Morto a 88 anni Luciano Garibaldi, giornalista e storico. Amico e uomo onestissimo.

Luciano Garibaldi a sinistra e Giorgio Galli, nel 2018

 

 

L’ultima volta che lo avevo incontrato di persona, qualche anno fa, Luciano Garibaldi mi aveva raccontato che a 80 anni aveva due turmori e stava in ospedale a Milano, i medici avevano chiamato la figlia perché, le dissero, non avrebbe superato la notte. Il giorno dopo si risvegliò e stava bene, i due cancri si erano stranamente ridotti e una settimana dopo lo dimisero, guarito. Chiese alla figlia cosa fosse successo quella notte. Lei gli disse che era venuto il prete della madonnina di Civitavecchia, che aveva intervistato qualche anno prima e avendo saputo che stava male, aveva recitato una preghiera e poi lo aveva cosparso con una polverina che aveva grattato dalla base della statuina di gesso di quella Madonna che aveva pianto lacrime di sangue. I giornali avevano scritto che si trattava di una truffa, ma Garibaldi aveva creduto a quel prete e ne aveva parlato bene nel suo articolo.

 

Riposto qui un suo articolo pubblicato nel giugno del 2014, su La Nostra Storia di Dino Messina. Corriere della Sera.

Luciano Garibaldi e sua figlia Simonetta hanno scritto una biografia di Adolf Hitler, uscita presso l’editore De Agostini di Novara. Il titolo del libro è: “Il Tempo della Svastica” ed è stato pubblicato contemporaneamente in lingua inglese, sotto al titolo di “Evolution of a Dictator” presso la White Star Publishers, facente sempre parte del gruppo De Agostini.
Casualmente l’ho scoperto a Hong Kong, presso alla libreria Swindon di Pacific Place, nella sua versione in lingua inglese e l’ho acquistato. La globalizzazione per quanto riguarda la distribuzione dei libri sta funzionando a meraviglia.
Conosco bene Luciano Garibaldi ma non mi aveva segnalato questa sua ultima opera. Gli ho subito mandato una mail, congratulandomi e dicendogli che avrei subito cominciato a leggerlo. Mi ha risposto ringraziandomi e ha poi aggiunto che lo stesso libro sta per essere pubblicato anche in Francia e in Romania.
Luciano Garibaldi non è quello che si dice un topo d’archivio, perché ha lavorato come giornalista investigativo per tutta la sua vita (è nato nel 1937). Molti sono i suoi libri di alta caratura pubblicati, alcuni sono già stati sceneggiati per la televisione, basti ricordare “Nella prigione delle Brigate Rosse” scritto con Mario Sossi e “Mio Marito il Commissario Calabresi” scritto con la vedova del protagonista.
Per quanto riguarda il secondo conflitto mondiale ha intervistato a più riprese vari personaggi che vi hanno partecipato da protagonisti, come Karl Wolff, l’ex comandante delle Waffen SS in Italia e che, dietro lauto compenso, non mancava mai di tirar fuori qualche telegramma originale o qualche intercettazione telefonica fatta a Benito Mussolini a Gargnano. Documenti con i quali ci si poteva costruire uno scoop che moltiplicava le tirature di una rivista o di un quotidiano. Garibaldi lo ricorda come una miniera inesauribile di documenti inediti, come del resto inesauribile era la sua sete di denaro. Intervistò Eugen Gerstenmier, ex presidente del Bundenstag e fra i pochi superstiti della congiura del 20 luglio 1944 contro Hitler; Inge Scholl, la sorella di Sophie Scholl, l’eroina della Rosa Bianca, finita ghigliottinata assieme a suoi giovani compagni per aver fatto propaganda pacifista e poi vari ufficiali nazisti che erano stati in contatto con il dittatore nazista.
