Gli orfani di Draghi in Parlamento sono ancora storditi per la botta ricevuta, ma si stanno riorganizzando per sopperire alla scomparsa del loro dragone. La loro autostima è a pezzi, si credevano i più furbi del reame, ma si sono fatti infinocchiare da Conte, Salvini, Meloni e Berlusconi. Li davano per addormentati e invece questi si sono mossi rapidamente e con passo felpato per far saltare il banco. Vi saranno conseguenze sul piano economico? Certamente sì, ma lo spettacolo sarà grandioso e impagabile. Parafrasando Kipling, possiamo dire che è meglio un anno di politica italiana che un intero ciclo dinastico del Kathay.
Ora gli orfani del drago si stanno rialzando e organizzando, e se davvero le elezioni si terranno il 25 settembre non hanno un minuto da perdere. Quel che resterà del 5Stelle primigenio finirà nelle mani di Di Battista e della Raggi e quindi perderanno quella sponda. E la destra ricompattata, dopo aver scaricato la Gelmini, Brunetta e qualche altro pezzo, si sta muovendo bene. La campagna del PD s’incentrerà su due pilastri: abbasso i fascisti (a 100 anni dalla marcia su Roma, e te pareva…) e abbasso la ducetta. Dunque argomenti assai sofisticati, giusto perché altri argomenti più intelligenti prima delle elezioni non ne troveranno.
Dunque, si dispongano i divani e si preparino i popcorn!
Il 20 luglio 1969, gli astronauti americani Neil Armstrong (1930-2012) e Edwin “Buzz” Aldrin (1930-) divennero i primi esseri umani ad atterrare sulla Luna. Circa sei ore e mezza dopo, Armstrong divenne la prima persona a camminare sulla Luna. Mentre muoveva il primo passo, Armstrong disse: “Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”. La missione Apollo 11 avvenne otto anni dopo che il presidente John F. Kennedy (1917-1963) aveva annunciato l’obiettivo nazionale di far atterrare un uomo sulla Luna entro la fine degli anni Sessanta. L’Apollo 17, l’ultima missione lunare con equipaggio, ebbe luogo nel 1972.
All’epoca, gli Stati Uniti erano ancora indietro rispetto all’Unione Sovietica negli sviluppi spaziali e l’America dell’epoca della Guerra Fredda accolse con favore l’audace proposta di Kennedy. Nel 1966, dopo cinque anni di lavoro da parte di un team internazionale di scienziati e ingegneri, la National Aeronautics and Space Administration (NASA) condusse la prima missione Apollo senza equipaggio, testando l’integrità strutturale della capsula.
Ecco la cronologia semplificata dello sbarco sulla Luna del 1969:
Alle 9:32 del 16 luglio, sotto agli occhi di tutto il mondo, l’Apollo 11 decolla dal Kennedy Space Center con a bordo gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Armstrong, un pilota di 38 anni, era il comandante della missione.
Dopo aver percorso 385.000 chilometri in 76 ore, l’Apollo 11 entrò in orbita lunare il 19 luglio. Il giorno successivo, alle 13:46, il modulo lunare Eagle, con a bordo Armstrong e Aldrin, si separò dal modulo di comando, dove rimase Collins. Due ore dopo, l’Eagle iniziò la discesa verso la superficie lunare e alle 16:17 atterrò sul bordo sud-occidentale del Mare della Tranquillità. Armstrong trasmise immediatamente via radio al Controllo Missione di Houston, in Texas, un messaggio ormai famoso: “L’Aquila è atterrata”.
Alle 22:39, con cinque ore di anticipo sul programma originale, Armstrong aprì il portello del modulo lunare. Mentre scendeva la scaletta del modulo, una telecamera collegata all’astronave registrava i suoi progressi e trasmetteva il segnale sulla Terra, dove centinaia di milioni di persone lo guardavano con il fiato sospeso.
Alle 22:56, quando Armstrong scese dalla scaletta e posò il piede sulla superficie polverosa della Luna, pronunciò la sua famosa frase, che in seguito sostenne essere stata lievemente confusa dal suo microfono e che voleva essere “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”.
Aldrin lo raggiunse sulla superficie lunare 19 minuti dopo e insieme scattarono fotografie del terreno, piantarono una bandiera statunitense, eseguirono alcuni semplici test scientifici e parlarono con il presidente Richard Nixon (1913-94) via Houston.
Alle 1:11 del 21 luglio, entrambi gli astronauti erano di nuovo nel modulo lunare e il portello fu chiuso. I due uomini dormirono quella notte sulla superficie lunare e alle 13:54 l’Eagle iniziò la sua risalita verso il modulo di comando. Tra gli oggetti lasciati sulla superficie lunare c’era una targa che recitava:
“Qui gli uomini del pianeta Terra hanno messo piede per la prima volta sulla Luna – luglio 1969 d.C. – Siamo venuti in pace per tutta l’umanità”.
