducati d’oro. Rende 125.000 ducati l’anno il Naviglio ed è lungo 40 miglia e largo braccia 20.” Ci pare impossibile che non abbia mai visitato l’origine del Naviglio Grande, che sta prima di Turbigo.
Si dice che l’idea delle chiuse per sollevare a far scendere battelli sia di Leonardo, in realtà fu di un suo collega più anziano, Francesco di Giorgio Martini, anche se questa tecnica era già conosciuta da greci e romani.

Il collegamento più probabile fra Leonardo e Turbigo pare consistere nella sua amicizia con Piattino Piatti, forse nato a Turbigo, un umanista (1441-1508) e generale, morto a Garlasco. Entrò come paggio alla corte del duca Galeazzo Maria Sforza ma, una volta caduto in disgrazia, fu imprigionato nel castello di Monza, dal quale uscì dopo lungo patire, che ritrasse efficacemente nel suo “Libellus de Carcere” la più fortunata fra le sue opere a stampa, costituita da poesie latine in gran parte a sfondo religioso. Una volta liberato fu prima alla corte di Ferrara e poi a Firenze; in seguito entrò come ufficiale al servizio del duca di Urbino e, poco dopo, sotto al comando di Gian Giacomo Trivulzio, partecipò a varie spedizioni militari.
Morto Galeazzo Maria Sforza (1476), poté tornare in Lombardia e vivere tra Milano e Garlasco (Pavia), sede abituale del Trivulzio, dove riprese a coltivare le Muse, scrivendo epigrammi ed elegie occasionali in latino. Rientrò anche nella corte sforzesca, ma non pare che Ludovico il Moro, così largo di protezione con artisti e con eruditi, lo vide con simpatia. Forse per questo motivo sappiamo poco della sua vita e non possediamo un suo ritratto. Sappiamo però che Leonardo chiese il suo aiuto per non perdere la commessa del gran cavallo, che Ludovico il Moro gli volle affidare, per commemorare il padre Francesco Sforza. Temendo la concorrenza di un altro scultore, chiese a Piattino di comporre un sonetto da porre alla sua base. Piattino lo scrisse e poi lodò il cavallo di Leonardo – il plastico in creta pronto per la fusione fu usato da balestriere guasconi come bersaglio – scrivendo che era un capolavoro divino.
Piattino Piatti dedicò un epigramma all’amico Leonardo da Vinci, eccolo:

Non sum Lysippus, nec Apelles, nec Policletus,
nec Zeusis, nec sum nobilis aere Myron.
Sum Florentinus Leonardus, Vincia proles,
mirator veterum discipulusque memor.
Defuit una mihi symmetria prisca, peregi quod potui.
Veniam da mihi, posteritas.

 

1) Secondo lo storico turbighese Giuseppe Leoni,  Francesco I soggiornò veramente nel castello di Turbigo. Brunello Maggiani e Mario Traxino hanno raccontato di avere rinvenuto un documento cinquecentesco – scritto in gotico francese – che racconta dell’acquartieramento delle truppe francesi (ben 75mila soldati) nell’area posta presso il Padregnano, a tre chilometri di distanza dal centro di di Turbigo.

An awful presentation of Cesar Guillen-Nuñez’s Book “Macao’s College and Church of St Joseph”

I must confess this has been the most puzzling book presentation in my whole life.

On Monday, 4th of December 2017 I took a Jetfoil to Macao, to assist to the presentation of the book “Macao’s College and Church of St Joseph. Splendour of the Baroque in China” by Dr. Cesar Guillen-Nuñez, published by the Cultural Institute of the Macao SAR in collaboration with the Macau Ricci Institute.
Dr César Guillén-Nuñez, a researcher for the Macau Ricci Institute, is an art historian and author, with studies in London, Munich and Madrid. He is known as the top expert in the world on some of Macao’s landmarks, such as the Church of Saint Paul. He was born in Panama, then had landed in Hong Kong in the 70s working for the Hong Kong Museum of Art as Assistant Curator of Historic Paintings and Contemporary Hong Kong Art. He then joined the Macao Museum of Art, then known as the Luis de Camöes Museum in the Casa Gardens, which was in the process of expanding.

I was looking forward to his presentation because I had visited the St Joseph seminary and the Church attached to it together with historian Gianni Criveller and I wanted to know more about such Baroque jewel hidden in Macao.

In a sad note, before the presentation, Dr. Guillen Nuñez had told me that he was set to leave Macao for good on next January. A certain bitterness perceived in his voice told me that he was not really looking forward to it and I thought immediately that it is really a folly for cash-rich & culture-poor Macao to let such a man depart.

