Entreremo nella biblioteca di Gesù

La scoperta dei rotoli del Mar Morto, nelle grotte di Qumran, avvenne nel 1947 e da allora s’è molto speculato sul loro contenuto. I testi furono parzialmente resi pubblici nel 1991, ma fin qui è mancato un vero inquadramento storico ed esegetico. Alcune delle fantasiose ipotesi sul loro contenuto ricordano certi romanzi di Dan Brown, ma la speranza del mondo accademico è che tutto, o quasi, verrà presto chiarito. Il primo libro che raccoglie questi testi apparirà nel 2018 e a questo, nel giro di cinque anni, ne faranno seguito altri due o tre che completeranno l’opera.
Si tratta di circa 950 manoscritti, perlopiù in stato frammentario, scritti su pergamena e papiro, in lingua ebraica e aramaica, che coprono un periodo che va dalla metà del terzo secolo avanti Cristo sino al 68 dopo Cristo.
Il responsabile per la pubblicazione si chiama Marcello Fidanzio, ed è docente di Teologia all’università di Lugano. Fu lui a organizzare, proprio a Lugano nel 2014, il primo congresso internazionale dedicato a fare il punto sulle ricerche dedicate ai rotoli del Mar Morto e a permetterne la pubblicazione.
Fra i manoscritti ricostruiti, con enorme pazienza, ben 240 sono di argomento biblico e sono considerati fra i più interessanti, non solo dagli ebrei ma anche dal mondo cristiano. I protestanti potrebbero venirne turbati, dato che tendono a interpretare la Bibbia in senso letterale, a differenza dei cattolici che riconoscono pari valore alle sue interpretazioni, accumulate nel corso dei secoli dalla Chiesa romana.
Se pensiamo che i manoscritti biblici più antichi in nostro possesso risalgono all’anno 1000, possiamo intuire l’enorme interesse creato da questa pubblicazione, che sposta indietro d’un millennio le lancette dell’esegesi sacra.
Il ritardo nella pubblicazione dei manoscritti non è dovuto a oscure trame, bensì agli eventi bellici che hanno scosso il Medio Oriente. I primi rotoli di Qumran furono scoperti da pastori beduini e finirono sul mercato nero, venduti a collezionisti giordani ed ebrei. Successivamente alla guerra del 1948 le grotte di Qumran stavano entro i confini della Giordania, che s’avvalse di studiosi francesi della Ècole Biblique di Gerusalemme, fondata da Marie-Joseph Lagrange, per decifrarli. Nel 1956, con la crisi di Suez e forse per via d’una rinascita di nazionalismo arabo, i giordani allontanarono lo studioso britannico Gerald Lankester Harding, uno dei massimi esperti in tale materia. Con la guerra dei Sei Giorni del 1967 il materiale tornò in mani israeliane e tutti gli arabi che li avevano studiati si rifiutarono di collaborare.
Il lavoro per fare uscire il primo libro è stato coordinato con accademici israeliani, francesi, giordani e inglesi. Per tale motivo la scelta di porre il baricentro delle ricerche in Svizzera s’è rivelata la carta vincente.
Quando leggeremo questo primo volume di prossima pubblicazione sarà per noi come entrare nella biblioteca personale di Gesù Cristo, sfogliando le stesse pagine che lui ebbe a disposizione durante la sua breve ma intensissima vita.

 

Pubblicato il 10 Maggio 2018 su La Nostra Storia di Dino Messina, Corriere della Sera

I misteri presto svelati dei Rotoli del Mar Morto

 

Enrico Bernardi da Quinzano. L’inventore dimenticato dell’automobile

Le automobili hanno radicalmente cambiato la nostra civiltà, contribuendo sia alla nostra liberazione che all’inasprimento delle nostre nevrosi. Grazie ad esse la nostra società s’è sviluppata, sia da un punto di vista civile, che militare e architettonico. Per capire la loro importanza basta osservare il loro lato negativo e sinistro, ovvero il numero altissimo di vittime che provocano ogni anno: milioni di morti e di feriti causati da incidenti e da malattie indotte dalla combustione dei carburanti e dalle polveri sottili che generano i motori. Eppure, se ora qui ne volessimo proporre l’abolizione, verremmo tacciati d’essere dei pazzi luddisti.

Forse pochi fra coloro che ci leggono immaginano che queste macchine furono inventate in Italia. La prima vera automobile fu costruita da un ingegnere veronese, nativo di Quinzano, un paese di tremila anime oggi frazione della città di Verona. Il nome di questo ingegnere è Enrico Zeno Bernardi (1841 – 1919), un ragazzo prodigio con il bernoccolo per la matematica e per la meccanica. Un’ asteroide scoperto nel 1998 da due astronomi italiani porta il suo nome, si chiama 25216 Enricobernardi. Il problema del ritardato sviluppo dell’industria dell’auto in Italia, prima che la FIAT di Torino mettesse le salde radici, lo si deve alla scarsità di capitali, che invece erano disponibili in Germania, Francia e Gran Bretagna.
Quinzano è un paese tranquillo e sereno, che non ci appare essere il luogo dove ebbe inizio la forsennata motorizzazione del nostro pianeta; eppure le sue radici storiche sono profondissime. Si trova all’inizio dei colli della Valpolicella abitati in epoca preistorica da ominidi predecessori del Homo Sapiens e, addirittura, nel vicino comune di Avesa si erano ritrovati resti di Neanderthal!
Durante il medioevo vi nacquero l’Arcidiacono Pacifico e Sant’Alessandro, vescovo di Verona, e alle falde del monte Calvario, che domina il paese, sorge la chiesa di San Rocco, sulla cui sommità, s’ammira il romitaggio di San Rocchetto, che ci ricorda certi monasteri visitati in Tibet e in Ladakh. L’amenità dei luoghi s’infrange pensando al santo tutelare, San Rocco, protettore dei morti appestati.
Il castello nel centro del paese, dove Bernardi vide la luce, è oggi semi diroccato ed è stato posto in vendita.