Alle 17:35 Armstrong e Aldrin si agganciarono con successo e si ricongiunsero a Collins, e alle 12:56 del 22 luglio l’Apollo 11 iniziò il suo viaggio verso casa, per poi atterrare nell’Oceano Pacifico alle 12:50 del 24 luglio.
Ci sarebbero state altre cinque missioni di atterraggio lunare di successo e un passaggio lunare non pianificato. L’Apollo 13 dovette interrompere l’allunaggio a causa di difficoltà tecniche. Gli ultimi uomini a camminare sulla Luna, gli astronauti Eugene Cernan (1934-2017) e Harrison Schmitt (1935-) della missione Apollo 17, lasciarono la superficie lunare il 14 dicembre 1972.
Il programma Apollo fu un’impresa costosa e ad alta intensità di lavoro, che coinvolse, secondo le stime, 400.000 ingegneri, tecnici e scienziati e costò 24 miliardi di dollari (quasi 100 miliardi di dollari in dollari attuali) e dozzine di uomini e donne vi persero la vita per poterci arrivare. La spesa era giustificata dal mandato di Kennedy del 1961 di battere i sovietici sulla Luna e, una volta compiuta l’impresa, le missioni in corso persero la loro redditività.
Pare impossibile crederlo, ma esistono centinaia di migliaia di persone che, in realtà, non credono che questo sia davvero avvenuto, non pensando che l’URSS si sarebbe precipitata immediatamente a smentire questo successo americano.
Esaminiamo qualcuna di queste fake news in circolazione, anche se sono state tutte contraddette:
Teoria del complotto 1: le ombre nelle foto dello sbarco sulla Luna provano che le immagini sono state falsificate. Esiste una fotografia scattata da Neil Armstrong dopo l’allunaggio dell’Apollo 11 (NASA) e la sua ombra non è parallela all’ombra di palo.
A causa della prospettiva, nella foto le linee parallele appaiono non parallele. Se si cerca di ridurre su un piano bidimensionale una situazione tridimensionale, si può far fare alle linee ogni sorta di stranezza. Gli artisti lo usano da secoli. Uscite fuori quando il sole è basso nel cielo e osservate voi stessi questo effetto. Proprio come nelle immagini dell’Apollo 11, le ombre non saranno parallele.
Teoria del complotto 2: gli astronauti dell’Apollo non sarebbero potuti sopravvivere al campo di radiazioni della Terra. La Terra è circondata da una zona di particelle cariche nota come fascia di radiazioni “Van Allen”. Essendo questo è il caso, come hanno fatto gli astronauti dell’Apollo ad attraversare la fascia di radiazioni di Van Allen e ad uscire indenni dall’orbita terrestre? Sicuramente la quantità di radiazioni li avrebbe uccisi? Questo non dimostra che gli sbarchi sulla Luna erano una bufala?
Se avete mai fatto firewalking (camminare sul fuoco), saprete che l’unica cosa che non si fa è indugiare nel mezzo del fuoco. Si attraversa il più velocemente possibile. Da un punto di vista scientifico, se si attraversa abbastanza velocemente, considerando la conduttività termica dei piedi, non si avrà un’energia termica sufficiente a bruciare le piante dei piedi. Non c’è alcun problema. Basta non rimanere nel mezzo! In modo simile, il tempo di transito attraverso la fascia di radiazioni di Van Allen all’inizio dei viaggi Apollo era incredibilmente breve. Viaggiare attraverso la fascia di radiazioni di Van Allen, se si va abbastanza veloci – e bisogna farlo se si va sulla Luna – non è assolutamente un problema.
Teoria del complotto 3: perché non ci sono stelle nelle foto degli sbarchi sulla Luna della NASA? Se l’immagine è stata davvero scattata sulla Luna, il cielo non dovrebbe essere pieno di stelle? Dopotutto, non c’è atmosfera che possa distorcere l’immagine, né nuvole che possano interrompere quella splendida vista. I teorici della cospirazione sostengono che la mancanza di stelle nelle fotografie della missione Apollo 11 dimostra che l’evento è stato inscenato. La NASA non avrebbe potuto simulare l’intera meraviglia del cielo lunare e quindi ha semplicemente scelto di non includere alcuna stella.
Se si vuole fotografare una scena fortemente illuminata, la velocità dell’otturatore della fotocamera deve essere rapida e l’apertura incredibilmente piccola. In questa situazione, gli oggetti deboli come le stelle semplicemente non si vedranno.
Teoria del complotto 4: la bandiera americana dell’Apollo 11 sventola al vento… ma non c’è vento sulla Luna
Guardate di nuovo l’immagine, in particolare lungo il bordo superiore della bandiera, e troverete la risposta. Un’asta telescopica è stata estesa lungo la parte superiore per far sventolare la bandiera tenendola distesa (sì, la NASA aveva pensato davvero a tutto).
Teoria del complotto 5: se siamo davvero andati sulla Luna nel 1969, perché non ci siamo mai tornati?