La cosa che esteticamente attrae maggiormente in questo libro è il fatto che ha una copertina rigida con la sovraccoperta, un fatto ormai raro per opere storiche pubblicate in Italia e, tutto sommato, un indicatore indiretto del degrado morale attraversato dal nostro Paese. I nostri libri sono ormai oggetti usa e getta, prodotti con carta acida ed economica, subito ingialliti e sbriciolati, con copertine cartacee e leggerissime, libri fatti per massimizzare il profitto a discapito della qualità e della permanenza.
Il secondo punto esteticamente pregevole di questo libro è la qualità delle foto, molto nitide, tirate su carta pesante e opaca, che ne esaltano l’intrinseca profondità. Alcune, poi, non le avevo mai viste prima d’ora e credo siano inedite. Qui si vede indubbiamente la mano della De Agostini che in fatto a qualità delle immagini non prende lezioni da nessuno. Quasi incredibile a dirsi, eppure il libro è fornito d’un indice e di un sommario con i nomi dei maggiori studiosi del nazismo, con le loro opinioni espresse in pillole.
Garibaldi inizia con uno studio sugli anni giovanili di Adolf Hitler, sia come artista mancato che come combattente nella prima guerra mondiale. L’immagine di Hitler eroico soldato portaordini è stata recentemente incrinata dalla storiografia tedesca. Pare che egli sia stato in realtà un piccolo imboscato. Li chiamavano ‘topi’ i soldati tedeschi di prima linea. Prima sfuggì alla chiamata di leva in Austria, arrestato in Germania e rispedito indietro, fu scartato, tornò in Germania e fu arruolato come portaordini nell’esercito tedesco. Riuscì poi a farsi dare una croce di guerra di prima classe (dopo una di seconda classe) che non gli sarebbe spettata, blandendo e corteggiando il proprio ufficiale superiore, Ugo Gutman (un ebreo che morirà nel 1962 negli Stati Uniti) e inventandosi di aver fatto da solo prigioniero ben 16 soldati francesi. Raccontò questa storia appunto per coprire il fatto che a un portaordini non si poteva dare una croce di guerra di prima classe. Viene analizzato il suo ‘Mein Kampf’ e la storia dell’Olocausto, e quest’ultima parte, a mio giudizio, è la migliore di tutta l’opera. Quella del razzismo viscerale di Adolf Hitler è una questione dolorosa da spiegare, difficile e spinosa, ma che gli autori di questo libro riescono a trattare con obiettività, con una grande umanità e dimostrando che tutto il suo programma di sterminio era già scritto nel suo delirante memoriale, il ‘Mein Kampf’.
La lettura è scorrevole, punteggiata di dettagli curiosi e poco conosciuti al grande pubblico, come un Adolf Hitler che prima di inghiottire la fiala di cianuro nel suo bunker, sotto a un quadro di Federico il Grande, tira fuori una foto di sua madre e gli dà un ultimo sguardo prima di suicidarsi. Questi sono piccoli fatti che ci danno la misura di come un orrendo personaggio come Hitler sia ancora in grado di attrarre e repellere allo stesso tempo, come un grosso serpente che lentamente si srotola in una radura e poi ci fissa.
Si tratta di un libro onesto, breve, essenziale, pur nella precisione dei richiami e delle fonti, fatto per essere letto velocemente. Lo vedo come un’opera da offrire ai nostri giovani, per via della sua obiettività e della sua scorrevolezza, che li potrà avvicinare allo studio della storia contemporanea.