Enrico Bernardi fu di intelligenza precocissima e già a 12 anni aveva cominciato a pensare – un po’ come Leonardo Da Vinci – a come poter creare una vettura capace di muoversi senza cavalli e poi, con l’aiuto dei suoi compagni di classe trascinati dal suo entusiasmo, creò dei marchingegni meccanici che ottennero dei riconoscimenti.
Si laureò in matematica nel 1863 all’università di Padova e poi divenne professore universitario presso la locale Regia Scuola di Ingegneria. Studiò i disegni d’Erone d’Alessandria e di Leonardo Da Vinci sugli assi e propose delle modifiche al differenziale per la trasmissione del moto. Fin dal 1874 aveva studiato il motore a scoppio, che era stato inventato nel 1853 a Firenze da Eugenio Barsanti e Felice Matteucci. Nel 1877 Felice Matteucci, di fronte all’attribuzione dell’invenzione del motore a scoppio al tedesco Nikolaus August Otto, rivendicò l’invenzione a sé e a Barsanti, facendosi forte del brevetto depositato in Inghilterra, Francia, Piemonte e all’Accademia dei Georgofili a Firenze. Ma non riuscì a farsi riconoscere l’invenzione, nonostante il disegno di Otto fosse palesemente identico al loro.
Enrico Bernardi, nel 1882, a sua volta ottenne un brevetto industriale per un motore a scoppio a quattro tempi da lui progettato e realizzato.
Nel 1880 applicò il suo motore miniaturizzato a una macchina per cucire e poi, nel 1884, realizzò un veicolo a triciclo per il figlio Lauro, che aveva allora 5 anni. Esiste una foto che ci mostra Bernardi affiancato dalla moglie, mentre circolano per le strade di Quinzano. Quello fu il primo veicolo al mondo azionato da un motore a benzina, un giocattolo all’inizio ma il suo creatore si rese subito conto delle sue potenzialità e, presentandolo all’esposizione internazionale di Torino nel 1884, ottenne una medaglia d’oro e il primo premio. Un analogo triciclo metallico a motore fu messo a punto dal Benz solo nell’anno successivo, nel 1885.
Certo del futuro dell’auto, Bernardi nel 1896 diede inizio alla sua attività imprenditoriale con un’officina per produrle. L’azienda fu impiantata da due giovani ingegneri, Giacomo Miari e Francesco Giusti Del Giardino, allo scopo di industrializzare il prototipo di Bernardi. La Miari & Giusti fu la prima azienda automobilistica del mondo, e aveva sede in via San Massimo, a Padova. Produssero prima il modello a triciclo e poi uno spider a quattro ruote di 2.5 cavalli di potenza e che poteva raggiungere i 35 chilometri orari. In alcuni musei italiani si conservano ancora degli esemplari funzionanti di queste autovetture.
Si badi bene che l’apporto di Enrico Bernardi all’auto non si limitò al puro e semplice sistemare un motore su delle ruote, ma si tradusse nello sviluppo di nuove soluzioni tecniche, alcune rivoluzionarie, che continuano a esistere sulle auto moderne. Per esempio: un nuovo tipo di carburatore, un sistema d’accensione senza candele con una rete di platino, valvole d’aspirazione sulle teste dei cilindri migliorate nei tempi d’aspirazione e d’espulsione dei gas.
Purtroppo, la mancanza di adeguati capitali costrinse la Miari & Giusti di Padova a chiudere i battenti dopo due anni d’attività, pur essendo stata tecnicamente superiore alle Fiat prodotte a partire dal 1899.
Bernardi fu amico di Giovanni Agnelli, che l’assunse come proprio consulente partecipando allo sforzo bellico nella prima guerra mondiale. Furono i fondi stanziati per la guerra che permisero alla casa torinese di svilupparsi enormemente.
Se Enrico Bernardi fosse nato negli Stati Uniti, siamo certi che Hollywood gli avrebbe già dedicato un film e, nonostante esistano piccoli studi settoriali dedicati alla sua opera, manca una vera biografia. L’anno venturo cadrà il centenario della sua morte, forse questo anniversario ci permetterà di ovviare a tale grave mancanza?

Angelo Paratico

Elezioni all’estero e il Deep State

Il termine inglese “Deep State” è molto di moda in questi giorni. Indica uno Stato entro lo Stato, nel quale delle forze nascoste non rispondono più alla parte emersa e visibile del governo, ovvero al Parlamento e ai partiti, bensì a forze oscure, che perseguono proprie strategie e obiettivi diversi da quelli pubblici.
I nostri antenati romani, che se ne intendevano, il Deep State lo chiamavano “imperium in imperio” e “status in statu”.
Il Deep State influenza subdolamente la stampa e i media, controlla Facebook e Twitter, paga taluni giornalisti perché diffondendo notizie che diventano virali, al fine di distrarre l’opinione pubblica, per dirigerla su binari morti, su nozioni confuse e secondarie, su pettegolezzi, su falsi eroi, convincendoci di stare dalla parte giusta e che ci troviamo a vivere nel migliore dei mondi possibili. Un esempio recentissimo è quello di Cambridge Analitica, che viene accusata di aver causato, quasi per un accidente, l’elezione di Trump, quando in realtà pare essere vero proprio il contrario, essendo un chiaro caso di bue che dà del cornuto all’asino. Obama e Hillary, infatti, avevano fatto ampio uso di questi servizi di raccolta dati, ben prima di Trump.
Questo Deep State nella sua essenza pare familiare a noi italiani. Sappiamo dei grossi burocrati, i “culi di pietra” nella macchina governativa che fanno ostruzione selettiva su certe leggi che non gradiscono, oppure certi cartelli industriali o finanziari che paiono muoversi seguendo proprie leggi. Ne abbiamo visto un esempio pochi giorni fa con il cartello sui prezzi creati dalle società telefoniche sulle bollette, questo spiega perché pur essendo dei veri e propri maestri d’inefficienza, continuano a macinare profitti a dispetto della insoddisfazione dei propri clienti, che si trovano intrappolati in viziosi circoli burocratici dai quali non v’è redenzione o salvezza. Due nomi fra i tanti: per la telefonia TIM, e per i servizi bancari, Intesa-SanPaolo, che con l’assorbimento di due banche venete per 1 euro viene dipinta come salvatrice della Patria. Il Deep State ha convinto tutti di questo, accusando allo stesso tempo Gianni Zonin d’essere un ladro e un profittatore, quando in realtà se al posto di un Padoan ci fosse stato un Tremonti, oggi le due banche venete sarebbe ancora vive e vegete e noi non staremmo qui a parlarne.
Esiste un altro esempio di Deep State che s’è messo in moto recentemente: quello del voto all’estero e al quale ho avuto la ventura di partecipare, perdendo tempo e denaro nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Ebbene, durante la campagna elettorale s’avvertita la presenza costante di una macchina che agiva nel sottosuolo e che se la rideva dei nostri dibattiti, delle discussioni e dei ragionamenti pubblici, e che poi era emersa dalle viscere della terra, il 4 marzo 2018, determinando gli esiti finali del voto.
Le Iene e qualche giornale ne hanno parlato e hanno descritto tale mostruosa talpa, ma scalfendone solo la pelliccia, parlandoci di schede non arrivate o rubate dalle cassette della posta, di voti di morti e di sottili ricatti ai pensionati fatti dai patronati. In realtà il Deep State delle elezioni all’estero controlla gli esiti finali attraverso meccanismi ben più sofisticati, e non è legato a un solo partito, anche se nella mia circoscrizione, in Australia, dove si concentra la maggioranza di italiani aventi diritto al voto, le forze di sinistra hanno raggiunto il 54%. Una evidente anomalia!
Approfittando del fatto che il voto postale non dà garanzia di segretezza e seguendo un copione già scritto, a livello di territorio e nel luogo dello spoglio, la bolgia dantesca di Castelnuovo di Porto, il Deep State ha compiuto la propria missione.
Il risultato finale dello spoglio non è ancora noto, a 20 giorni dal voto, eppure gli eletti all’estero già siedono in Parlamento, come se nulla fosse. Quanti fra di noi lo sanno e si scandalizzano per questo fatto? Nessuno lo sa, o se lo ricorda, o ci pensa!
Ci troviamo davanti a uno scandalo da repubblica delle banane, non alla nascita di una nuova repubblica, come ama profetizzare Luigi Di Maio, perché a noi questa pare essere la riedizione del peggio della precedente.
I nostri padri, usciti dalla guerra e dalla povertà, ne sarebbero rimasti scandalizzati, eppure oggi non si scandalizza più nessuno, questo è il segno evidente che il Deep State ha già vinto.