Ci siamo tornati. L’Apollo 17, l’ultima missione Apollo a far atterrare astronauti sulla Luna, è avvenuta nel 1972. Da allora, gli esseri umani non sono mai tornati. L’Apollo 17 non doveva essere la fine della storia, naturalmente. Per tutti gli anni ’70 c’era l’ambizione di stabilire una base lunare permanente prima di passare alla prossima grande sfida dell’esplorazione spaziale: Marte. La risposta è che cambiarono le priorità.
L’attenzione si è invece rivolta al programma dello Space Shuttle e, da ultimo, alla Stazione Spaziale Internazionale, che dal novembre 2000 è abitata in modo permanente da squadre di astronauti. Ma questo non significa che l’uomo non possa tornare sulla Luna in futuro.
Teoria del complotto 6: perché resta l’immagine così nitida della scarpa di Armstrong se non piove?
La luna è coperta da polvere finissima. Provate a stendere del borotalco sul pavimento e otterrete lo stesso risultato.
Teoria del complotto 7: donarono all’Olanda un pezzo di roccia lunare ma in seguito risultò falsa
Sì, ma la donazione fu una truffa, nella quale la NASA e il governo americano non c’entravano. Del resto solo dei fessi possono credere che la NASA si sia privata di un prezioso frammento lunare a soli tre mesi dall’allunaggio.
Lo sbarco sulla Luna non è stato una bufala. L’Apollo 11 è avvenuto davvero. Gli esseri umani hanno davvero messo piede sulla Luna. Abbiamo innumerevoli immagini, video, campioni lunari e dati scientifici che lo dimostrano. Ma soprattutto, l’esplorazione umana ha letteralmente lasciato il segno sulla superficie lunare.
Nel 2009 abbiamo inviato un orbiter in ricognizione lunare per mappare la superficie lunare con una risoluzione di tre o quattro ordini di grandezza superiore a quella mai raggiunta prima. È stato fotografato ogni singolo sito di atterraggio dell’Apollo. Ciò che colpisce davvero di queste immagini è che quelle impronte, quelle tracce dei veicoli lunari, manterranno la loro integrità per milioni di anni. Indipendentemente da ciò che faremo a noi stessi come civiltà, perché abbiamo davvero lasciato il nostro segno nel cosmo.
Gli esponenti di Fratelli d’Italia Massimo Mariotti e Massimo Giorgetti si sono recati nella via che il Comune di Verona ha dedicato a Paolo Borsellino al Bassone per rendere omaggio alla memoria del giudice ucciso trent’anni fa, a Palermo in via D’Amelio, assieme ai cinque agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. “ Con questo gesto abbiamo voluto ricordare l’impegno di un Magistrato in prima linea nella lotta a Cosa Nostra e il cui ricordo è ancora vivo tra gli italiani, come testimoniano le numerose iniziative di questi giorni in tutta Italia da parte delle istituzioni e di numerose associazioni, oltre a quello degli appartenenti alle Forze dell’Ordine caduti nell’adempimento del loro dovere”, spiegano i due appartenenti storici alla destra veronese.
Paolo Borsellino fu un simpatizzante del Movimento sociale italiano, nel quale aveva militato da giovane. Come ha rimarcato Marcello Veneziani nel suo splendido editoriale su La Verità di ieri, Paolo Borsellino poteva essere salvato proprio da quel Parlamento che oggi si affanna a ricordarlo. E forse quella scelta avrebbe salvato l’Italia intera. Fu il MSI che lo votò per nominarlo Presidente della Repubblica.
In quel periodo di grandi stravolgimenti politico-istituzionali, per la prima volta nella storia tormentata della nostra Repubblica, il Presidente Francesco Cossiga rassegnò le dimissioni, costringendo il Parlamento a nuove votazioni. Il pomeriggio del 19 maggio 1992, nel corso dell’XI scrutinio delle elezione del Presidente della Repubblica italiana, l’allora segretario del MSI Gianfranco Fini diede indicazione ai suoi parlamentari di votare per Paolo Borsellino Presidente della Repubblica. In quello scrutinio ebbe 47 preferenze (il morto che parla, ci ricorda Veneziani…) piazzandosi quarto.
Ci vollero ben 16 scrutini per eleggere il Presidente della Repubblica: Oscar Luigi Scalfaro, che ottenne 672 voti. La fumata bianca arrivò appena 2 giorni dopo la strage di Capaci.
Una certa mentalità vede nell’economia un gigantesco casinò in cui i suoi manager possono aprire o chiudere le porte a piacimento senza grosse conseguenze. Le entrate che si perdono oggi si possono recuperare domani. In questa prospettiva semplificata, è troppo facile dimenticare le catene di approvvigionamento, le piccole imprese, l’industria dei servizi, l’alimentazione e l’energia, e persino la fornitura di assistenza sanitaria. La vasta e globale matrice di scambi che costituisce il mercato globale viene caricaturizzata come un semplice progetto ingegneristico che può essere posto in stand by e poi riavviato a piacimento.