The presentation was set to start at 5 pm and to end at 7 pm. It started on time, with the director of the Macau Ricci Institute, Stephan Rothlin s.j. announcing that the author would have to cut down the time of his presentation because the Bishop was coming to say mass. He then asked why the year 1668 was so important for China. No one could answer. It was important, he said, because some Church fathers meeting in Canton, had dedicated China to St. Joseph. That historic gathering is known as the “Canton Conference.”
Later the author poured some light irony on this conference, asking us to step back for a second and think about those few fathers in Canton, deciding that St. Joseph, a figure appearing in only two of the four Gospels, was going to take care of China, without consulting the natives.

Dr. Nuñez first gave a panoramic survey of the XVIII century and then, after half hour, when he was touching the St Joseph College itself and its baroque Church he was stopped in his tracks by Fr. Rothlin who declared the presentation over and if we had questions for him we could raise them directly with the author, after the mass.
The author took it with grace and together with us – while some heathens and protestants left mumbling words which I could not really catch – we entered the beautiful church described in his book and we proceeded to an hour-long mass, celebrated in Cantonese.
A buffet dinner follow in the basketball court of the College, with the author sitting in a dark corner, not really in the mood of taking questions.

The arrangement for such important presentation was awful and disrespectful for the spectators in primis and for the author in secundis who has spent years researching it.
Last August the Macau Ricci Institute had lost its 25.000 books in a typhoon, and at this time they should be more friendly and open, mistreating the spectators who had made the long trip from Hong Kong to Macao is not really helpful.
It seems an irony that the newly ordained Bishop of Macao, fifty-nine-year-old Stephen Lee Bun-sang, is an architect. He had studied architecture in England and then, in 1984, after two years of work as an architect in Hong Kong, he had entered the international seminary of Opus Dei at the University of Navarre, Spain, where he was ordained a priest on 20 August 1988.

Was the good bishop-architect aware of the interruption of the presentation of such wonderful and pivotal book, dealing with architecture, caused by his presence? No, I believe he was not.

Walter Isaacson’s Leonardo da Vinci. The Biography.

Walter Isaacson is the CEO of the Aspen Institute. He has been the chairman of the CNN and managing editor of Time Magazine. Furthermore, he has written quite a number of large books, including a biography of Steve Jobs, Einstein, Benjamin Franklin and Kissinger. Mind you, we are dealing here with a man of great importance!

His latest book is a biography of Leonardo da Vinci, aptly titled “The Biography” as to say that is the definitive one? Or the latest one? OK, never mind. I bought it because when dealing with Leonardo’s Salvator Mundi recently sold at Christie’s at a record price, Isaacson had created waves around the world somewhat describing the crystal orb in the hand of the Christ-like figure represented there as being “not-leonardian” since there were no distortions created by the light passing through the perfectly painted ball.  It was a timely observation, which put this book into the spotlight in all magazines and newspapers, at the right time.  Out of curiosity, I ordered his book, which arrived two days ago. On dealing with Caterina, Leonardo’s mother, the author mentioned, in a note, my book – he even seems to have read it or at least having flipped through it – and because of this I am grateful.

Isaacson mentions the finding, published recently by Martin Kemp and Giuseppe Pallanti, about the theory of Caterina being an orphaned girl of Vinci, a theory already discarded in the 70s by Renzo Cianchi. It is unsupported by documents, as historian Elisabetta Ulivi has demonstrated during a presentation she gave in Florence last week (https://beyondthirtynine.com/caterina-di-cambio-was-she-the-mysterious-mother-of-leonardo-da-vinci-elisabetta-ulivis-latest-discovery/).

After going through it I found several wrong details and fantasy creations, which one would expect by a busy man like Isaacson. An example. There is a picture of the town of Vinci, facing the first chapter, in Tuscany, showing the Church of Santa Croce, where the author says Leonardo was baptized. Well it may have been but there is no record of it. Then, he ignores the fact that his mother and stepfather lived near the San Pantaleo Church, about two kilometers from the center of Vinci, which now lays in ruins.

I thought: just wrong beginning, but on the facing page there is Chapter I about Leonardo’s childhood in Vinci and Isaacson says that: “Leonardo da Vinci is sometimes incorrectly called ‘da Vinci.’ as if that were his last name rather than a descriptor meaning ‘from Vinci.” That’s wrong. The Da Vinci’s family went back to the XIII century, if he would have seen the light in London, would we be dealing today with Leonardo da Londra?

Finally, getting over small imprecisions, I must admit that this is a well written and well researched book, containing all the recent findings about Leonardo, all included and discussed. It is worth buying and reading it.