Angelo Paratico

Voto estero: si rifaccia lo spoglio di tutte le schede

 

 

Il voto all’estero va annullato e rifatto, perché il voto estero è uno scandalo che dimostra quanto, al di là delle chiacchiere, la gran parte degli uomini politici che siedono in Parlamento non hanno a cuore i diritti di noi italiani residenti all’estero.

Il voto per posta non funziona, come era emerso anche durante la tornata elettorale del 2006 e del 2013 e in quella referendaria del 2016. Eppure, durante le discussioni per il Rosatellum, nessuno ha pensato di eliminare il voto postale e sostituirlo con uno simile a quello italiano, ovvero con cabine elettorali e con l’identificazione di chi vota, tramite la presentazione della carta d’identità.
Sono stato candidato al Senato per Fratelli d’Italia, nella circoscrizione Asia, Africa, Oceania e nella coalizione “Berlusconi, Salvini, Meloni” ma non sono stato eletto. Tutto bene fin qui, eppure mi resta il sospetto – e non sono l’unico a nutrirlo – di non aver perso equamente perché, come sempre accaduto, anche questa volta ha vinto il PD nella mia circoscrizione, con circa il 39% dei voti. Senza la lista Bonino (4.7%); Liberi e Uguali (7.6%) e Lorenzin (1.6%) la sinistra avrebbe raggiunto addirittura il 53% dei consensi, un chiaro indice di un voto dopato, visto che in Italia ha raggiunto il 23%.
Detto questo, bisogna però sottolineare che è difficile vincere contro la ben oliata macchina da guerra del PD: infatti, tramite i patronati, al 90% di sinistra, riescono a intercettare schede, facendosele consegnare dai propri assistiti, visitandoli a casa, intimorendoli con sottili minacce di taglio delle pensioni e via dicendo.
Questo tipo di brogli son stati ben evidenziati dalle Iene per quanto riguarda la Germania, ma vi sono procedure aperte anche per San Marino, Spagna, Portogallo e Canada, e siamo certi che una perizia calligrafica su schede a favore di candidati PD in Australia mostrerebbe che quanto diciamo non è frutto della nostra delusione.

Un capitolo a parte meriterebbe il luogo dello spoglio delle schede estere: Castelnuovo di Porto, presso Roma, una bolgia dantesca dove accade di tutto e dove il PD mantiene una presenza costante in tutti i seggi. I risultati finali verranno annunciati solo fra due settimane, essendo ancora lo spoglio bloccato a 176 seggi, sui 180 della circoscrizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Noi italiani all’estero attendiamo fiduciosi di vedere ristabilita la giustizia, eliminando ogni sospetto, perché siamo stanchi di sentir parlare di brogli. Si proceda dunque con il riconteggio, prima che le schede vengano bruciate. Se il riconteggio mostrerà grosse anomalie e una analisi grafologica mostrerà preferenze ripetute dozzine di volte da una stessa mano, allora, questo voto estero per l’anno 2018 andrebbe cancellato e riorganizzato nel giro di 2 settimane con cabine elettorali e con l’identificazione dei votanti. Dopodiché le schede dovranno essere riportate nei consolati e nelle ambasciate, dove si farà lo spoglio e si manderanno i dati certificati a Roma, senza passare per Castelnuovo di Porto.

Questa è una procedura semplice, lineare e poco costosa, che potrà ristabilire la giustizia e la verità.