Questa potrebbe sembrare una posizione morale, come ci hanno detto: prima vengono le vite umane e poi l’economia, ma questo avviene solo se si separa l’economia dalla vita umana. Questo è sbagliato! L’economia è una preoccupazione umana legata all’intera esperienza della vita sulla terra. Non può essere accantonata. Del resto, la stessa erogazione dell’assistenza sanitaria non può essere separata dall’economia, come gli eventi hanno duramente rivelato.
I ministri si sono sottomessi alle direttive dei Centri per il controllo e di prevenzione delle malattie, e hanno ordinato agli ospedali di terminare gli interventi chirurgici selettivi, dando priorità ai pazienti COVID. Questo è stato un errore enorme, che sicuramente è costato molte vite. Ogni volta che si parlava di danni collaterali e di dubbi sul fatto che le chiusure avrebbero potuto mitigare il virus, si veniva liquidati e caratterizzati come ignoranti e no vax. Nel frattempo, gli economisti che sapevano dei danni provocati, tacevano, schiacciati dalla paura di essere giudicati insensibili alle vite umane. Queste persone avevano una formazione eccellente in alcuni settori, ma pochi avevano studiato la storia delle malattie infettive o sapevano qualcosa sulle traiettorie dei virus, tanto meno avevano una conoscenza pratica della biologia cellulare. Erano ignoranti su questi argomenti come lo erano sull’astronomia e sulla divisione dell’atomo. Così la maggior parte di loro si è rassegnata e ha lasciato che i professionisti della salute pubblica facessero il loro corso. Si tratta di rimanere nella propria corsia, proprio come il mondo accademico moderno addestra le persone a fare e come i Big Media e le Big Tech svergognano le persone che non lo fanno.
Questo pensiero altamente settoriale ha causato gravi danni durante tutta la pandemia. Gli economisti avevano sbagliato a caratterizzare la salute pubblica che aveva alterato l’economia come una preoccupazione per domani. Il risultato è stato un disastro, e sono passati molti mesi durante i quali la vita come la conoscevamo è stata distrutta con la forza.
Le due persone che alla fine esercitarono una profonda influenza nel riaprire e sostanzialmente salvare il mondo furono i dottori Scott Atlas e Jay Bhattacharya. Atlas aveva una formazione medica e scientifica e aveva scritto diversi libri sulle politiche pubbliche che esploravano l’intersezione di entrambe le discipline. Bhattacharya aveva conseguito un dottorato in economia e una laurea in medicina. Questi due pensatori erano e sono unici nel comprendere che la separazione tra “denaro e vite” è davvero artificiale. Entrambe le discipline hanno a che fare con la vita umana, le scelte, i vincoli e i compromessi.
Sono stati impavidi nell’intrecciare le due preoccupazioni. L’economia non è un progetto ingegneristico. Si occupa della vita stessa. Lo stesso vale per la salute pubblica: la povertà e la disperazione portano alla morte con la stessa sicurezza di un virus mortale. Non è possibile riflettere sull’una senza includere le preoccupazioni dell’altra.
Il dollaro americano ha perso il 13,5% del suo valore da quando sono iniziati i blocchi, il che è un altro modo per dire che i salari stanno diminuendo, le tasse nascoste stanno aumentando e i risparmi vengono erosi. Improvvisamente, gli economisti si mettono in mostra per spiegare cosa fare al riguardo, mentre gli esperti di salute pubblica si affannano a cercare qualche altra malattia in libertà per riguadagnare il loro profilo pubblico. Sono in competizione con i climatologi che vengono arruolati per affrontare il problema del cambiamento climatico, anche se i media continuano a chiedere alla classe di magnati guidata da Bill Gates di intervenire su tutto nella speranza di ottenere sovvenzioni dalla sua fondazione.
Non possiamo vivere in questo modo. È ridicolo. Dite quello che volete degli scolastici del tardo Medioevo; almeno loro sapevano che c’era un’unità nella verità. Di conseguenza, studiavano tutto, cercando sempre interrelazioni tra le discipline. Fu in quel periodo che nacque la disciplina dell’Economia, non come branca dell’ingegneria o della tecnologia, ma come percorso per comprendere come le vite umane possano prosperare e per esaminare le forze all’opera nel mondo che lo rendono possibile. Non è che ogni intellettuale debba avere una conoscenza universale di tutto; dovrebbe averne quanto basta per non farsi abbindolare dalla falsa competenza degli altri.
Ancora oggi, la letteratura del 18° secolo offre ampie conoscenze. Adam Smith scrisse un libro sulle forze economiche e un altro sulle norme, la morale e la comunità umana. L’intera generazione di intellettuali che lo seguì fece un’impollinazione incrociata delle proprie idee. Per loro imparare da tutti era un obbligo morale. Gli intellettuali della sanità pubblica non possono semplicemente fornire indicazioni per il futuro, settorializzando e liquidando le preoccupazioni economiche come una mera questione di dollari e centesimi. E allo stesso tempo, non ci si può aspettare che l’economia, come disciplina, dia un grande contributo alla comprensione umana fingendo che l’ignoranza delle questioni di base della salute e del benessere sia totalmente irrilevante per il loro compito.
