Conrad, Eliot, Pound, Coppola, Gaza. Bagatlla per un massacro

Conrad, Eliot, Pound, Coppola, Gaza. Bagatlla per un massacro

 

 

(Emanuele Torreggiani) Tambureggia il cielo, nero, e di là dalle colline squarciato i lampi a spettro sul lago fermo, un bitume. Dalle persiane accostate trapassa la brezza fredda delle Grigne. Il primo sonno è andato. Battono le tre. Scendo, mi preparo il caffè e siedo sotto il portico. Mentre accendo il video e una sigaretta, un raschiare sul pavimento. È arrivato. Fammi almeno bere il caffè. Salta sul tavolo e mi fissa. Occhio che il fumo passivo può darti fastidio. Rientro, dalla dispensa due noci. Ne prende una e se ne va al suo albero, lo sento sfrascare al suo nido, lassù al vecchio castagno centenario, pur sempre govane ogni primavera, il regno vegetale vive un tempo parallelo ma distante dal regno animale; a breve lo scoiattolo ritorna, prende la seconda noce e scompare. Alla prossima notte, se vi sarà secondo il volere di Nostro Signore.

Indosso un trapuntino leggero e prendo a girovagare per le vie del mondo. La luce verde della veglia internet richiama nottambuli. Mi arriva il monologo di Brando in ‘Apocalipse now’, di Francis Ford Coppola. Lui, il colonnello Kurtz, nel cuore della caverna, recita squarci dalla Terra desolata di T.S. Eliot davanti ad uno sgomento, ma perfettamente consapevole, capitano Willard arrivato sin lì, in quel cuore della jungla che poi è il cuore della notte, per ucciderlo.

Batte la lancetta dei secondi al quadrante del Seiko automatico NH 35. Willard è giunto lì per porre fine a quel comando. Una tra le più alte sequenze della storia del cinema, comparabile solo al ‘Settimo sigillo’, la conversazione tra il cavaliere e la morte mente la battigia rumoreggia sulla spiaggia ciottolante del Mare del Nord. Mistah Kurtz, lui morì?, s’interroga T.S. Eliot anni dopo aver letto ‘Cuore di tenebra’ del polacco, naturalizzato britannico, anglosassone di lingua, Joseph Conrad. Una domanda che non ha una risposta. L’archetipo dell’orrore non muore, l’archetipo non muore. Coppola, regista, lo sa; John Milius, sceneggiatore, lo sa; Marlon Brando, attore, lo sa. Ezra Pound che ha rivisto e riordinato e riveduto e corretto ‘La terra desolata’ lo sa. “A coloro che non sanno ciò che significa l’orrore, no, l’orrore ha un volto, e bisogna farsi zmico l’orrore, l’orrore, terrore morale l’orrore, sono i tuoi amici, ma se non lo sono, essi sono nemici da temere, sono dei veri nemici. Ricordo quand’ero nelle forze speciali, sembra migliaia di secoli fa, andammo in un campo, per vaccinare dei bambini, lasciammo il campo dopo aver vaccinato i bambini contro la polio, più tardi venne un vecchio correndo a richiamarci, piangeva, era cieco, tornammo al campo, erano venuti i vietcong e avevano tagliato ogni braccio vaccinato. Erano là in un mucchio, mucchio di piccole braccia, e mi ricordo che ho pianto come una madre, volevo strapparmi i denti di bocca, non sapevo quello che volevo fare, e voglio ricordarlo, non voglio mai dimenticarlo. Mai dimenticarlo. Poi mi sono reso conto, come fossi stato colpito, colpito da un diamante, una pallottola di diamante in piena fronte, e ho pensato, mio Dio! che genio c’è in questo, che genio, che volontà per far questo, perfetto, genuino, cristallino, puro, e così mi resi conto che loro erano più forti di noi, perché loro la sopportavano, questi non erano mostri, quadri addestrati, uomini che combattevano col cuore, che hanno famiglia, che sono pieni d’amore, ma che avevano la forza di fare questo, se io avessi dieci divisioni di questi uomini, i nostri problemi qui si risolverebbero molto rapidamente, bisogna avere uomini con un senso morale e che allo stesso tempo siano capaci di utilizzare i loro primordiali istinti di uccidere senza emozioni, senza passione, senza discernimento, perché è il voler giudicare che ci sconfigge”.

Ecco, immagino sia detto tutto.