Angelo Paratico

Messaggio agli italiani all’estero di Giorgia Meloni

Prima l’Italia e prima gli italiani, in ogni parte del mondo.
È il primo punto del programma di Fratelli d’Italia anche per i 5 milioni di nostri connazionali che vivono all’estero e che sono chiamati a votare il 4 marzo.
La sinistra li considera italiani di serie B e se ne ricorda soltanto in campagna elettorale. Per noi invece sono sempre stati parte integrante della nostra comunità nazionale e come tale devono essere riconosciuti. È stata la destra, e in particolare il ministro Mirko Tremaglia, a dare ai nostri connazionali il diritto di voto: è una legge di cui andiamo fieri e che rivendichiamo con orgoglio.
Mentre la sinistra vuole regalare la cittadinanza agli immigrati con lo ius soli, Fratelli d’Italia al governo si batterà per cancellare tutti quegli ostacoli che impediscono di riconoscere la cittadinanza italiana a chi, pur essendo nato all’estero, è di origine italiana.
Vogliamo rafforzare quella rete consolare che offre servizi essenziali per i nostri connazionali ma che i governi di sinistra hanno umiliato e depotenziato. Vogliamo dire basta ai tagli dei finanziamenti destinati agli italiani nel mondo.
Vogliamo che i nostri connazionali siano dei veri e propri ‘ambasciatori’ del Made in Italy nel mondo per combattere la battaglia a difesa del nostro marchio. Perché difendere il Made in Italy vuol dire difendere l’identità italiana, la storia italiana e tutto ciò che il resto del mondo ci invidia.
I nostri candidati non sono catapultati o improvvisati.
Fratelli d’Italia ha scelto candidati conosciuti e stimati dalle comunità italiane.
Quattro sono i collegi e 8 i nostri candidati:
 nel collegio America settentrionale: Vincenzo Arcobelli e Mario Cortellucci
 nel collegio Europa: Maria Daré Biancolin, Vincenzo Zaccarini e Mario Zoratto
 nel collegio Sud America: Valeria Ana Bembibre e Gianfranco Sangalli
 nel collegio Africa, Asia e Oceania: Angelo Paratico
Sostenere i nostri connazionali all’estero vuol dire sostenere la nostra identità nazionale.
Nei nostri manifesti elettorali abbiamo scritto “Qui si fa l’Italia”: noi amiamo la nostra Patria e il nostro popolo.
Ogni voto a Fratelli d’Italia è un voto per chi ama la Patria e per chi vuole che nella prossima legislatura la difesa della nostra Nazione sia la priorità assoluta.
Ogni voto a Fratelli d’Italia è un voto di orgoglio, di amore per l’Italia, di appartenenza ad una comunità.

 

Italians are going to vote. Europe holds its breath

On the 4th of March, Italy will vote to form a new Parliament, and all the polls are indicating that, from the ballots, no clear winner will emerge.
The populist party  5 Stars – an anti-party, anti-establishment movement, born out of the internet revolution, – should get a relative majority but it will be unable to form a government alone and, if it will form one with another party, then, it will betray its founding principle, the pillar on which it had risen.
I am running for the Senate with a center-right coalition formed by Fratelli d’Italia headed by Ms. Giorgia Meloni; by Forza Italia guided by the ‘highlander’ – meaning immortal unless you cut his head – 81-year-old Silvio Berlusconi, and the Lega of Matteo Salvini.
For candidates in the area Asia, Oceania, Africa, the chances of being elected are slim, unless one is an Australian resident belonging to the PD (Democrats of the Left). The PD has full control on the ‘Patronati’ linked to thousand of retired people, seeking their guidance before voting. This is iin clear contrast with our Constitution where at Art.48 if is written that the vote is secret.

Contemporary Italy is in dire straits, assailed by hordes of economic migrants, who refuse to allow the authorities to take their fingerprints on arrival and are without identification papers, and currently with a leftist government which is constantly telling Italians that it is a sign of the times and we should both accept and adapt to it. Well, I am one of those Italians who neither accepts, nor adapts to it.

I regularly write articles, discussing the way in which Hong Kong dealt with the Vietnamese boat people, and how the Australian and Japanese reacted to the chaotic tide of migrants in an orderly manner, then ask myself, why should Italians not be able to do the same?
Another problem is the Euro, the European currency, which cannot function without a full European union, which by now no one wants. When French President Francois Mitterrand wanted to contain German’s economic power, he and his economists thought about a single European currency. C’est magnifique! But with the passing of time, the dream has turned into a nightmare for several countries, including Italy, causing widespread unemployment and deflation.
We are regularly lectured by bureaucrats sitting in Brussels about what we should do with our National debt, and they recommend cutting spending, exactly the contrary of what is needed to revive our economy. With the Euro, our national debt is out of our hands since the Bank of Italy cannot print money and there is no end in sight for such a crisis, with all the corrective measures and tools not functioning. Furthermore, our national sovereignty had been thrown away in exchange for a belated union, and with the Constitution having been steadily compromised by several European treaties.

Clara Petacci, fu davvero stuprata?

La brutta freddura di Gene Gnocchi sulla “Maiala Clara Petacci” ha creato molte polemiche. Si è giustamente detto che, al di là della satira, si dovrebbe aver rispetto per una donna uccisa a 33 anni per via del suo amore per un uomo un tempo potente e adulato, poi abbandonato da tutti, men che da lei.

Si è detto che la Petacci fu stuprata dai partigiani, ma davvero accadde questo? Storicamente è difficile ricostruire tutti i passaggi di quanto veramente accadde durante la notte del 27 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra e a Dongo. Con il passare del tempo s’è creato un intricato groviglio di bugie e di mezze verità, che sviano anche gli storici più precisi e spassionati.
Certi partigiani erano capaci di violentare le proprie prigioniere, come scoprì a proprie spese la moglie di Marcello Petacci, pure lui barbaramente assassinato a Dongo, perché scambiato per Vittorio Mussolini. Zita Ritossa, sua moglie, era stata una fotomodella in Sudamerica e il maggiore dei loro due bambini, Benvenuto Petacci, assistendo alla morte del padre e alle violenze subite dalla madre, sviluppò dei gravi problemi psichici.

I maggiori capi politici dell’insurrezione erano contrari all’esposizione dei cadaveri a Piazzale Loreto. Pare che il solo Emilio Sereni (1907-1977) la reputasse una cosa naturale, si dice che rispose all’indignato governatore militare di Milano, Charles Poletti: “La storia è fatta così. Alcuni devono non solo morire, ma morire vergognosamente!”.
Diversamente la pensava Sandro Pertini, che proruppe con un: “Avete visto? L’insurrezione è disonorata!”. Ferruccio Parri, sconsolato, affermò: “Questa esibizione di macelleria messicana è terribile e indegna: nuocerà al movimento partigiano per gli anni a venire!”.
Quando fu appesa per i piedi alla pensilina di un distributore di benzina, a Piazzale Loreto, la gonna di Clara Petacci cadde giù, mostrando la sua vagina, dato che era senza mutande. Fu don Pollarolo, cappellano dei partigiani, a prendere l’iniziativa di fissare la gonna con una spilla da balia che gli diede una donna. Questa soluzione si rivelò inefficace,  intervennero allora dei pompieri che, con una corda, legarono la gonna intorno alle sue gambe.