Angelo Paratico

Fatima. Il centro del nostro mondo

Il 13 maggio 2017 Papa Francesco sarà a Fatima per le celebrazioni del centenario della prima apparizione della Vergine Maria. La presenza del Papa dimostra la centralità di queste apparizioni per il mondo cristiano, non solo cattolico ma anche di quello protestante e ortodosso. Francesco, novello pontefice, ci era stato il 13 ottobre 2013, anniversario della sesta e ultima apparizione,  consacrando il mondo intero a Nossa Senhora de Fátima.
Luciano Garibaldi, forte della sua lunga esperienza di giornalista e d’inviato speciale, ha scritto un bellissimo libro, nel quale vien riassunta questa affascinante vicenda.
Si tratta di un agile volumetto, riccamente illustrato che offre una visione a trecentossenta gradi della storia di quelle miracolose apparizioni, a partire dall’iniziale scetticismo sino alla completa accettazione del fatto che vi si verificarono dei fenomeni naturali, osservati da migliaia di testimoni, che non hanno trovato alcuna spiegazione scientifica. Infatti, nessuno ha mai seriamente cercato di provare che a Fatima si consumò una frode, proprio perché sarebbe come tentare di dimostrare che due più due fa cinque. E questo è un esempio che facciamo ben consci del fatto che, attraverso certi artifizi algebrici, un Prof. Odifreddi potrebbe dimostrare che fa cinque…

Le apparizioni mariane a Fatima iniziarono in un Portogallo dilaniato da un forte spirito anti-cattolico; il presidente portoghese Costa nel 1911 dichiarò che avrebbe “liberato da ogni superstizione religiosa” il proprio Paese, e poi ordinò la chiusura di tutti i seminari, per far estinguere preti e suore.

Tutto ebbe inizio nel villaggio di Aljustrel, presso la Cova da Iria (Conca di Irene) un luogo sacro sin dai tempi di Roma per il martirio di Santa Irene nel 304,  entro il territorio di Fatima, un nome di origine Musulmana – Fatima fu la figlia prediletta di Maometto – essendo stato il Portogallo a lungo occupato dai musulmani, un po’ come la nostra Sicilia. Nel mese di ottobre del 1915, quando la miglior gioventù europea era occupata a scannarsi metodicamente – senza alcun ragionevole motivo – su mille campi di battaglia, sui mari e sulle montagne del mondo, tre bambini, Lucia, Francesco e Giacinta, scorsero un angelo sospeso sopra agli alberi.

Lo raccontarono ai genitori ma questi non gli credettero  e gli proibirono di parlarne in giro. Nella primavera del 1916 l’angelo riapparve, dicendo: “Sono l’angelo della Pace, pregate con me”. Poi si prostrò davanti sino a toccar terra e per tre volte chiese di domandar perdono a Dio per tutti miscredenti. Poi scompare, per riapparire nell’estate dello stesso anno, esortandoli a pregare e offrire sacrifici. Raccomandò loro di accettare le sofferenze che il Signore avrebbe mandato. La terza apparizione dell’angelo cadde alla fine di settembre: portava un calice dal quale cadevano gocce di sangue, con delle ostie e chiese che prendessero la comunione e i ragazzini ubbidirono. Ma essi continuavano a tacere con i genitori.

La prima apparizione mariana cadde il 13 maggio 1917 e altre cinque seguirono, l’ultima del 13 ottobre fu seguita da decine di migliaia di spettatori – si disse settantamila – che osservarono, atterriti, il sole danzare e precipitate sulla terra.
Francesco morì presto, portato via dalla influenza spagnola nel 1918. La sua sorellina, Giacinta, lo sapeva perché la Signora glielo aveva anticipato e aveva aggiunto che anche lei avrebbe dovuto soffrire e poi morire – aveva addirittura mostrato loro le fiamme dell’inferno piene d’anime dannate – e infatti lasciò questo mondo il 20 febbraio 1920.
Dopo la morte dei suoi amati cuginetti, Lucia, che visse quasi un secolo e si fece suora nelle Carmelitane scalze, nel suo convento fu visitata varie volte dalla Madonna. Dopo ogni visita lei informava il vescovo di Leiria, suo superiore e pertanto esistono dei rapporti circa tutto ciò che le disse.

Terminiamo qui, non volendo accennare all’enigma dell’ultimo segreto di Fatima, del quale Garibaldi parla con concisione e obbiettività, per non guastare il piacere della lettura di questo libro, scritto con chiarezza, con semplicità e che si legge come un avvincente, un commovente, un veritiero, romanzo.

Luciano Garibaldi Fatima. Centro del Mondo Mimep-Doceti, 2017, 185 pagine.
ISBN 978-88-8424-413-0