Queste discipline hanno bisogno l’una dell’altra. L’isolamento intellettuale di qualsiasi tipo, specialmente quando è legato al potere governativo, dà vita a una pericolosa miopia, all’intolleranza e al fanatismo.
L’idea era buona, ma non ha funzionato. Chiude we.trade una joint-venture di proprietà di 12 banche europee e IBM, con azionisti quali CaixaBank, Deutsche Bank, Erste Group, HSBC, KBC, Nordea, Rabobank, Santander, Société Générale, UBS e UniCredit. Inizialmente costruita da IBM, la piattaforma we.trade è alimentata da Hyperledger Fabric ed è attualmente autorizzata da 16 banche in 15 Paesi.
Nel 2018 era stata registrata come entità giuridica autonoma e aveva iniziato ufficialmente a facilitare le transazioni commerciali nel mondo reale nel marzo 2019. Tuttavia, non è passato molto tempo prima che la piattaforma incontrasse difficoltà finanziarie. Nel 2020 è stata costretta a ridurre la forza lavoro di circa la metà, dopo che i finanziamenti raccolti da alcune banche azioniste si sono rivelati inferiori alle aspettative, con molte che hanno scelto di non reinvestire negli ultimi round. Allo stesso tempo, un’iniezione di fondi potenzialmente significativa da parte di Euler Hermes (ora Allianz Trade) – ritenuta nell’ordine di 2-3 milioni di euro – non si è concretizzata. Una fonte vicina a we.trade riferisce a GTR che in quel momento la società ha nominato PwC come liquidatore, ma un’iniezione di fondi dell’ultima ora da parte di IBM, che ha assunto una partecipazione del 7% nella società e ha accettato di rinviare alcuni obblighi finanziari dovuti da we.trade, ha permesso alla piattaforma di continuare a funzionare.
Ciò ha permesso di effettuare un nuovo round di iniezione di capitale nel 2021, in cui Omer Ahsan, presidente di we.trade, ha dichiarato a GTR che sei delle 12 banche aderenti alla piattaforma, tra cui HSBC, La Caixa, Nordea e Santander, hanno investito un totale di 3 milioni di euro. Oltre agli investimenti delle banche associate, anche CRIF, un fornitore di servizi di credit bureau e di informazioni commerciali, di outsourcing e di elaborazione, è salito a bordo, mettendo 2,5 milioni di euro nello stesso round.
Tuttavia, l’investimento complessivo di 5,5 milioni di euro sembra essere stato sufficiente a tenere a galla la società per altri 18 mesi. In una nota datata 26 maggio e accettata da GTR, la società ha comunicato ai suoi azionisti di essere stata “costretta a interrompere” le sue attività.
“Affinché qualsiasi azienda possa incrementare l’adozione di qualsiasi soluzione innovativa, come la blockchain, ulteriori investimenti non sono solo importanti, ma necessari”, si legge nella nota, aggiungendo che l’azienda non è stata in grado di raggiungere un accordo con gli azionisti della joint venture sul finanziamento di tali investimenti.
Secondo l’Irish Independent, la joint venture ha convocato una riunione dei creditori per la prossima settimana in cui si propone di nominare un liquidatore di PwC.
“Per i clienti già collegati alla piattaforma we.trade, ogni banca membro si impegnerà direttamente con i propri clienti per gestire le attività commerciali esistenti e discutere soluzioni alternative al di fuori della piattaforma we.trade per le future opportunità di trading”, si legge nella nota visionata da GTR.
Nancy Pelosi e il marito Paul, in una vecchia foto.
Nancy Pelosi, che si trova a Roma per una vacanza, ieri, 29 giugno, ha partecipato alla liturgia per la festa dei Santi Pietro e Paolo nella Basilica vaticana e secondo alcuni testimoni li presenti avrebbe ricevuto l’Eucaristia durante la messa presieduta da Papa Francesco. Questo nonostante il precedente divieto da parte dell’arcivescovo Salvatore Cordileone di San Francisco, la diocesi della Pelosi, per via del suo esplicito sostegno all’aborto.
Con ciò ha probabilmente voluto indicare che lei risponde direttamente al capo della Chiesa Cattolica e non a un semplice Arcivescovo. Nata Nancy D’Alesandro e figlia e sorella di sindaci di Baltimora e anche membri del congresso statunitense, sta in Parlamento dal 1987.
Il marito, Paul Pelosi, era forse in cerca di una speciale benedizione dopo il suo arresto alla fine del maggio scorso per guida in stato di ebrezza alcoolica. Nancy Pelosi è stata oggi ospite della Comunità di Sant’Egidio a Roma, dove ha incontrato delle famiglie di profughi afghani e ucraini. Vestita di nero, accompagnata dal presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, è stata accolta dall’ambasciatore degli Stati Uniti presso alla Santa Sede, Joe Donnelly.