Questa storia della Petacci nuda a testa in giù creò molto scalpore e, forse per questo motivo, nella versione dattiloscritta dei fatti di Dongo, sottoscritta dal Colonnello Valerio (Walter Audisio), egli inserisce il particolare delle mutandine mancanti, in quella che diverrà la versione ufficiale data dal PCI.
Audisio disse che quando prelevò Clara nella camera di casa dei De Maria a Giulino di Mezzegra, la mattina del 28 aprile, per essere portata con Mussolini sul luogo della fucilazione, lei gli disse: “Non trovo le mutandine” al che lui le disse: “Tira via, non pensarci!”. Aggiungendo nassamente che nel posto dove andava le mutande non servivano.
Un dettaglio che in una relazione storica normale non sarebbe mai apparso, essendo di troppo poco conto ma che evidentemente viene inserito per spiegare quanto s’era visto a Piazzale Loreto. Ovvero, non siamo stati noi a togliergliele… Perché allora era senza mutandine? Forse aveva avuto le mestruazioni e se ne era liberata?

Oppure, come si alluse, i due avevano avuto un rapporto sessuale durante la loro ultima notte. Mussolini un uomo di 63 anni, circondato da partigiani con il mitra spianato, avrebbe pensato ad avere un rapporto con la sua vecchia amante. La cosa pare assai poco credibile.

L’unica fonte che parla di stupro di Clara Petacci, molti anni dopo i fatti, è ascrivibile a Enrico Grossi, che raccolse le confidenze del professor Caio Mario Cattabeni, il medico legale che il 30 aprile 1945, all’Istituto di medicina legale di Milano, ricevette i corpi di Clara e di Mussolini, per effettuare l’autopsia.
Grossi conosceva bene il Cattabeni, che redasse un verbale dell’autopsia e, alcuni mesi dopo, vergò una memoria dell’indagine necroscopica per una rivista medica. A parte ciò, mantenne poi un totale riserbo sulle impressioni ricavate in quella storica e per lui difficilissima giornata.
Enrico Grossi aveva conosciuto il Prof. Cattabeni nel 1970, poi lo incontrò casualmente durante un viaggio in treno. Affrontò con lui l’argomento e, stando al Grossi, il professore gli tirò fuori una bomba: «Mi raccontò che, terminata l’autopsia del Duce, iniziarono a compiere quella sulla Petacci. Il corpo di Claretta presentava varie ecchimosi sul ventre e segni di graffiature sulle cosce, nella parte interna ma anche nella parte posteriore. Com’è noto, a Piazzale Loreto, la Petacci non indossava le mutandine. Tolsero il corpo della donna, che già mostrava la rigidità cadaverica, da una specie di cassa grezza dove era deposto e lo adagiarono su un telo. Dalla sua vagina fuoruscì  un liquido sieroso misto a sangue e anche dell’altro liquido che a lui parve liquido seminale. Quando deposero il corpo sul tavolo, l’abbondante fuoruscita di liquido non s’interruppe'”. Prosegue il Grossi: “A quel punto – mi confidò Cattabeni – ho ricevuto l’ordine tassativo di soprassedere all’autopsia” e la donna fu rimessa nella cassa e sepolta così com’era. Tant’è che anni dopo, quando venne riesumato il suo cadavere, nel suo reggiseno, che ancora indossava, rinvennero un grosso diamante che s’era fatto cucire dentro, come avevano fatto la zarina e le sue figlie a Ekaterinburg, in Russia.

Ci pare strano che a distanza di 3 giorni il liquido seminale e il sangue fossero ancora fluidi e, forse, si trattava di resti di mestruazioni, oppure di linfa e dell’inizio della decomposizione. Esiste un’ultima ipotesi, che non è mai stata contemplata prima: dei rapporti sessuali sul cadavere a Dongo, oppure sul camion della Tinto Stamperia Pessina, che trasportò quei corpi sino a Milano, ma questa è una possibilità  remota.

In conclusione, credo che Clara Petacci non fu violentata, perché mancò il tempo e l’incalzare degli eventi fu vorticoso. Da varie fonti, ma in particolare dalla vicina di casa dei De Maria, Dorina Mazzola, intervistata da Giorgio Pisanò, sappiamo che nel giro di 8 ore si ebbero ben 12 scariche di fucileria e pistolettate, con un gran via vai di persone che entravano e uscivano da quella casa.

 

Elezione dei parlamentari italiani all’estero

Il 4 marzo in Italia si vota per l’elezione di deputati e senatori, 11 giorni prima della naturale fine della legislatura, perché così ha decretato il Presidente Mattarella. Inoltre, si voterà anche per l’elezione dei governatori delle regioni Lombardia e Lazio.
Voteremo per l’elezione dei 630 deputati e dei 315 senatori elettivi della XVIII legislatura, seguendo una nuova legge elettorale denominata Rosatellum 2 (legge 165) approvata alla Camera il 12 ottobre e dal Senato il 3 novembre 2017, che prevede un sistema elettorale misto fra proporzionale (vedi appendice A) e maggioritario (vedi appendice B).
Il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post. Il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati.

Con il voto all’estero voteremo prima che in Italia, dato che il nostro è un voto per corrispondenza. Quindi, le schede elettorali ci arriveranno a casa verso il 14/16 febbraio.
I consolati e le ambasciate dovranno poi riceverle per posta e raccoglierle per farle poi arrivare in Italia, chiuse come le ricevono, ove verranno scrutinate assieme a quelle italiane.

Nelle circoscrizioni estero, all’Europa andranno 5 deputati e 2 senatori; al Sudamerica 4 deputati e 2 senatori; al Nord America 2 deputati e un senatore; ad Africa-Asia-Oceania un deputato e un senatore. Questi vengono assegnati con un sistema proporzionale e con l’assegnazione della preferenza.

