di Emanuele Torreggiani
Una lettera, privata o pubblica che sia, si firma sempre. Sempre. L’anonimato si commenta da sé. L’insegnamento della storia si imposta in tre modi: monumentale, antiquario e critico. Il critico è sintesi dei primi due. Perciò necessita di una articolazione A-ideologica, A-semplicistica, A-banalizzante. Necessita di un soggetto formato nella competenza linguistica specialistica. Si intende il professore di Storia della Costituzione, Storia del Risorgimento, Storia Contemporanea. Parlare di libertà sarebbe un’orazione che circonda e penetra la storia dell’uomo, dai suoi primi passi agli ultimi quando sarà. La presenza di un corpo militare, esercito-marina-aeronautica, in una scuola soprattutto superiore, risulta arricchimento esistenziale quando il soggetto espone la sua esperienza: un veterano, un reduce, un comandante operativo. Un uomo (inteso come specie) esprime la sua esperienza frutto di vita vissuta, l’erlebnis. Da qui si può costruire, per l’eventuale studente, una formazione critica, il bildung. I grandi scritti elaborati dai campi di battaglia seguono questo metro, così dall’Iliade-Odissea e dal dolore dichiarato di Achille quando incontra Odisseo nella valle dell’Ade che rimpiange, di là dalla gloria, il non essere vissuto da mite contadino. Così il cinema. Quindi? Quindi, a mio avviso, una polemica stucchevole. A tratti anche volgare in alcuni toni, soprattutto non costruttiva, grottesca nella polarizzazione politica.
I bersaglieri possono entrare in una scuola, previo consesso del corpo insegnante, ed illustrare la loro opera; spetterà al docente, poi, farne massa critica. È suo dovere intellettuale. Può entrare anche l’Imam, certo, proprio per sottolineare identità sostanziali e differenze altrettanto sostanziali in quell’ambito spirituale che significa cultura, società, costume, economia. Il rifiuto pregiudizievole rappresenta una sconfitta mortifera di quell’uomo che è un “animale sociale” e nel quale “vivono molteplici identità”. Non una. Ma una, nessuna e centomila. Luigi Pirandello aiuta a ragionare ad ampio spettro sull’italiano che non è solo l’italiano. Quando i bersaglieri “passano con la piuma sul cappello”, e sono giovani, eleganti e belli, bisogna, è un dovere umano, intravedere in filigrana, la terra irrorata dal sangue dei caduti. Questa terra che noi chiamiamo la Patria. Ed ogni popolo ha la sua. Alla quale noi dobbiamo la nostra identità. La lingua.