Damiano Tommasi, del centrosinistra, è il nuovo sindaco di Verona. Alla chiusura dello scrutinio ha conquistato il 53,34% dei consensi nel ballottaggio, contro Federico Sboarina (centrodestra) fermatosi al 46,66%. Il centrosinistra non conquistava la maggioranza e la poltrona di sindaco a Verona da 15 anni.
Damiano Tommasi, l’ultimo miracolato di turno, ha adottato la strategia del bel cilindro vuoto: “Sono qui, riempitemi con i vostri sogni”. Ma presto la realtà verrà a bussare al suo uscio e inizieranno i distinguo e i dispetti della eterogenea coalizione di sinistra che lo ha portato a Palazzo Barbieri. Il centrodestra deve ora resistere alla tentazione di sedersi sul divano con i popcorn ma riorganizzarsi, facendo pulizia al proprio interno, contrastando con intelligenza la azioni dei vincitori e cercando di limitare i danni che inevitabilmente questi faranno.
Dopo il comprensibile rifiuto a un apparentamento da parte di Sboarina, dobbiamo lamentare che è stato abbandonato al proprio destino dai leader del centrodestra, infatti, prima del ballottaggio sarebbe costata poco una visita della Meloni, o di Crosetto, di Salvini o di Sgarbi per sostenerlo.
Pubblichiamo questo messaggio condiviso su FB dall’amico Stefano Paiusco, perché ci pare molto equilibrato e sincero:
Damiano Tommasi è il nuovo Sindaco di Verona. Mi reputo, da sempre, una persona che sa accettare una sconfitta con dignità e, pertanto, gli faccio le mie congratulazioni e auguro buon lavoro a lui e alla sua squadra.
Federico Sboarina ha perso le elezioni, ma lo ha fatto a testa alta, con coerenza e senza vendersi a Flavio Tosi per un piatto di lenticchie, nel pieno rispetto del pensiero del suo elettorato che lo aveva votato 5 anni fa. I veronesi se ne renderanno presto conto di cosa accadrà, soprattutto quella parte del centro destra che, aizzata dal loro “caro leader”, ha deciso di consegnare la città in mano alla sinistra, non andando alle urne o, peggio ancora, votando per il suo avversario.
Così è la vita, così funzionano le cose in democrazia, a volte si vince, altre si perde, l’importante è che non ci si dimentichi l’obiettivo principale: lavorare per il bene della città e dei suoi abitanti. Vedremo cosa riuscirà a fare Tommasi, vedremo se adempierà agli impegni che ha preso con i veronesi. Lo osserveremo con molta attenzione e, ovviamente, non gli perdoneremo nemmeno il più piccolo errore, saremo implacabili. D’altra parte è questo il compito di chi sta all’opposizione. O no?
Un po’ di purgatorio, comunque, farà bene al centro destra veronese, chissà che, finalmente, questa sia l’occasione buona per ricucire una spaccatura che queste elezioni hanno, ahimè provocato. C’è bisogno di aria nuova, di volti nuovi ma, soprattutto, di un candidato nuovo da preparare per le prossime amministrative del 2027. C’è urgente necessità di cambiare il modo di fare comunicazione, di ascoltare e coinvolgere chi è, effettivamente, competente in un determinato settore, senza farsi trascinare dai soliti giochetti che consistono nel posizionare personaggi incapaci in ruoli di rilievo, solo perché si deve accontentare il tal o talaltro partito della coalizione.
Vedremo quali saranno gli sviluppi.
Approfitto di questa occasione per ringraziare Federico Sboarina e tutti i consiglieri della maggioranza che, in questi anni hanno lavorato seriamente per gestire la nostra città, nonostante l’impossibilità, per due anni, a causa della Pandemia, di poter accelerare progetti e iniziative. Hanno svolto, in ogni caso, nonostante la depenalizzazione del COVID, un ottimo lavoro.
Nell’Odissea di Omero – composta intorno all’XI secolo a.C. – incontriamo nel X capitolo i Lestrigoni, orrendi giganti in carne e ossa che, lanciando pietre da una rupe, distruggono la flotta di Ulisse. Secondo i calcoli di Victor Bérard (1864-1931), tali Lestrigoni dovevano vivere nella Sardegna settentrionale o nella Corsica meridionale.
Nel 2014 (con un post ancora visibile, in lingua inglese) per la prima volta avanzai l’ipotesi che, invece che nella Sardegna settentrionale, Ulisse nelle sue peregrinazioni potrebbe essere sbarcato nella Sardegna occidentale – più precisamente nell’attuale provincia di Oristano, intorno a Marina di Torre Grande – una zona abitata fin dal neolitico e ricca di scogliere e insenature, simili a quelle descritte nell’Odissea.