Vale ancora l’impianto della Legge Tremaglia, dal nome del legislatore bergamasco che riuscì a modificare la Costituzione per permettere a milioni di italiani residenti fuori dai confini nazionali d’aver voce in capitolo nella formazione del parlamento nazionale. Mirko Tremaglia si rese conto che questa legge era imperfetta ma sperava in modifiche migliorative. Morto lui, queste modifiche sono arrivate, ma non nella direzione che lui auspicava: si trovano nel Rosatellum 2.

-Un emendamento presentato dal on.Maurizio Lupi, di Area Popolare, ha infatti aperto la possibilità a uomini politici residenti in Italia – che in teoria potrebbero non aver mai messo fuori piede dai confini nazionali – di presentarsi nelle circoscrizioni estere.
-Un ulteriore emendamento del on. Emanuele Fiano, del PD e che ci pare chiaramente incostituzionale, ha introdotto la regola che impedisce a un residente estero italiano che abbia ricoperto cariche politiche in un Paese estero negli ultimi 5 anni (lui avrebbe voluto 10 anni!) la possibilità di candidarsi in Italia. Dunque, se un italiano a Toronto o a Katmandu ha fatto parte di un consiglio comunale negli ultimi 5 anni, non potrà presentarsi alle elezioni politiche italiane. Tutto questo quando in Parlamento siedono sindaci e consiglieri che mantengono le proprie cariche.
-Altra limitazione per gli elettori all’estero è questa: potranno candidarsi solo nel collegio di residenza, pertanto un residente a Hong Kong non si potrà presentare in America o in Europa.

Un’ulteriore complicazione, naturale e non legislativa, per noi in estremo Oriente, sarà costituita dal Capodanno Lunare, che cadrà proprio dal 16 al 18 febbraio.
Questo impedirà la stampa di schede elettorali in loco, dunque dovranno essere spedite “prestampate” dall’Italia. Inoltre, molti dei residenti italiani in Cina, Singapore, Hong Kong e altre località solitamente approfittano di questa chiusura per portare “la moglie al mare” e dunque, rientrando nelle proprie abitazioni, troveranno le schede elettorali, ma potrebbero non riuscire a farle pervenire in tempo al proprio Consolato o alla propria Ambasciata.

All’estero potranno votare solo coloro che sono iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). Unica eccezione vien fatta per chi risiede all’estero per più di 3 mesi, studenti e lavoratori, ma che hanno fatto richiesta di votare presso la propria temporanea residenza entro il 31 gennaio 2018.

 

DEFINIZIONI:

A) SISTEMA PROPORZIONALE

Si tratta di un sistema elettorale per il quale l’assegnazione dei seggi avviene in modo da assicurare alle diverse liste un numero di posti proporzionale ai voti avuti. Ciò di solito viene realizzato mediante la divisione del numero dei voti per il numero dei seggi da ricoprire, ottenendo così il quoziente elettorale, che costituisce il titolo per conseguire un seggio. I sistemi proporzionali possono dividersi in due gruppi: quelli che lasciano all’elettore la libera scelta dei nomi da votare oppure prevedano per la loro applicazione una lista di candidati prestabilita.

B) SISTEMA MAGGIORITARIO

Nel sistema maggioritario uninominale il territorio dello Stato è suddiviso in tante circoscrizioni quanti sono i seggi da ricoprire e viene eletto in ogni circoscrizione il candidato che ha ottenuto la maggioranza dei voti. La maggioranza richiesta può essere relativa, per cui è sufficiente che il candidato eletto superi ogni altro candidato di almeno un voto, o assoluta, per cui il candidato deve conquistare almeno la metà più uno dei voti. Quando è richiesta la maggioranza assoluta, talvolta si procede a una seconda votazione, ove gli elettori sono chiamati a scegliere tra i due candidati che al primo scrutinio abbiano ottenuto il maggior numero dei voti (ballottaggio). Il sistema maggioritario plurinominale attribuisce la vittoria alla lista che riporta il maggior numero di voti.

25 Milioni di bonus a Cattaneo di TIM e non pagano i tecnici.

Con i suoi 25 milioni di euro di buonuscita, Flavio Cattaneo, ex AD di TIM, si piazza al quinto posto nella top ten dei divorzi di Piazza Affari. Senza contare che ebbe 2.5 di bonus in entrata e poi uno stipendio d’oro.
Pare una storia simile, su scala maggiore, a quella di Francesco Iorio – noto come il padellaro di Sora – e AD della ora defunta Banca Popolare di Vicenza.

Qualche giorno fa avevo scritto su di un mio articolo dedicato all’Euro che uno dei problemi del nostro paese è la mancanza di concorrenza, che impedisce una discesa dei prezzi, questo per via d’una collusione fra grossisti, burocrazia e politica. Ho toccato con mano questo problema a casa mia…

Nel caso di TIM il servizio di assistenza  è a un livello vergognoso e mi chiedo perché non intervengano la Ministra Maria Anna Madia e il Ministro Carlo Calenda. Forse perché i signori ministri son troppo presi a discutere di Jus Soli o per seguire la propria campagna elettorale?

Dicono che TIM sia meglio di Vodafone e di altri internet providers. Allora immagino che inferno siano quelli, se la “migliore” è così!
Viziati dall’efficienza e dalla serietà di Hong Kong ci siamo rituffati in quel Medioevo tecnologico che abbiamo in Italia, sperimentando sulla nostra pelle l’installazione di una linea fissa TIM in casa, a Verona, per telefonia e internet con fibra ottica.
Ora, io e mia moglie, stiamo pensando di buttare centralina, modem e contratto in faccia al funzionario che ci ha venduto questo disservizio micidiale.

L’installazione era stata programmata con 10 giorni di anticipo. Come stabilito ci arrivano due tecnici in casa che avviano il modem con un paio d’ore di lavoro. La mattina del giorno successivo il modem non funziona più ed è in allarme. Incomincia il calvario, chiamando il 187. Ma il servizio rimane interrotto dopo due settimane.

Il 187 è quasi sempre occupato, ma a volte risponde qualche gentile ragazza dalla Romania, che ogni volta dà delle risposte e delle soluzioni diverse ma sempre errate. Spesso comunicano un numero di telefono da chiamare che non esiste o è a sua volta irraggiungibile. Spesso quelle povere ragazze sono stressate da precedenti chiamate, con insulti ed evidentemente non hanno una preparazione tecnica sufficiente per gestire la situazione, ovvero un servizio tecnico inesistente o inefficiente in Italia, che non le copre.

