Dislocazione dell’oggetto

Dislocazione dell’oggetto

(Emanuele Torreggiani) L’Affaire Leoncavallo, Milano, nella sua pochezza risuona a magistrale sinfonia propagandistica. In breve, stabile privato occupato da decenni, i proprietari, l’immobiliare Orologio del gruppo Cabassi, già risarciti dal ministero degli interni con tre milioni, hanno richiesto la disoccupazione e così è accaduto. A breve, nelle prossime giornate, sarà sgombrata CasaPound sita in Roma: pari patta. La proprietà di CasaPound è del demanio: lo Stato. Più o meno le spese milionarie che paga Pantalone si equivalgono. Equivalenza economica ma non politica. Il primo cittadino di Milano, ch’è poi il primo sindaco d’Italia, s’è rabbuiato in viso lamentando che non era stato preavvertito. Sarà vero, non si hanno elementi per dubitare di tale squillante lamentazione. Certo è che lo sgombero rumorosamente mass mediatico cade a fagiuolo. Per dirla in toscanità. Disloca l’attenzione pubblica dal nodo in cui l’amministrazione del Meneghin sembrava stritolata tra grattacieli, permessi edilizi, urbanistiche, piani regolatori, tecnici, archistar e soprattutto, soprattutto l’archiacchiappa. Lo sgombero, di cui nessuno subodorava, ma nessuno nessunissimamente nessuno, risuona per l’amministrazione della Cecca, un salutare taglio al nodo gordiano edilizio che rischiava di strangolare il sole dell’avvenire immobiliare che viene salutato da tutti i partiti tutti come appunto il sole dell’avvenire. Tutti i partiti, sono partiti per quell’ultimo piano: attico e superattico. Pertanto, lo sgombero, partito la mattina sul presto è arrivato senza colpo ferire al mezzodì. Così capitan Sala e il suo equipaggio, maggioranza e opposizione medesima ciurma, avendo dislocato l’oggetto di pubblico interesse, navigano in acque tranquille. Ora le diarie sono assicurate sino a fine mandato. Sospirone per tutti. Poi si sa, per mantenere desta l’opinione pubblica sui soprusi del governo, del ministro, si preannunciano sfilate, assemblee, forse digiuni pro Leonka sin dall’imminente settembre, mo’ i post rivoluzionari stanno in ferie. A settembre, con il sole d’autunno che manco fa sudare. Si spaccherà qualche vetrina, si imbratterà qualcos’altro, ma che sarà mai: fare e disfare è sempre un lavorare. Poi, sulla Milano da ripulire dalla feccia umana, la feccia che traccheggia per l’ovunque, in grottesca imitazione dei bravi di Don Rodrigo, ovviamente si tace. E chi non riconosce la feccia per la feccia che è, o è scemo o in malafede. Ma sia. Ipocrisia meneghina. A Roma casa Pound verrà sgombrata in applauso mediatico e finirà lì, non solo perché sono fascisti; quindi, dicendo così s’è detto tutto il male che si poteva dire con male, ma soprattutto perché il sindaco di Roma politicamente conta come Romeo, er gatto del Colosseo. A Roma c’è il Papa, il Presidente, il Presidente del Consiglio, i Ministri e tutto il gran circo massimo del potere più o meno autorevole, ma potere. Dell’amministrazione comunale di Roma non frega niente a nessuno, manco ai romani. In conclusione, gli sgomberi avvengono in ottemperanza ai nuovi decreti e cadono a salvezza e per gli uni e per gli altri che pari sono nell’uso della propaganda. La prossima a Frascati.