Ecco la traduzione di parte del X capitolo dell’Odissea
“Di lì navigammo tristemente fino a quando gli uomini non furono stremati da un lungo e infruttuoso remare, perché non c’era più vento che ci aiutasse. Per sei giorni, notte e giorno, ci affannammo e il settimo giorno raggiungemmo la roccaforte rocciosa di Lamo-Telepilo, la città dei Lestrigoni, dove il pastore che conduce le sue pecore e le sue capre [per la mungitura] saluta colui che sta conducendo fuori il suo gregge [per nutrirlo] e quest’ultimo risponde al saluto. In quel paese un uomo che poteva fare a meno di dormire poteva guadagnare un doppio stipendio, uno come mandriano e l’altro come pastore, perché di notte lavorano più o meno come di giorno. Quando raggiungemmo il porto, lo trovammo chiuso sotto ripide scogliere, con un ingresso stretto tra due promontori. I miei capitani portarono le navi all’interno e le fecero legare l’una all’altra, perché all’interno non c’era mai un alito di vento, ma c’era sempre una calma piatta. Io tenni la mia nave all’esterno e la ormeggiai a uno scoglio all’estremità della punta; poi mi arrampicai su di un’alta roccia per fare una ricognizione, ma non riuscii a vedere alcun segno né di uomini né di bestiame, solo del fumo che saliva da terra. Mandai allora due della mia compagnia con un attendente per scoprire che tipo di persone fossero quegli abitanti. Gli uomini, una volta giunti a terra, seguirono la strada pianeggiante attraverso la quale la gente traeva la legna dalle montagne fino alla città, finché non incontrarono una giovane donna che era uscita a prendere l’acqua e che era figlia di un Lestrgoniano di nome Antiphates. Stava andando alla fonte Artacia, da cui la gente prende l’acqua, e quando i miei uomini si avvicinarono, le chiesero chi fosse il re di quel paese e su che tipo di gente governasse; così lei li indirizzò alla casa di suo padre, ma quando vi arrivarono trovarono sua moglie che era una gigantessa enorme come una montagna, e rimasero inorriditi alla sua vista. Ella chiamò subito suo marito Antifate dal luogo dell’assemblea e subito egli si mise a uccidere i miei uomini. Ne afferrò uno e cominciò a picchiarlo, mentre gli altri due correvano verso le navi il più velocemente possibile. Ma Antifate si mise a gridare dietro di loro e migliaia di robusti Lestrigoni spuntarono da ogni parte – orchi, non uomini. Che ci lanciarono contro grandi massi dalle scogliere come se fossero semplici pietre, e io sentii l’orribile rumore delle navi che scricchiolavano l’una contro l’altra e le grida di morte dei miei uomini, mentre i Laestrigoni li infilzavano come pesci e li portavano a casa per mangiarli. Mentre uccidevano i miei uomini all’interno del porto, estrassi la spada, tagliai il cavo della mia nave e dissi ai miei uomini di remare con tutte le loro forze se non volevano fare la stessa fine degli altri; così ci mettemmo in salvo e fummo abbastanza grati quando arrivammo in mare aperto, fuori dalla portata delle rocce che ci scagliavano contro. Degli altri non ne rimase nemmeno uno”.
Sto basando aso questa mia ipotesi su un grande ritrovamento fatto nel marzo 1974 da un contadino a Monte Prama. La lama del suo aratro fu danneggiata da un frammento di una grande pietra affiorata nel suo campo. La pietra presentava misteriose incisioni e gli archeologi chiamati sul posto scoprirono sotto terra più di 450 frammenti simili e di grandi dimensioni. La notizia è stata riportata brevemente dalla stampa sarda, ma nessun giornale o agenzia nazionale ne aveva parlato. Quei frammenti furono poi trasportati in un museo di Cagliari e lì lasciati per 29 anni, dimenticati. In un altro Paese, diverso dall’Italia, questa sarebbe stata una notizia bomba e si sarebbe scavato più a fondo in quel terreno.
Solo nel 2003 – a causa delle pressioni esercitate dagli archeologi – i frammenti furono inviati a un laboratorio di Sassari dove iniziarono i lavori di restauro. Una volta ricomposti i pezzi, apparvero essere dei giganti di figura umana mai visti prima. Gli archeologi recentemente sono tornati sul posto e usando strumenti sofisticati sembrano aver rivelato una sorta di città sepolta nel sottosuolo. Queste imponenti sculture sono alte tra i duecento e i duecentosessanta centimetri, scolpite nell’arenaria e con un caratteristico aspetto orientale.
Rappresentano arcieri, pugili, atleti ed erano collocate su piattaforme rialzate che costeggiavano la strada che conduceva al vecchio porto. La loro datazione esatta non è stata ancora stabilita, ma si è concordi nell’affermare che appartengono al periodo nuragico, risalente a 3000-4000 anni fa e, come tali, sono le statue più antiche del Mediterraneo occidentale. È possibile che siano state disposte in modo così imponente per stupire i visitatori provenienti dalla confederazione etrusca dell’Italia centrale, dal Nord Africa e dalla Grecia.