Mi è bastato dare un’occhiata in Google e scoprire che non siamo soli, vi sono migliaia di persone infuriate come noi e addirittura si trova anche un post, chiaramente truffaldino, di qualcuno che s’offre per risolvere i problemi.

La loro pagina FB è ingolfata da clienti furiosi, molto posti sotto a loro pubblicità nella quale si auto-incensano.:

https://www.facebook.com/TimOfficialPage/videos/vb.198011288410/10155580315578411/?type=2&theater&comment_id=10155586168828411&reply_comment_id=10155586176463411&notif_t=video_reply&notif_id=1516289215426145

Grottesco! Unica nostra consolazione? Questa società è francese…

 

Questo:

Ciao, noi siamo l’associazione Sos Utenti Consumatori, possiamo aiutarti GRATUITAMENTE a Ripristinare la linea e farti ottenere il Risarcimento del danno che ti stanno causando. Per saperne di più puoi contattarci ai seguenti recapiti: numero verde 800.177.569 oppure al fisso 081.503.23.22. Per ulteriori informazioni ti invitiamo a visitare le nostre pagine Facebook, Sos Utenti consumatori e Disservizio Telefonico.

Ecco uno dei tanti blog con migliaia di lamentele:

http://downdetector.it/problemi/tim/verona

Con dei post a caso che risalgono a qualche giorno fa:

Biagio Ferraiuolo

tim anche con manutenzione di fisso stanno rovinati con fibra in cabina che misurano 100 mega poi una distanza di 500 metri con cavo in rame si perdono fino ad arrivare a 15 mega da un cavo di 10 coppie che è a basso isolamento da 5 anni che vergogna è inutile che si passa con gli altri operatori i problemi sono i cavi ed i giunti che non vengano fatte le manutenzioni vergognatevi la prima società in italia telefonia fissa e mobile.

Vaff….lo Tim e Italia compresa!!! Siamo al 47 posto nel mondo per velocità di connessione !!! La Romania è quinta !!! Criminali che si prendono i nostri soldi senza corrispondere dei servizi adeguati rispetto a quello che noi paghiamo!!!

massimo sturani •

Io sto cambiando operatore … forse non avrò un servizio migliore …ma sicuramente pagherò la metà !!! Tim CRIMINALI !! Pagano 35 Milioni di € a Cattaneo come buonuscita per 16 dico 16 mesi di lavoro !!! e non pagano un tecnico per sistemare le nostre linee !!! Noi paghiamo soldi reali e molto sudati !!! Criminali legalizzati !!! Ciao!!

Massimo De Maglie
Bolzano. A inizio dicembre la linea è mancata alcune ore. Poi è andato tutto bene fino a dopo la Befana. Dal 7 gennaio la linea c’è per alcune ore e finché c’è va benissimo. Poi di colpo cade e mi sento dire tutte le volte (dagli SMS che mandano e dagli operatori 187) che è un guasto generalizzato, vale a dire è una centralina o qualcosa di simile. Ora mi chiedo quale sia la ragione: è la centralina che cade a pezzi? ci sono i ragazzetti che fanno gli scherzi e staccano i cavi? il tecnico che fa le riparazioni ha perso il cacciavite e deve avvitare con le dita e non riesce a collegare i cavi decentemente? Peraltro, potrei capire un guasto alla centralina se fossi in alta montagna, in estrema periferia, in aperta campagna… sono in piena città, chissà quanta gente c’è collegata a quella centralina e nelle stesse mie condizioni. Non è molto confortante vedere la linea che torna, quando si sa che dopo tre ore se ne andrà di nuovo…

Nicola Sandri Verona

IMBARAZZANTE! FATE QUALCOSA! -VERONA-

Anna
Diciamo che ho attivato la Sim il 3 gennaio passando da Wind a Tim . Dopo aver parlato con un operatore per farmi disattivate i servizi a pagamento, e non riesco: a telefonare, a ricevere chiamate e a connettermi con la connessione dati. Posso solo utilizzare il wi-fi, almeno quello funziona. Non è un problema di credito nè di impostazione del telefono. Non riesco nemmeno a parlare con un operatore ….Complimenti! !!!!

Pierluigi Simontacchi
Risiedo a varese. Ho contratto Tim fibra, tanto pubblicizzata. Dal 3 gennaio non ho ne internet ne linea telefono. Richiesta assistenza più volte. Risposte sempre diverse, nessuna soluzione del problema ad oggi, nessuna previsione.
Consiglio a Tim di investire meno in pubblicità e spendere per assistenza tecnica continuativa reale anche festiva.
Dovrebbero almeno rimborsare i giorni di servizio non utilizzati, considerando il grave disagio arrecato.

Chi ha creato il disastro Euro?

Sono passati 15 anni dall’adozione dell’euro ma è tempo di elezioni e alcuni sedicenti esperti di economia del PD rispolverano la vecchia storia che Berlusconi fu il responsabile della perdita di ricchezza di noi italiani “perché non fece nulla per monitorare il passaggio dalla lira all’euro, permettendo ruberie e speculazioni”.
Ci furono abusi, vero, ma in senso generale il problema fu causato dal fatto che il nostro mercato conosce una scarsa concorrenza interna e resta succube di balzelli, di lacci e di condizionamenti normativi delle amministrazioni (verso cui i commercianti reagiscono con l’aumento sconsiderato dei prezzi). Che ci furono commercianti che fecero i furbi è chiaro, ma se fu un fenomeno diffuso perché ci furono poche denunce? Perché l’opposizione non fece sit-in e proteste in Parlamento, e non usarono i mezzi di informazione a loro disposizione? La risposta pare scontata: senza politiche di liberalizzazione, de-monopolizzazione, uscita dello Stato dalle pubbliche amministrazioni nella gestione dell’economia, ci si adagia su una politica di mantenimento dello status quo, cioè degli attuali assetti di potere economico, per questo nessuno protestava, salvo le massaie che facevano la spesa. Gli stessi commercianti, esaurite le scorte, dovevano acquistare a prezzi in euro, dunque maggiorati. Ma il vero e grosso limite dell’euro, resta la sua impossibilità di fare aggiustamenti sui cambi, che sarebbero assai vantaggiosi per un’industria frammentata come quella italiana.

