
Secondo le parole del filosofo John Stuart Mill, i governi vengono “plasmati dall’azione volontaria degli esseri umani” e hanno bisogno “non della semplice acquiescenza, ma della loro partecipazione attiva” per funzionare bene. Di conseguenza, quando i cittadini non votano è possibile che non solo si allontanino dai desideri dei loro elettori, ma si possono trasformare in dittature.
Una partecipazione elettorale sufficiente è necessaria per il mantenimento di una democrazia vivace e rappresentativa. Il motivo è semplice: quando più persone votano, più il governo e le sue decisioni diventano rappresentativi e più gli elettori hanno fiducia in esso. Questo circuito virtuoso si autoalimenta nel tempo, poiché livelli di fiducia più elevati possono anche portare a un’affluenza alle urne più alta.
Quali sono le cause di un calo della partecipazione al voto? Certamente la “disuguaglianza economica” è stata classificata come la minaccia più significativa alla democrazia nel mondo. In genere, una bassa affluenza alle urne significa una bassa partecipazione dei cittadini meno privilegiati, che sono già svantaggiati in termini di altre forme di partecipazione politica e credono che la loro voce non potrà arrivare nella stanza dei bottoni.
Esiste anche un problema su come fare arrivare le informazioni ai cittadini perché in generale, i migliori elettori sono quelli ben informati. Coloro che sono più consapevoli della posizione dei candidati su questioni per loro importanti saranno più propensi a votare come previsto. A mano a mano che un individuo diventa più istruito, e quindi più preparato, pare più propenso ad essere politicamente attivo.
Le informazioni rilevanti per un’elezione includono dove un elettore può votare, il suo stato di registrazione, cosa ci sarà sulle schede elettorali e così via. Quando i costi per i cittadini per ottenere queste informazioni diventano troppo elevati, spesso a causa di lacune nelle politiche o nella tecnologia, l’affluenza alle urne diminuisce.
Nel 2018, il 20% dei giovani americani dichiarò di non ritenersi “sufficientemente informato” per votare. Al contrario, in paesi come l’Italia, con forti differenze regionali nello sviluppo economico e sociale, i cittadini più istruiti possono effettivamente “astenersi dal voto come forma di protesta civica” perché “tipicamente meglio informati e più consapevoli delle pratiche politiche prevalenti”, il che indica che percepiscono il sistema come corrotto e irriformabile. Un altro potenziale fattore che contribuisce alla bassa affluenza alle urne può essere la data delle elezioni stesse, con le elezioni nel fine settimana che registrano un’affluenza maggiore rispetto a quelle nei giorni feriali.
Quale soluzione? Ecco una proposta nuova che potrà risolvere il problema della bassa affluenza, offrendo una leggera detassazione a chi voterà. Una democrazia forte e partecipata è assolutamente auspicabile, dunque offrire un piccolo sconto sulle tasse a chi contribuisce a rafforzarla è certamente un buon investimento. Basterà allegare una copia del proprio libretto elettorale alla dichiarazione dei redditi per ottenere tale sconto, oppure si potrà studiare una detrazione dalle tasse in busta paga o un bonus da spendere al supermercato. Siamo certi che un semplice meccanismo potrà essere facilmente individuato. La cosa tutto sommato non è completamente nuova, in passato venivano riconosciuti rimborsi elettorali a chi rientrava dall’estero per votare.
Questo, con poca spesa, potrà essere un meccanismo virtuoso che avvicinerà i giovani all’amministrazione delle Stato e della propria città, perché chi andrà a votare vorrà prima informarsi su chi sta ricevendo un suo “like”.
Angelo Paratico
Il problema della bassa affluenza al voto potrà essere facilmente risolto offrendo una leggera detassazione a chi voterà.