Secondo Roberto Narni, l’archeologo che è riuscito a ricomporre migliaia di frammenti e brandelli, i giganti di Monte Prama furono sistematicamente frantumati intorno al IX-VIII secolo a.C. forse da un esercito invasore.
Ebbene, è possibile che l’impressione suscitata da questi giganti di pietra, dall’aspetto feroce, sui marinai greci di passaggio abbia ispirato la leggenda dei Lestrigoni, una storia che potrebbe essere stata inserita da Omero nell’Odissea.
Questo è un punto del programma di Damiano Tommasi per diventare sindaco di Verona
2.8. TUTELA Proponiamo l’adesione del Comune di Verona alla «Carta RE.A.DY». Un accordo sottoscritto da altre città [Trento, Padova, Mantova e Belluno] che si propone di promuovere la condivisione e l’interscambio di buone prassi finalizzate alla tutela dei diritti umani e alla promozione di una cultura sociale del rispetto e della valorizzazione delle differenze “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. (art.3 – Costituzione Italiana).
Non lo avevamo mai letto il suo programma, ma c’è chi lo ha fatto, e quel riferimento alla Carta RE.A.DY è davvero molto inquietante.
Si obietta che nello statuto della RE.A.DY non esista nulla di disdicevole o di negativo. Certo, ma l’elenco di gruppi con uno statuto immacolato che poi hanno operato contrariamente alla decenza è lunghissimo.
Questo è chiaramente il caso con RE.A.DY e ci vuol poco per scoprirlo. Ecco il trionfalistico annuncio dell’adesione del comune di Reggio Calabria, avvenuta due mesi fa, a tale società e quali siano effettivamente i suoi scopi:
“La delibera, approvata nei giorni scorsi dal sindaco facente funzioni Carmelo Versace, è stata proposta dal consigliere metropolitano delegato alle pari opportunità, Filippo Quartuccio, che in una nota sottolinea “l’ulteriore passo in vanati compiuto dall’Ente in termini di civiltà e riconoscimento dei diritti delle persone. “E’ con grande entusiasmo – ha affermato Quartuccio – che oggi mi trovo a commentare il via libera ad un documento che, di fatto, segna una nuova tappa importante nell’affermazione di principi fondamentali, inviolabili ed irrinunciabili. Fin dal nostro insediamento, infatti, abbiamo intrapreso una strada che ci pone al fianco di ogni cittadino che, a prescindere dai propri orientamenti, non è mai lasciato indietro o da solo”.
“”Ready” – ha specificato Quartuccio – si pone l’obiettivo di individuare e diffondere politiche di inclusione sociale per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, realizzate da Pubbliche Amministrazioni a livello locale. Per l’amministrazione, quindi, è stato pressoché naturale aderirvi considerato quanto fatto in passato anche col sostegno al progetto, vinto da Arcigay, per la realizzazione del Centro anti discriminazioni. Del resto, fra le finalità di “Ready” vi sono quelle di contribuire alla diffusione di buone prassi, su tutto il territorio nazionale, mettendo in rete e supportando le Pubbliche amministrazioni impegnate nella promozione e nel riconoscimento dei diritti delle persone Lgbt. Per questo motivo – ha proseguito il consigliere – la Città metropolitana continuerà ad intraprendere percorsi istituzionali, con le realtà locali, per sensibilizzare il territorio su temi riguardanti le discriminazioni derivanti dall’orientamento sessuale”.
In pratica ogni Comune d’Italia dovrebbe sopportare che questa società privata vegli sulle proprie delibere e approvi il suo operato, in base alla loro ideologia d’ispirazione omosessuale (perché questo vuol dire gender).
Recentemente, il Vescovo uscente di Verona, Giuseppe Zenti, solitamente molto misurato, ha inviato una lettera ai parroci invitandoli a non unirsi a queste follie d’importazione. Questo ha sollevato un polverone, perché Tommasi e i suoi promotori si sono sentiti direttamente chiamati in causa, e poi la polemica è fiorita a livello nazionale. Ma il povero successore di San Zeno stava parlando in termini generali, diceva che, in quanto cristiani non possiamo accettare certe prese di posizioni sulla vita e sull’educazione contrarie alla Bibbia e al Vangelo, sennò non si fa più parte del gregge. Non ha mai detto “non votate Tommasi e votate Sboarina”, anche se alla fine ogni buon cristiano dovrebbe far questo, a meno che Tommasi ritiri la sua proposta relativa a RE.A:DY e dica: “Scusate, sono stato mal consigliato”.
Gesù Cristo, che non sosteneva né Tommasi né Sboarina, fu durissimo su questi temi, addirittura feroce e violento.
“Chi invece fa cadere uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo a motivo delle trappole! È inevitabile che vengano trappole, ma guai all’uomo a causa del quale la trappola viene! Se la tua mano o il tuo piede ti fanno cadere, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti fa cadere, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geenna del fuoco (Mt 18,6-9)”.
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