L’Italia entrò nell’Euro in condizioni di estrema debolezza, anche per via dei continui cambi di governo e di ministri dell’economia. Non ci si deve dunque stupire se i nostri partner europei ne approfittano, pensando ai propri interessi prima che ai nostri.
Ecco una lista dei nostri governanti del periodo. Governo Andreotti VI e VII dal 22 luglio 1989 al 24 aprile 1992. Governo Amato I dal 28 giugno 1992 al 29 aprile 1993. Governo Ciampi dal 29 aprile 1993 al 13 gennaio 1994. Berlusconi I dal 11 maggio maggio 1994, al gennaio 1995. Governo Dini dal 17 gennaio 1995 al 18 maggio 1996. Governo Prodi I dal 17 maggio 1996 al 9 ottobre 1998. Governo D’Alema I e II dal 21 ottobre 1998 al 26 aprile 2000. Governo Amato II dal 25 aprile 2000 al11 giugno 2001. Governo Berlusconi II e III dal 10 giugno 2001 al 17 maggio 2006. Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all’8 maggio 2008. Governo Berlusconi IV dal 7 maggio 2008 al 16 novembre 2011. Monti, Letta, Renzi, Gentiloni.

L’euro fu introdotto il 1 gennaio 2002. Giulio Tremonti, che a quel tempo sedeva nella stanza dei bottoni come ministro dell’economia, scrisse un libro – che forse non ha ottenuto l’attenzione che meritava- intitolato “Bugie e Verità. La ragione dei popoli” pubblicato da Mondadori nel 2014.
Tremonti trovò l’euro belle e pronto, preparato dai suoi predecessori e ha dovuto gestirlo al meglio. Parla di parametri «stupidi» imposti da una banda di “bugiardi” e la sua insensata blindatura, che di fatto impedisce ripensamenti. E come la Grecia, anche l’Italia fu costretta a truccare il proprio bilancio per poterci entrare. Quella operazione, condotta da Prodi e Ciampi, fu venduta come un merito dell’illuminata classe dirigente tricolore, un mentire per il bene della Patria. Il 24 novembre 1996 Carlo Azeglio Ciampi – presente Mario Draghi, direttore generale del Ministero del Tesoro e Antonio Fazio per Banca d’Italia – volò a Bruxelles per l’Ecofin. Tedeschi e olandesi sostennero la linea che il cambio giusto andava posto a lire 925 per un marco tedesco. Ciampi strappò 990. Questa parità di 990, non modificabile, secondo il Trattato di Maastricht, sarà la base per il calcolo del cambio lira/euro di 1936,27 fu ufficializzata il 1° gennaio 1999. Gli industriali italiani chiedevano 1040-1080 e oggi sappiamo che avevano ragione, perché perdemmo subito in competitività a favore delle ditte tedesche.
In realtà, svela Tremonti, furono le industrie tedesche a premere sull’acceleratore: temevano la concorrenza della manifattura italiana, seconda in Europa e quinta nel mondo, resa più pericolosa dalle svalutazioni competitive della lira rispetto al marco. “Nel corso di una riunione, ad hoc, sul lago Lemano”, scrive Tremonti, “gli industriali teutonici convinsero i propri banchieri a favorire a ogni costo l’ingresso dell’Italia, “intrappolata e spiazzata dalla nuova moneta che si sarebbe dimostrata troppo forte per un’economia debole”. Ma i conti dello Stato non erano in ordine, l’eurotassa o la diversa contabilizzazione dei contributi Inps non bastavano, servivano “manovre di estetica contabile” più efficaci: così si fece ricorso ai “tuttora segretissimi derivati per l’Europa” in modo da contabilizzare subito le entrate e occultare le uscite.
“Delle particolari straordinarie operazioni finanziarie, e della connessa debolezza della posizione del governo italiano, gli altri governi europei erano perfettamente al corrente” rivela l’ex ministro, al punto da imporci un cambio lira/euro penalizzante. “L’Italia non aveva i numeri per entrare nell’euro fin da principio, ci è entrata alterando il proprio bilancio”. Un’accusa gravissima! Parla anche della famosa lettera mandata dalla Bce il 5 agosto 2011 svelando retroscena nuovi. Secondo Tremonti la lettera originerebbe dalla cocciutaggine con cui il governo italiano di Berlusconi s’opponeva al nuovo Fondo salva-stati, «contrario al nostro interesse nazionale». Le nostre banche possedevano il 5 per cento dei debiti dei Paesi a rischio (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) ma dovevano contribuire con il 18 per cento.
“Il colpo di manovella fu dato con, l’illuminata, costruzione di una falsa catastrofe e rimangiandosi i complimenti al governo Berlusconi di pochi giorni prima e, infatti, quella lettera scatenò la valanga finanziaria dello spread”.
L’arma della speculazione fu usata anche dopo il G20 di Cannes, il cui clima ostile all’Italia è già stato raccontato dall’ex premier spagnolo Zapatero e da Geitner. Dopo il vertice, ricorda Tremonti: “La principale piattaforma elettronica per la negoziazione dei titoli pubblici italiani Lch-Clearnet senza ragione e improvvisamente ha alzato i richiesti margini di garanzia sui titoli italiani. Una mossa tanto repentina da risultare sospetta”.

Una delle prime decisioni del governo Monti, non appena si fu insediato, fu di piegarsi ai voleri franco-tedeschi: «A partire dal 2015, e, per ironia, proprio per espressa volontà nostra, ci trovammo obbligati non solo a pagare il conto delle perdite bancarie degli altri, ma anche a rispettare il fiscal compact: con vent’anni di tagli di spesa pubblica più o meno per 50 miliardi di euro ogni anno».
Tra luci e ombre dell’azione economica dei governi di centrodestra, Tremonti solleva il velo sugli errori degli esecutivi di centrosinistra, soprattutto quelli del quinquennio 1996-2001 spesso sottaciuti: con delle «riforme devastanti» (soprattutto il decentramento sbilanciato, le forzature per l’ingresso nell’euro e la «costituzionalizzazione dell’Europa») « è da lì che hanno avuto origine e sviluppo le principali dinamiche negative che oggi stanno portando l’Italia allo sprofondo della sua crisi».